Bioshock The Collection – Recensione


Recensione di Gianluca “DottorKillex” Arena


Nel marasma di riedizioni, remaster e versioni in alta definizione di titoli del passato (più o meno recente) che ha fin qui caratterizzato il ciclo vitale di Xbox One e Playstation 4, si corre il rischio di fare di tutta l’erba un fascio, scambiando per mere operazioni commerciali delle occasioni assai ghiotte di rivivere titoli magnifici.
I lettori più assidui di Games.it sapranno che non sempre (anzi, quasi mai) siamo stati clementi con le versioni graficamente aggiornate di vecchi titoli, ma le eccezioni esistono, e, fortunatamente, oggi siamo qui a raccontarvi proprio di una di queste, nella forma della Bioshock the Collection, che racchiude Bioshock, Bioshock 2 e Bioshock Infinite in una sola confezione.
Abbiamo provato la versione per Xbox One e siamo pronti a dirvi se i giochi valgono o meno la candela.

Due mondi, tre storie

Scrivere di Rapture e di Columbia senza suonare eccessivamente entusiastici non è facile: parliamo di due delle ambientazioni più affascinanti e meglio concepite non solo della scorsa generazione di console, ma del medium videoludico tutto.
Il primo capitolo è quello che, complice il fattore novità, ha goduto del maggiore plauso a livello di critica, di pubblico, di vendite, ma tutti e tre i prodotti (qualcuno più, qualcuno meno) propongono personaggi difficili da dimenticare, dialoghi pregnanti, scelte morali apparentemente ovvie, che lasciano però il giocatore a rimuginare dinanzi allo schermo per diversi secondi.
Che preferiate immergervi nelle profondità dell’oceano nei panni di un ignaro sopravvissuto ad uno schianto aereo, in quelli, assai più metallici, di un Big Daddy o volare tra le nuvole, in una rappresentazione distorta del sogno americano, la Bioshock The Collection ha in serbo per voi storie mai banali, personaggi tormentati, scambi di battute che rimarranno impressi a lungo nella vostra mente.
Ovviamente nessuno dei tre intrecci è stato toccato, riproponendo gli stessi incastri che hanno fatto innamorare una intera generazione di giocatori: anche solo per la bontà della scrittura e per la caratterizzazione dei rispettivi mondi di gioco, i titoli contenuti in questa raccolta meriterebbero di essere giocati, e questo è tutto dire.
Nonostante evidenti punti in comune tra le tre esperienze di gioco, ognuno dei protagonisti gode di peculiarità tali da diversificare fortemente il punto di vista del giocatore, sovvertendo le sue aspettative e condizionandone l’operato in maniera tanto subdola quanto brillante.
All’alba di una generazione di console che avrebbe sdoganato definitivamente gli sparatutto in prima persona, attenti però quasi esclusivamente alle sparatorie e all’azione pura, Ken Levine e i ragazzi di Irrational Games regalavano al mondo personaggi a tutto tondo, motivazioni tremendamente credibili, avversari simpatetici e dilemmi etici sottili e spinosi.
Il consiglio, quindi, è quello di giocare i titoli senza perdersi nulla della trama, con estrema calma, fermandovi a leggere e ad ascoltare quanto più possibile, proprio come fareste con un buon libro o con un film.

Tre viaggi indimenticabili

Non ci ha sorpreso il fatto che, a distanza, rispettivamente, di nove e sei anni, i primi due capitoli non siano invecchiati minimamente, mantenendo un fascino irresistibile e portando il giocatore per mano all’interno di un incubo dai contorni ben definiti.
Se Bioshock fu acclamato come un capolavoro assoluto, per la varietà del gameplay e il riuscito mix di sparatutto e gioco di ruolo, il suo seguito diretto, sviluppato da 2K Marin senza il coinvolgimento diretto di Ken Levine, fece alzare qualche sopracciglio di troppo, sebbene la critica fu concorde nel definirlo, comunque, un ottimo titolo.
Oggi entrambi si lasciano giocare con gusto, come se il tempo si fosse fermato e Rapture sia sempre lì, viva, in attesa che ci si conceda un’altra passeggiata tra i suoi bui corridoi: nel primo capitolo l’enfasi è sui plasmidi, sulla spasmodica ricerca delle mille tessere del puzzle narrativo concertato da Irrational Games, sul dilemma eterno che attanaglia il giocatore ogni volta che cattura una delle bambine protette dai Big Daddy.
Se, in questi anni, non siete incappati in odiosi spoiler, i numerosi colpi di scena che l’intreccio ha in serbo sapranno stupirvi oggi come allora, lasciandovi a bocca aperta dinanzi ai titoli finali.
Bioshock 2 pende maggiormente verso l’azione, mette il giocatore nei panni, quasi invulnerabili, di un Big Daddy, salvo poi mandargli contro le Big Sister, tanto rapide quanto letali, che sapranno mettere a dura prova anche i giocatori più navigati.
Il plot entusiasma meno, alcune delle personalità non incidono quanto quelle, immortali, del prequel, ma è solo nel confronto diretto con quest’ultimo che il secondo titolo soffre perché, preso a sé, Bioshock 2 è uno sparatutto frenetico, coinvolgente, che lascia parecchia libertà d’approccio al giocatore, e con alcuni tra gli scontri a fuoco più riusciti dell’intera saga.
Bioshock Infinite non è un titolo di un’altra generazione di console, essendo uscito all’ultimo minuto del tramonto di Xbox 360 e PS3, incorporando idee moderne e puntando maggiormente sull’azione e sulla spettacolarità, a scapito degli elementi da gioco di ruolo, notevolmente assottigliati rispetto ai primi due, e della libertà esplorativa, sacrificata sull’altare di una storia che non può non far riflettere, con un finale inaspettato e agrodolce.
Sul mercato ci sono sparatutto in prima persona puri assai più precisi e dal gunfight più soddisfacente, così come giochi di ruolo più profondi e ricchi di statistiche, ma è l’unione di questi due generi a fare le fortune dei titoli che portano il nome Bioshock.


Lifting leggero ma benvenuto

la forza di questa Collection, se ancora non si fosse capito, è nella bontà dei titoli che comprende e nella presenza di tutti i DLC, ma, fermandosi ad analizzare il comparto tecnico e il lavoro svolto per renderlo gradevole a fine 2016, si rimane comunque soddisfatti, pur con qualche riserva.
Precisiamo che la versione da noi testata è quella Xbox One, e quindi le nostre considerazioni sono da applicare solamente ad essa, visto che gli utenti PC lamentano problemi di varia natura da noi riscontrati solo parzialmente.
Per tutti e tre i giochi la risoluzione è stata portata a 1080p,  e questo ha reso necessario, quantomeno per i primi due capitoli, un lavoro notevole sulle texture di superficie, sulla modellazione poligonale e sul sistema di illuminazione, che avrebbero sfigurato se lasciati immutati (come prassi per molte remastered viste negli ultimi anni…).
Questo si traduce in un aspetto decisamente più attraente, in una nitidezza complessiva nettamente superiore e in un senso di immersione ancora più intenso, sebbene i modelli poligonali e le animazioni tradiscano l’età dei prodotti, aiutati comunque da un character design stupefacente oggi come allora.
Per quanto concerne il framerate, invece, il tram di sviluppo aveva precisato che i fatidici sessanta frame non sarebbero stati assicurati in ogni frangente e, in effetti, soprattutto in prossimità dei salvataggi automatici, non manca qualche singhiozzo: invero, i cali non sono mai bruschi (non si perdono che una decina di frame al massimo) e, come detto, avvengono in concomitanza con i salvataggi, quindi in fasi tranquille di gioco, senza intaccare le furiose sparatorie.
Assai meno comprensibile è il fatto che anche in Bioshock Infinite, uscito meno di tre anni fa e port diretto della versione PC, si verifichino questi cali, che non ricordavamo così importanti durante la nostra prima visita a Columbia.
Nel complesso, comunque, considerando che , già al lancio, nessuno dei tre giochi si pose come paradigma del genere a livello tecnico, non ci si può lamentare del lavoro svolto, anche in considerazione del presso ribassato della trilogia.


Commento finale

The Bioshock Collection ha un target preciso, ovvero coloro che si sono persi uno o più giochi della trilogia, e in caso rientraste al suo interno, l’acquisto risulterebbe assolutamente obbligato, non fosse altro che per l’eccellente qualità dei singoli giochi.
L’offerta ludica è ottima, il lavoro di svecchiamento e rimasterizzazione più che discreto, e nessuna delle meccaniche di gioco proposte dai tre giochi, pur riprese e copiate decine di volte dalla loro pubblicazione, accusa minimamente il passaggio del tempo.
La raccomandazione è valida, in casi estremi, se anche vi foste persi solamente (come il sottoscritto) due dei tre contenuti scaricabili inclusi nel pacchetto, perché anche questi valgono la candela praticamente da soli, magari al primo calo di prezzo.
Se avete già spolpato tutta la saga fin qui, invece, questa collezione ha da offrirvi solamente delle interviste interessanti ma non sufficienti a giustificarne l’acquisto.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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