Recensione Chrono Trigger (Steam)

Chrono Trigger


Chrono Trigger è, secondo la critica specializzata, uno dei migliori titoli di tutti i tempi per la qualità e l’impronta indissolubile che ha poi lasciato sull’intero mondo dei videogiochi.

Le motivazioni dietro questo epiteto sono numerose, la più famosa è probabilmente quella legata alle persone che si sono trovate dietro lo sviluppo: il Dream Team.

Il Dream Team è il team di sviluppo che è stato incaricato di creare da zero un nuovo titolo dopo il successo ottenuto con l’ altro capolavoro targato Squaresoft Final Fantasy VI: esso è composto da nomi storici come Hironobu Sagakuchi (game designer della saga Final Fantasy), Yuji Horii (game designer della saga di Dragon Quest) e Akira Toriyama (mangaka dietro il famosissimo Dragon Ball).

Il team fu completato dal produttore Kazuhiko Aoki, dallo sceneggiatore Masato Kato (al suo primo lavoro come tale) e dalla golden couple Yasunori Mitsuda (che si ammalerà per l’impegno profuso nella realizzazione della colonna sonora) e Nobuo Uematsu (che finirà il lavoro cominciato da Mitsuda).

Square Enix, dopo tutto questi sforzi e numerosissime re-release su Ps1Ds piattaforme mobile, decide di ri-presentare al grande pubblico Chrono Trigger scegliendo come piattaforma Steam.

Come è andata?

Parliamoci chiaro: il titolo è sempre quello.

Chrono Trigger

Chrono Trigger viene ripresentato nella sua versione più completa. Sono presenti i filmati esclusivi della versione PS1 e gli add-on a livello di gameplay presenti nella release per Nintendo DS; l’unica cosa che sembra mancare è il minigioco Arena Of Ages che resta confinato alla portatile Nintendo. Presenti i dungeon addizionali Lost Sanctum e Dimensional Vortex, entrambi disponibili durante le battute finali del titolo che rappresentano la più grande aggiunta in termini materiali.

Dalla versione mobile (da cui poi è informaticamente tratto, come purtroppo noteremo meglio dopo) Chrono Trigger prende la traduzione in italiano. Quest’ultima è di buona qualità e permette ai pochi che non hanno avuto l’occasione di giocarlo per barriere linguistiche di apprezzare le mille qualità del gioco Square-Enix.

Chrono Trigger è un JRPG che basa la sua storia sulle implicazioni dei viaggi temporali. Il nostro protagonista, il muto ragazzo rossiccio Crono, si ritroverà a viaggiare per diverse ere temporali e a farsi accompagnare da uno sparuto numero di personaggi col tempo diventati leggenda per risolvere il mistero che si annida dietro la venuta di Lavos, colui che distruggerà per sempre il mondo.

Chrono Trigger

Il gameplay è rimasto pressoché immutato: Chrono Trigger raschia via le asperità dei JRPG SNES consegnadosi alla storia in una forma molto user friendly ad alto contenuto di dinamismo. Via gli incontri casuali, via le turnazioni statiche, benvenuti scontri che non presentano tempi di caricamento e sistema di combattimento che mischia una turnazione attiva ad un sistema di collaborazione tra personaggi prediligendo il ragionamento tattico.

Chrono Trigger così facendo rimane bilanciato nella sua semplicità. I combattimenti più importanti del titolo hanno il compito di mostrare al giocatore una meccanica specifica o una metodologia per affrontare le battaglie successive con il minor sforzo possibile. Come la migliore scuola SNES insegna, Chrono Trigger accompagnava i giocatori nell’apprendimento attraverso l’utilizzo del gameplay più puro.

Chrono Trigger è un titolo che dura venti ore e che si dipana in ben sedici finali diversi, ottenibili affrontando il combattimento finale in diversi momenti della trama. La sua scarsa durata rende l’ottenimento dei finali affrontabile e ne aumenta la rigiocabilità di molto.

Un lavoro svogliato.

Chrono Trigger, nella sua edizione Steam, è un porting dalla versione Android/iOs con pochi fronzoli. L’interfaccia del titolo, nel suo venir traslata in ambienti mobile, è stata brutalizzata e riadattata per i touch screen aggiungendo pulsantoni dove servisse, in modo da dover evitare la navigazione nei menù.

Questi pulsanti sono esteticamente molto brutti e stonano nell’aspetto complessivo dell’interfaccia grafica. Il menù stesso di gioco è stato riadattato malamente per l’interfaccia touch perdendo completamente il complessivo senso estetico dell’originale, molto più ragionato e coerente con il resto del titolo.

Chrono Trigger
Addirittura nelle opzioni c’è del testo non tradotto.

Il porting su Steam è avvenuto lasciando immutata la già terrificante interfaccia che il titolo possedeva senza riadattare niente per l’ecosistema interattivo di un personal computer. Chrono Trigger sembra un titolo per RPG Maker, con pop up che spuntano fuori all’inserimento del nome, ed un continuo pugno nell’occhio guardando il terribile lavoro fatto con i quadratoni grigi.

Come se non bastasse, a peggiorare il colpo d’occhio troviamo un font poco adatto che peggiora la leggibilità di tutto il testo presente all’interno del gioco e sembra perennemente fuori posto. Trovarsi davanti un gioco di ruolo e fare fatica con la lettura dei testi è quanto di meno auspicabile ci sia in ambito videoludico.

Tutti fissati con ‘sti pixel..

La pixel art di Chrono Trigger è una pixel art raffinata, colorata e creata da artigiani dello schermo durante la fine del massimo splendore dello stile grafico. I personaggi possiedono sprites molto grandi, con animazioni variegate ed incredibilmente fluide, colorati in modo divino ed in grado di esprimere un sacco di emozioni diverse soltanto con variazioni delle posizioni dei pixel all’interno del riquadro facciale.

Chrono Trigger
Alcune scene mantengono il loro feeling.

Questi personaggi si muovono in sfondi realizzati con altrettanta maestria, animati con altrettanto amore e dotati di un feeling immediatamente riconoscibile anche ad anni di distanza.

Tutto questo ben di dio è stato però upscalato e filtrato attraverso un’imprecisata combinazione di magheggi grafici applicati a diversi punti dello scenario.

L’upscaling è stato eseguito, piuttosto che sul risultato finale, direttamente sul tile sheet che contiene al suo interno gli elementi delle ambientazioni. Questo ha cozzato invece con la griglia di pixel interna al giorno. L’effetto è perfettamente visibile in nei background dove molti elementi sembrano non collidere perfettamente generando l’effetto puzzle sbagliato che in sostanza rimane un pugno agli occhi.

Square-enix, per qualche motivo ignoto a noi mortali, ha deciso di utilizzare più di un filtro per dare un aspetto meno pixellato al titolo fallendo però a livello di armonia visiva.  Lars Doucet in questo articolo spiega, per filo e per segno, cosa è andato storto e fa delle prove grafiche utilizzando una ROM emulata per osservare i risultati dell’eventuale utilizzo di un singolo filtro…

Le opzioni video presenti si limitano alla scelta della risoluzione; tra queste l’unico aspect ratio presente è il 4:3 e vi sconsigliamo di forzare il widescreen, altrimenti vi ritroverete con un buffo zoom che peggiora solo le condizioni del titolo. i sopracitati filtri non possono essere disattivati, ne può essere ripristinato l’impianto visivo originale.

Chrono Trigger
Nei cerchi troviamo sottolineati alcuni dei problemi sopra descritti.

In perfetta salute le musiche leggendarie di Yasunori Mitsuda, arrivate da noi pressoché identiche alle originali. Presente anche Singing Mountain, una canzone della soundtrack originale mai arrivata nel gioco completo, come musica di background di una specifica sezione dei dungeon extra della sezione DS.

Il titolo è disponibile su Steam in due versioni: una normale ed una “Limited Edition” che comprende un medley speciale di Chrono Trigger composto da cinque brani: Far Off Promise, Wind Scene, Battle with Magus, Corridors of Time e Chrono Trigger, il testo del libretto digitale scritto dal compositore Yasunori Mitsuda e un set di sfondi esclusivi.

Abbiamo provato Chrono Trigger su PC grazie ad una key made in Square-Enix

Conclusione

Chrono Trigger su Steam arriva nella sua versione più sfortunata, complice un porting svogliato e gravi problemi tra grafica ed interfaccia. A salvare il tutto rimane il nocciolo della questione, un titolo che in più di venti anni mantiene la botta e rimane nel firmamento dei migliori giochi di sempre grazie ad un equilibrio mistico fatto di narrazione, combattimenti ed un ritmo calcolato al millimetro. Non la migliore opzione per giocarlo ma comunque consigliabile a chi non può recuperare le altre versioni.

 

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Articolo a cura di Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia.

Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante.

Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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