Resident Evil 7 – Video recensione


Articolo a cura di Pietro Gualano 



 

Il franchise Resident Evil è sicuramente uno dei più controversi nel mondo dei videogiochi, una serie che negli anni ha riscosso un grande successo che oggi è tanto amata quanto criticata. Quando Capcom presentò per la prima volta Resident Evil VII, un survival horror in prima persona lontanissimo dai titoli più action degli ultimi anni, la fanbase si spaccò letteralmente in due: da un lato i giocatori apprezzarono l’idea di proporre un capitolo puramente horror, ma non mancarono gli appassionati critici nei confronti del cambio di prospettiva e non solo.  Oggi, dopo aver provato a fondo il gioco e dopo essere sopravvissuti agli orrori in esso contenuti, possiamo dirvi il nostro parere cercando di individuare la vera natura di questo nuovo capitolo della serie. Capcom è ancora in grado di proporre un horror di qualità?

L’arte dell’orrore

 

Resident Evil VII è un survival horror in prima persona, un gioco in cui l’utente si trova in situazioni di estremo pericolo con il semplice obiettivo di sopravvivere. In questo capitolo vestiamo i panni di Ethan Winters, un uomo di cui sappiamo veramente poco che parte per cercare la moglie che credeva morta da tempo. Un video inviato proprio dalla moglie (in teoria almeno) lo conduce in un’enorme villa isolata dal resto del mondo ed è proprio qui che inizia la nostra avventura… Non intendiamo dirvi nient’altro sulla storia dal momento che i primi colpi di scena arrivano relativamente presto e non vogliamo rovinarvi la sorpresa. Quello che possiamo garantirvi, però, è che in Resident Evil VII troverete una trama affascinante e ricca di mistero che non verrà spiegata chiaramente, dovrete essere voi (almeno nelle fasi iniziali) a capire ciò che sta succedendo grazie a ritagli di giornali e fotografie sparse per la casa. Gli scrittori di Capcom hanno sicuramente fatto un lavoro più che degno con questo gioco e l’utente è spinto costantemente dalla curiosità di scoprire cosa accadrà a Ethan e cosa succede in quella casa così distorta e perfetta al tempo stesso.

E’ piuttosto curioso in realtà che questo titolo sia molto lontano dal mondo dell’horror giapponese (se escludiamo una palese citazione a The Ring), La storia ricorda al contrario alcune produzioni americane ed europee più o meno recenti e ci sono continui riferimenti a film e pellicole che gli amanti del genere coglieranno immediatamente. E’ un po’ come se i creatori di Wrong Tunr, The Blair Witch Project e Non aprite quella porta si fossero seduti a un tavolo e avessero unito le forze per creare un videogioco. 

La trama, come abbiamo detto, è ricca di colpi di scena e mistero ed è stata gestita bene, forse gli sviluppatori hanno abusato un po’ del jumpscare in certe sezioni ma stiamo comunque parlando di un horror basato su ciò che il giocatore non vede. Sicuramente la decisione di utilizzare una prospettiva in prima persona garantisce un’immedesimazione eccellente nel personaggio principale, un fattore chiave in un gioco horror, ma dopo aver provato il titolo siamo convinti che il gioco potesse funzionare molto bene anche con la visuale classica della serie… Peccato che gli sviluppatori non abbiano dato la possibilità di scegliere ai giocatori. 


Benvenuto in famiglia

 

Parlando del gameplay vero e proprio il giocatore si trova a dover risolvere una serie di enigmi sfruttando i pochi mezzi a sua disposizione. I movimenti del protagonista sono lenti ma naturali e le animazioni sono state ben curate, ma in certi momenti si ha comunque la sensazione di assistere a gesti un po’ forzati. Per accedere a molte zone della casa sono necessari determinati oggetti che vanno progressivamente trovati nelle varie stanze già sbloccate, ma tutto quello che serve per proseguire è facilmente individuabile e gli enigmi proposti non rappresentano una grossa sfida. Non ci è capitato praticamente mai di bloccarci per colpa di un indovinello particolarmente insidioso e di conseguenza il ritmo dell’avventura si spezza raramente. 

Naturalmente sono presenti anche armi e combattimenti e crediamo valga la pena soffermarsi un attimo sul lavoro fatto dagli sviluppatori: nel gioco troviamo armi da fuoco e armi da taglio, le munizioni (tanto per cambiare) sono poche e spesso ci si deve aggiustare con quel poco che si ha. I nemici presenti sono praticamente tutti più forti e veloci di noi e possono ucciderci in pochissimi colpi, ma gli sviluppatori hanno inserito anche un sistema di guardia che ci permette di assorbire parte dei danni. Il combattimento non è opzionale e in alcuni momenti della partita il giocatore è costretto a misurarsi con nemici più o meno inquietanti, quindi non aspettatevi un gioco stealth al 100%. Parlando dei vari personaggi desiderosi di farci a fettine non possiamo non soffermarci un momento sulla famiglia Baker, un gruppo di psicopatici che vive nella villa da moltissimi anni. I singoli componenti sono stati tutti caratterizzati bene e molto presto imparerete a odiarli, vedere un membro della famiglia da vicino suscita emozioni contrastanti: spesso vorrete solo prenderli a fucilate, ma agendo troppo da Rambo avrete vita breve nella villa… 

Nelle fasi stealth l’intelligenza artificiale nemica non è proprio il massimo sfortunatamente e spesso ci si chiede come sia possibile che il nemico non riesca a vederci: avremmo gradito una cura maggiore da parte del team di sviluppo ma questo aspetto non compromette minimamente l’esperienza. 

La difficoltà è stata gestita bene dal team di sviluppo e si innalza gradualmente nel corso dell’avventura, non ci troviamo di fronte al gioco più difficile della serie ma vi assicuriamo che in certi momenti non avrete vita facile. 


La casa

 

La vera protagonista di Resident Evil VII, in realtà, è l’enorme villa in cui si svolge l’avventura. Il team di sviluppo ha lavorato con una mappa di dimensioni relativamente ridotte e ha avuto quindi modo di curarla attentamente. Farsi un giro in questa casa degli orrori è terribilmente inquietante, l’atmosfera ricreata dai ragazzi di Capcom è da dieci e lode e alla fine il giocatore è veramente disposto a tutto pur di andarsene da quell’inferno. Sfortunatamente l’interazione ambientale con i vari elementi dello scenario non è il massimo, ma il lavoro svolto è sicuramente sufficiente da questo punto di vista e crediamo che i giocatori non avranno troppo tempo per notare questi dettagli… Spesso, nel corso dell’avventura, siamo costretti a tornare sui nostri passi ma la cosa non pesa più di tanto dal momento che si ha costantemente la sensazione di essere seguiti. Girare un angolo, aprire una porta, aprire un armadio… ogni azione che compiamo potrebbe portarci a una fine prematura e dopo poche ore si vuole fuggire il più lontano possibile. Siamo sicuramente di fronte a una delle ambientazioni più ispirate del franchise, una location apparentemente banale per un prodotto horror che però riesce a catturare grazie alla cura nei dettagli.

La villa, come abbiamo accennato in precedenza, è veramente enorme ed è ricchissima di segreti da scoprire. Fortunatamente il giocatore ha a propria disposizione (a patto di trovarle) mappe molto chiare in cui vengono indicati  i nomi delle singole stanze e in cui vengono segnalate le porte chiuse e quelle già aperte. Non mancano nemmeno collezionabili da raccogliere di vario genere sparsi per tutta la casa e siamo certi che la posizione di alcuni oggetti metterà veramente in difficoltà i giocatori. 

Una bellissima pozza di sangue

 


Tecnicamente parlando Resident Evil VII è un prodotto eccellente. Nella versione PS4 da noi testata non abbiamo riscontrato cali di frame rate, non abbiamo incontrato bug gravi, non siamo mai stati costretti a riavviare e non abbiamo mai visto compenetrazioni poligonali. I caricamenti sono troppo lunghi, questo bisogna dirlo, ma la villa e i singoli personaggi sono stati curati molto bene e il team di sviluppo ha lavorato anche sulle singole animazioni facciali. La gestione della luce è semplicemente perfetta e riesce  garantire un’atmosfera terribilmente inquietante, mentre gli effetti audio sono un po’ esagerati: molto spesso il giocatore si spaventa da solo per colpa di rumori troppo marcati dovuti ai suoi spostamenti e abbiamo trovato questo aspetto un po’ forzato. Nulla da dire invece riguardo alle musiche, splendide e adatte al contesto, e all’interfaccia di gioco, essenziale e semplice da padroneggiare (il titolo è completamente doppiato in italiano). Il giocatore ha a propria disposizione un inventario con pochi slot da occupare, ma può combinare i singoli oggetti tra loro senza nessuna difficoltà. Sono anche presenti delle stanze sicure in cui l’utente può depositare gli oggetti non necessari nell’immediato in una grossa cassa per le emergenze. 

I salvataggi sono automatici, ma nelle stanze sicure di cui abbiamo appena parlato ci viene comunque data la possibilità di effettuare un salvataggio manuale per non perdere i progressi acquisiti. 

Conclusione

 

Resident Evil VII è un survival horror eccellente, un prodotto di qualità che secondo noi riscuoterà un grande successo. L’ambientazione preparata per l’occasione è splendida, la storia è coinvolgente e gli antagonisti sono carismatici e inquietanti al punto giusto. Capcom, a parer nostro, ha indubbiamente fatto centro con questo gioco ma siamo consapevoli che sicuramente ci saranno dei fan del franchise che non lo apprezzeranno. Resident Evil VII rappresenta un punto di rottura con il recente passato della serie, ma non è nemmeno un vero e proprio ritorno alle radici. 

Il gioco è sicuramente pensato non solo per gli appassionati di Resident Evil, ma anche per i giocatori alla ricerca di un’esperienza horror appagante e coinvolgente in grado di catturare l’attenzione. Il nostro consiglio quindi è di prenderlo, spegnere le luci e iniziare il vostro viaggio nel mondo di Resident Evil VII. 

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