Caos a Deponia: recensione

Caos a Deponia


Quando, ormai quasi un lustro fa, ho avuto modo di mettere le mani su quel piccolo gioiello che era la trilogia di Deponia, mai avrei pensato di trovarmi a raccontarla a tutti coloro che hanno una PlayStation 4. La Daedalic Entertainment infatti ha deciso di ripubblicare uno dei suoi lavori più celebri, portandolo direttamente sulla console di casa Sony. Ho avuto tra le mani il secondo capitolo della trilogia “Caos a Deponia” e queste sono le mie impressioni, tra ricordi e novità.

Caos a Deponia
Rufus non cambia mai

UN’AVVENTURA CHE MERITA DI ESSERE GIOCATA

Caos a Deponia inizia li dove il primo capitolo ci aveva lasciato. Un breve filmato introduttivo ci racconta (e racconta a coloro che non hanno avuto modo di giocare al primo), a grandi linee, cosa è già successo al nostro eroe. Ci troviamo nel mondo di Deponia, una immensa discarica a cielo aperto dall’aspetto molto steampunk, nei panni di un goffo e maldestro protagonista che cerca in tutti i modi una via di fuga verso la paradisiaca città tra le nuvole Elysium. Ovviamente i nostri piani falliscono sempre miseramente e ci ritroviamo tra le mani un intrigo di dimensioni cosmiche, con eserciti che vogliono annientarci, consigli che ignorano l’esistenza di una popolazione sul pianeta immondizia e donne con dischi di memoria nel cervello.

Caos a Deponia
Uno dei perfetti piani di Rufus

RUFUS, IL NIPOTE DI GUYBRUSH THREEPWOOD

Il nostro eroe, o per essere più precisi antieroe, è Rufus. Una versione moderna di Guybrush Threepwood. Caos a Deponia, come tutta la trilogia, deve moltissimo a quel capolavoro chiamato Monkey Island di cui vi abbiamo parlato in questo pezzo amarcord. Lo stile del gioco infatti è attinto a piene mani dalle avventure grafiche punta e clicca dei tempi che furono. Dialoghi spesso ai limiti del surreale, con enormi dosi di umorismo, qui dosato meglio che nel primo capitolo.

Al centro di tutto ci sono, ovviamente, gli enigmi ed essi non sono sempre di facile risoluzione, con oggetti da combinare, combinazioni da trovare o processi logici da elaborare. Il livello di diffcoltà non è per nulla banale e, sebbene si avverta un minor senso di frustrazione rispetto al capitolo precendente, un novizio potrebbe trovare delle fisiologiche difficoltà in alcuni passaggi. Non c’è nulla di male in questo, Caos a Deponia è un gioco pensato per un pubblico avvezzo a un certo tipo di titoli, in grado di cogliere determinate citazioni e che ama quel tipo di sfida. Un prodotto non per tutti, per quanto la possibilità di saltare a piè pari alcuni enigmi lo renda sicuramente meno arduo.

Caos a Deponia
Incommentabile

LA VERA FORZA DI DEPONIA: L’AMBIENTAZIONE

In Caos a Deponia, come in tutta la trilogia, più della storia, dei personaggi e dei dialoghi, un pezzo importante del successo è determinato dalle bellissime ambientazioni. Lo stile cartoonesco, con tanti richiami allo steampunk e ai manga giapponesi, unito all’uso di fondali realizzati a mano, rendono questo prodotto stilisticamente ineccepibile. Un tripudio di colori e scenografie in grado di rubare l’occhio e calare il giocatore in una realtà assolutamente credibile.

Poter godere di certi ambienti, di alcuni momenti, sul televisore della console è davvero magnifico, con un impatto visivo molto maggiore di quanto io non ricordi di aver avuto sul PC. Da questo punto di vista l’idea di fare una remaster l’ho trovata particolarmente azzeccata.

Caos a Deponia
L’ambientazione è il vero fulcro di questa trilogia

UN’OPREAZIONE AMBIZIOSA, PORTARE I PUNTA E CLICCA SU CONSOLE

Il punto focale di tutto, parlando di un gioco che è già in giro da diversi anni, è proprio quello dell’operazione nel suo complesso. Da un lato, proporre a 29,90 euro la copia fisica di un gioco che si trova tranquillamente a un sesto per PC può sembrare una manovra commerciale sconsiderata. Chi mai potrebbe pagare una cifra del genere per un prodotto che non innova nulla rispetto al predecessore? Considerando poi che parliamo solo del secondo capitolo, Caos a Deponia, e non di una trilogia omnicomprendente.

L’altra faccia della medaglia è quella di voler proporre un genere che solitamente è appannaggio esclusivo degli utenti PC, anche ad una clientela diversa. Aprirsi a nuove strade, far conoscere le proprie storie ad un target di pubblico diverso, avvicinandolo ad un genere che fino a ieri aveva senso solamente giocato con il mouse. Da questo punto di vista l’operazione potrebbe avere un senso e aprire le porte ad una nuova epoca d’oro delle avventure grafiche su console. Possibilità? Fantascienza? Solo il tempo ci saprà dire se questa operazione è stata una mossa geniale o un completo buco nell’acqua degno di Rufus.

Caos a Deponia
Gal, in uno dei pochi momenti in cui non porta guai

LE DIFFERENZE CON LA VERSIONE PC

Per far si che questa rischiosa operazione andasse in porto, i ragazzi di Daedalic Entertainment hanno dovuto ripensare totalmente l’impostazione dei comandi. Useremo quindi uno degli stick per muoverci, in totale libertà, mentre con l’altro potremo scorrere i vari punti di interesse sullo schermo. Lo scorrimento può avvenire anche attraverso l’uso dei grilletti R1 ed L1, mentre ad ogni oggetto, o persona, avremo associati i bottoni del pad, ognuno con una funzione specifica. Con X potremo dunque parlare, con Triangolo interagire, e con Cerchio osservare. Con le Frecce potremo aprire e chiudere l’inventario.

Per chi, come il sottoscritto, è abituato da sempre a giocare i punta e clicca con il mouse, questa è una vera e propria rivoluzione. Il tutto è molto intuitivo ma anni e anni di consuetudine rendono il passaggio un minimo ostico. Non viene sempre naturale spostarsi, o interagire nel modo corretto con gli oggetti. Mi è capitato di confondermi con i tasti, e perdere più tempo a capire come fare materialmente un’azione banale che a trovare una soluzione. D’altro canto, io sono di una generazione diversa e, facendone un discorso generale, posso immaginare che chi non ha mai giocato ad un’avventura grafica tradizionale, possa apprezzare questo nuovo tipo di controlli e di adattamento.

Caos a Deponia
Ecco le modifiche nell’interfaccia grafica per PS4

IL GIUDIZIO FINALE

A quasi cinque anni dall’uscita su PC del primo capitolo, Caos a Deponia mantiene inalterati i suoi punti di forza. Un’ambientazione bellissima, sorretta da personaggi ben scritti e da una storia che vale la pena giocare. L’umorismo di fondo non cancella un certo impatto emotivo ed è apprezzabile che ora possano goderne anche coloro che usano una piattaforma non certo avvezza ai “punta e clicca”. La portabilità dei comandi in questo senso è uno dei punti critici di questa remaster, assieme ad una difficoltà negli enigmi che potrebbe essere a volte frustrante per un pubblico non abituato a questo genere di avventure. Certo il prezzo, confrontato con quello della versione PC, porta ad una riflessione sulla reale appetibilità di questo titolo, per quanto bello sia.

Versione provata su PS4, grazie a: Daedalic Entertainment

 

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Articolo a cura di Mauro Zini

Collaboratore presso Lineadiretta.it e Player.it. Appassionato di libri, cinema, serie Tv e videogiochi. Nerd da quando non era di moda esserlo. Coach di basket e istruttore di minibasket accreditato presso la FIP.

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