Recensione Alder’s Blood (PC)

alder's blood

Grazie al successo crescente del mercato indipendente possiamo sicuramente dire che il genere degli strategici a turni stia passando un ottimo momento. Da quando XCOM è tornato e Darkest Dungeon è arrivato ad abitare i nostri incubi, giocare col cervello su PC e console è possibile e terribilmente divertente.

Sulla scia di prodotti del genere troviamo anche videogiochi come Alder’s Blood, un titolo sviluppato dalla compagnia polacca Shockwork Games che prende ispirazione dal gameplay di tali titoli per adattarlo ad un setting a metà tra Bloodborne e gli orrori lovecraftiani.

Forte di un comparto artistico di primissimo ordine e di grandi atmosfere, Alder’s Blood promette di essere un ottimo passatempo per questi momenti difficili, a patto di saper scendere a compromessi con una serie di difetti che negano questo gioco dal successo pop di altre produzioni.

Di che stiamo parlando?
Vediamo insieme

C’era una volta il sanguesmunto (o qualcosa del genere).

Tra i pregi assoluti di Alder’s Blood troviamo sicuramente il comparto narrativo ed il worldbuilding. Il mondo messo in piedi da Shockwork games è malato nel midollo, preda degli umori di una malattia tanto pericolosa quanto crudele. L’umanità di Alder’s Blood sta venendo ricacciata nel suo grembo da un morbo in grado di trasformare gli esseri umani in licantropi e bestialità senza cervello; una vera e propria vendetta della natura nei confronti della specie dominante.

Questa malattia non è nata a caso ma è il risultato di una campagna umana conclusa con l’uccisione della manifestazione fisica di una pericolosa divinità; quest’ultima, in un atto di estrema vendetta, ha deciso di infettare l’aria con un morbo mortale, dando il via a quella che canonicamente chiameremmo apocalisse. Ciò che rimane della società viene difeso da gruppi di persone chiamate cacciatori, in modo non particolarmente dissimile dagli strighi di una nota serie videoludica polacca.

Il cacciatore ha il compito di assicurare la salvezza della gente che ha intorno, eliminando i gruppi di mostri che assaltano le strade e pattugliando i punti sensibili per la sopravvivenza della razza umana. Il giocatore, nei panni del capo di una banda di questi cacciatori, avrà il compito di cercare di porre rimedio al disastro compiuto dal sopracitato dio, al fine di far ritornare la pace sul mondo di gioco.

La narrativa del titolo passa principalmente per dialoghi e cutscenes, entrambi caratterizzati dalla presenza di splendidi artwork realizzati con uno stile meraviglioso che mischia personaggi geometrici a tratti stilistici tipici di ciò che oggi consideriamo vittoriano. Prendete Darkest Dungeon ed i suoi artwork pieni di pathos, trasformate i personaggi in figure più stilizzate e geometriche e date al tutto una spruzzata di ottocento londinese; il risultato sarà più che apprezzabile dalla maggior parte dei giocatori.

E si, probabilmente l’estetica fatta a mano ed i richiami lovecraftiani non saranno la cosa più originale del mondo ma poco importa; la credibilità di un videogioco si basa su quanto le idee proposte sono in grado di bucare gli occhi di un giocatore per stabilirsi nella sua mente.

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Se dal punto di vista dell’atmosfera e della narrativa il titolo si difende bene, dal punto di vista del gameplay iniziano a spuntare i primi scheletri nell’armadio. Alder’s Blood è uno strategico che prende a piene mani da Xcom e mischia il tutto con un’enorme dose di stealth, costringendo il giocatore a muoversi nel modo più cauto e intelligente possibile al fine di non scatenare l’inferno in terra. Proprio come nel sopracitato titolo la progressione del gameplay è divisa in turni con da una parte il gruppo del giocatore e dall’altra gli avversari.

Ogni membro della propria squadra può compiere una vasta gamma di azioni durante la sua fase, in base alla quantità di stamina posseduta. Quest’ultima è la risorsa base da tenere sott’occhio per poter compiere qualsiasi tipo di azione e può essere recuperata unicamente attraverso oggetto o passando il proprio turno agli avversari.

I movimenti andranno studiati con cura certosina, onde evitare l’assalto frontale delle bestie e sarà necessario fare uso di esche o di diversivi per cercare di superare luoghi pieni di avversari e di pericoli.
Come se non bastasse, oltre a tutto ciò, sarà necessario anche stare attenti al proprio odore, elemento che potrà essere captato dagli avversari.

L’odore del giocatore sarà senza dubbio l’elemento più difficile da controllare perché soggetto anche alla casualità del vento. Come se non fosse già abbastanza complicato muoversi all’interno delle mappe di gioco senza farsi azzannare, il cambio repentino della direzione del vento potrebbe mandare in frantumi il nostro piano perfetto, dando ad una creatura una vaga idea della nostra presenza.

Il ché non sarebbe nemmeno sto enorme difetto, se non fosse che il vento spesso e volentieri si comporta in modo randomico e non esistono indicatori in grado di aiutare il giocatore a prevenire le sue mosse, rendendo il successo delle missioni (alle volte) una sfida a dadi col destino.

La dura sopravvivenza alla fine del mondo.

Interpretare un cacciatore non ferma le azioni del giocatore all’esplorazione e alla sopravvivenza in complesse mappe abitate da licantropi; ciò che davvero alza il livello di difficoltà è rinchiuso nell’intercapedine tra una missione e l’altra. Alder’s Blood chiede al giocatore di controllare un mucchio di parametri diversi, adattandosi di volta in volta alla situazione del caso.

I nostri cacciatori non si potranno ferire soltanto a causa degli artigli avversari ma potranno anche essere di natura psicologica, in modo simile a quello che abbiamo visto giocando a Darkest Dungeon. La corruzione dei membri del nostro party è inesorabile e crescerà tanto più parteciperemo alle missioni di salvaguardia del territorio. Per cercare di trasformare i nostri membri più devastati dalla situazione il gioco ci metterà davanti ad una scelta molto interessante: il sacrificio.

Sembrerà una barbaria ma sacrificare esseri umani non mai stato utile quanto lo è in Alder’s Blood. Il titolo permetterà al giocatore di sacrificare i suoi cacciatori più malandati dal punto di vista psicologico e non al fine di passare alcune delle loro abilità a membri altri; dando vita ad un ricircolo di lunga durata tra carne fresca e veterani giunti al loro limite.

Questa meccanica, molto interessante sulla carta, viene un po’ smorzata dal leveling non particolarmente interessante, che pone l’accento più sul come si gioca che sul quanto forti siano i propri personaggi.
Avere veterani in squadra, con differenti tratti caratteristici, incide molto meno di quanto si possa pensare e rende il sacrificio quasi accessorio.

Disequilibri.

Le sopravvivenza dei cacciatori passerà anche dall’esplorazione di aree pacifiche, dove tra quattro chiacchiere con degli NPC e delle transazioni con i mercanti, al giocatore sarà possibile migliorare l’equipaggiamento del proprio gruppo o assoldare nuova carne da macello, al fine di affrontare quest secondarie e primarie. Di caratteristiche da tenere sott’occhio, in sostanza, ce ne sono a volontà; resta molto accentuata la difficoltà che fin da subito preme sul collo del giocatore come un cappio in grado di non lasciare scampo ai neofiti.

Anche il sistema di equipaggiamento non è esattamente molto accondiscendente, con un curioso sistema di accessori che prevede l’equip ma non il contrario, per poter cambiare accessori sarà necessario gettare via quelli indossati, senza poterli riciclare per altri giocatori. Questo rende ancora più difficile il raggiungimento del giusto livello di expertise, visto che il gioco sostanzialmente punisce la sperimentazione e sembra quasi porsi come un roguelike per certi sensi con il giocatore, costretto continuamente a cambiare le proprie carte in tavola per riuscirci.

Dalla sua Alder’s Blood ha una campagna che se rushata offre un paio di decine di ore di gioco, se presa con calma decisamente di più, grazie anche al buon numero di subquest e di compiti secondari sparsi tra i vari accampamenti. Se siete particolarmente masochisti potete sempre provare la modalità Ironman che complica ulteriormente il gioco, aggiungendo un ulteriore velo di permadeath ad una struttura di gioco già non particolarmente dolce con i giocatori.

Di buona fattura il comparto sonoro, con canzoni interessanti per orchestrazioni e produzione che finiscono per non avere i momenti melodici memorabili che sarebbe bello trovare in ogni videogioco. La colonna sonora finisce per accompagnare in modo egregio l’avventura del giocatore nel mondo marcescente di Shockwork Games senza stamparsi nell’area della memoria a lungo termine.

Alder’s Blood è un videogioco fatto con passione che è dedicato ad una nicchia di giocatori hardcore alla ricerca di un esperienza senza compromessi, in grado di far presa sulle sensazioni di tali giocatori a scapito dei neofiti. Il titolo, forte di un estetica estremamente ben realizzata e di un setting notevole cerca di far breccia sul cuore dei giocatori nonostante qualche scivolone a livello tecnico. Gli appassionati troveranno sicuramente pane per i loro denti, gli altri farebbero meglio a cercare qualcosa di più accessibile.

Articolo a cura di Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia.

Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante.

Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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