The Survivalist | Recensione (PC)

the survivalist

Una volta Team 17 non era altro che la software house responsabile di Worms, una saga di videogiochi strategici culmine tutto di un genere che al giorno d’oggi letteralmente non esiste più; gli artillery games si chiamerebbero per comodità.

Al giorno d’oggi la software house ha inglobato in sé un sacco di nomi altisonanti e si è data a produzioni di carattere disparato, raggiungendo il successo più volte in ambito indipendente con videogiochi come The Escapist.

The Survivalist è una variazione sul tema, una variazione netta che cambia setting e genere in favore di un videogioco radicalmente diverso. Con il 400% di scimmie in più.

Vediamo insieme di che si tratta.

Wilson?

The Survivalist

The Survivalist è un videogioco che si posiziona al centro tra il genere dei survival games e quello dei gestionali puri. Il titolo si differenzia dalla concorrenza grazie alla possibilità, per i giocatori, di avere a che fare con della manovalanza scimmiesca, capace di occuparsi di tutti quei compiti che durante le fasi avanzati della partita risultano secondari nonostante l’utilità.

Già dal titolo si capisce che si salutano le prigioni di massima sicurezza in favore di qualcosa di più wild. Già nell’introduzione finiamo per dare il buongiorno all’odore di salsedine, alla sabbia, al fango e alle bacche, nostre migliori amiche durante i primi momenti del gioco.

The Survivalist ci butta immediatamente nel nerbo dell’azione, evitandoci lunghi preamboli e dicendoci fin da subito cosa è necessario fare. Per sopravvivere è necessario pensare al cibo, per pensare al cibo è necessario sapersi anche difendere, per difendersi sono necessari degli strumenti, per gli strumenti è necessario costruire le strutture giuste.

Per costruire le strutture è necessario fare pace con una cosa ben precisa: le risorse.
Ecco, abbiamo chiuso il cerchio dei survival games.
Anche qui sarà necessario armarsi di piccone e pazienza e, colpo dopo colpo, ridurre in poltiglia l’ecosistema che ci ospita.

Giusto?
Ni.
Per una volta la distruzione non sarà tutta farina del nostro sacco.

Amici primati.

The Survivalist

Partiamo dalle buone notizie: The Survivalist è un videogioco abbastanza dolce a dispetto del nome. Mangiare è importante ma dalla pancia piena ai danni da crampi allo stomaco passa molto tempo. Cucinare del cibo attraverso i fuochi da campo o gli strumenti più avanzati ci permetterà di tenere a bada tale parametro senza nemmeno particolari problemi.

Tolte alcune delle ambientazioni che si incontrano nelle fasi più avanzate dell’avventura, la sopravvivenza nel titolo di Team 17 non è particolarmente complicata da ottenere. Il fulcro del gioco è da osservare nel gestire le risorse umane.

Esplorando l’isola di gioco ci si imbatterà abbastanza presto in quello che è il nerbo del titolo: le scimmie. I primati all’interno di questo gioco fungono da vera e propria estensione del protagonista, grazie ad una certa capacità di ammaestramento noi saremo in grado di utilizzare le scimmie per eseguire i compiti più noiosi che solitamente troviamo nel genere.

All’atto pratico avremo la possibilità di delegare alle scimmie la possibilità di raccogliere risorse, di costruire oggetti, di distruggere parti dello scenario.
Tanto più si andrà avanti nel gioco tanto più numerose saranno le scimmie che riusciremo ad avere a noi sottoposte. Queste potranno essere personalizzate per comodità del giocatore, con nomi e colori custom utili a ricordarsi i ruoli delle scimmie.

The Survivalist

Questo perché nell’alchimia di gioco esiste una sottolissima vena ruolistica che da alle scimmie caratteristiche specifiche; c’è chi sa raccogliere con maggiore abilità gli oggetti, chi lavora più rapidamente a livello manuale e così via.
Le scimmie saranno comodamente consultabili in una sezione apposita del menù.

Il problema principale di The Survivalist è però relativo al come l’interfaccia di gioco viene gestita e al come, sopratutto, viene gestito l’aspetto dei lavori scimmieschi.
Per poter ordinare qualcosa ad una scimmia sarà necessario ordinarglielo attraverso un’ apposita modalità di azione che però implica la presenza di una scimmia.
Questa soluzione ci obbliga a correre in largo e in un lungo per l’isola alla ricerca dei primati, magari allontanatisi a causa della raccolta di risorse e rende il tutto non particolarmente intuitivo.

Non si capisce, all’atto pratico, perché Team 17 non abbia voluto integrare tutto questo micromanaging all’interno del titolo utilizzando il menù interno per la personalizzazione delle scimmie.
Bastava semplicemente associare la scimmia x a compito y in location z ma tant’è.

Di lotte e amicizie.

The Survivalist

Dove le scimmie vanno sicuramente meglio è nella lotta.
Il titolo prevede una buona componente esplorativa con cui si vedrà il giocatore interagire con nemici di varia fattura, tutti presenti all’interno del complesso di isole entro cui possiamo raccogliere le risorse per il nostro scopo finale: la fuga.

L’esplorazione dei dungeon, pur non essendo particolarmente innovativa risulta divertente e stimolante, specie se fatta all’interno della modalità multigiocatore che ci permette di interagire con altri esseri umani. Il gioco, nella sua anima coop, si rivela essere molto soddisfacente e interessante, capace di regalare bei momenti con amici e sconosciuti.

The Survivalist

Tra l’esplorazione di un bioma e l’altro arrivano gli strumenti da costruire. The Survivalist è pieno di oggetti, oggettini, elementi, strutture, costruzioni da mettere in piedi sfruttando la forza lavoro composta dai primati. Gli oggetti si dividono grossolanamente in strumenti per lavorare, in componenti per le strutture più complesse, in strutture produttive e in strutture estetiche. Tolte queste ultime le altre fungono da motore per la progressione nel gioco.

Gli strumenti hanno la loro durabilità, possono essere upgradati a seconda dei materiali di partenza e richiedono una determinata struttura produttiva per poter essere creati. Niente di nuovo sotto il sole del mondo survival, se così vogliamo metterla.
Non comodissima l’interfaccia di creazione che su joypad ha bisogno di un po’ di pazienza per venir padroneggiata, tra ingredienti da inserire e copie di un oggetto da riprodurre.

Dal punto di vista tecnico andiamo decisamente meglio: The Survivalist è molto colorato, stilisticamente molto gradevole e pieno di oggetti a schermo. Anche il sonoro è più che degno, con una palette sonora che richiama da vicino i capolavori musicali di Disasterpiece con pezzi che non sarebbero sfigurati nemmeno all’interno di un Fez. Gli effetti sonori, in cima a tutto questo, sanno difendersi con grazia e non disturbano particolarmente.

The Survivalist, in sostanza, è un videogioco a metà tra due mondi con belle idee e molti punti di vista interessanti. Dal punto di vista prettamente contenutistico ci siamo, con un sacco di cose da fare ed un sacco di belle idee, dal punto di vista dell’esecuzione già zoppichiamo di più a causa di un sistema un po’ bislacco per gestire la caratteristica principe del gioco. Molto meglio sul lato tecnico, con uno stile molto molto gradevole perfettamente in linea con il mondo di The Escapist.

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Articolo a cura di Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia.

Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante.

Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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