Umbrella Corps – Recensione


Articolo a cura di Domenico De Rosa


Dopo aver realizzato titoli appartenenti al franchise di Resident Evil di ogni genere (manca giusto un platform-game), Capcom ha sentito il bisogno di creare uno sparatutto competitivo ambientato a Raccoon City e dintorni. Tale bisogno è stato tramutato in Umbrella Corps, spin-off della serie di Resident Evil dalla forte componente multiplayer. Il publisher ha dunque deciso di mettersi in gioco, proponendo il suo shooter competitivo, mettendo insieme nello stesso calderone soldati dell’Umbrella, zombie e tanta confusione.

Lo Sparatutto secondo Capcom

È bene tenere a mente che questo è uno spin-off della saga e dunque, oltre a non dover essere considerato come un Resident Evil, ha ben poco a che vedere con ciò che ci è stato proposto in passato. Umbrella Corps è il classico shooter competitivo che fa della componente multiplayer online il suo maggiore punto di forza. A parte una “semplice” modalità single player (che vedremo dopo), il 90% del titolo è prettamente online. Il giocatore è chiamato a vestire i panni di un soldato Umbrella qualsiasi, personalizzarlo, equipaggiarlo e poi scendere sul campo di battaglia insieme agli altri giocatori e far vincere la propria squadra. Questo è in breve ciò che bisogna sapere quando ci si approccia verso uno sparatutto competitivo. Purtroppo, Umbrella Corps è il frutto di un’idea realizzata forse troppo frettolosamente, dato che il prodotto finale sembra essere a tutti gli effetti qualcosa di incompleto e con poca carne sul fuoco. Le partite si giocano tra un massimo di sei giocatori, tre per squadra: ciò favorisce il matchmaking, rendendolo più veloce rispetto agli altri FPS/TPS, ma influisce negativamente sui match, rendendoli estremamente brevi. Gli utenti possono scegliere se effettuare partite pubbliche o classificate, ovvero giocare per divertimento oppure scendere sul campo di battaglia per guadagnare punti esperienza e punti per la propria classifica. I primi limiti del gioco vengono evidenziati dalle tipologie di match online, che al momento sono solo due (si fa per dire). Lo “Sterminio” è la classica modalità dove per vincere bisogna fare più punti della squadra avversaria, uccidendo i soldati nemici. Dopo essere morti, bisognerà attendere la fine del round prima di poter effettuare il respawn… un classico. La modalità “Multi-Sessione” è forse l’unica che potrebbe far scattare quel briciolo di interesse verso il titolo. Si tratta di un vero e proprio misto di modalità (se in tutto) già viste negli altri shooter , scelte a caso dal gioco. Ogni round (tre per la vittoria) coinciderà con una modalità differente, che non sono altro che le tante tipologie di match viste già nei vari Call of Duty, Battlefield e simili, con ovviamente qualche eccezione. Si va dal classico deathmatch a squadre (Respawn), all’uccisione confermata (Ruba Collari), per passare poi a Conquista e Proteggi, dove il team non dovrà fare altro che arrivare su una zona prestabilita e conquistarla prima degli avversari. Tutte queste modalità vengono giocate in location riprese dai vecchi Resident Evil: le mappe oltre a essere poco definite e dettagliate, sono anche molto piccole. L’adattamento delle mappe ai pochi giocatori in campo non favorisce certo il tatticismo, che viene evidenziato solo dalla “copertura analogica”, il sistema introdotto da Capcom che permette ai giocatori di individuare zone dove è possibile coprirsi dal fuoco nemico. Per quanto riguarda la personalizzazione del proprio personaggio, questa favorisce più l’aspetto estetico rispetto a quello tattico. Sono presenti più oggetti decorativi che armi ed equipaggiamenti. Alle armi da fuoco, vanno però aggiunti anche i Brainer, armi bianche come picchetti o asce che permettono di uccidere i nemici con un solo colpo. L’uso del Brainer genera però dei noiosissimi scontri uno contro uno, dove vincerà chi premerà per prima il tasto di attacco.

Zombie sullo sfondo

Essendo uno spin-off di Resident Evil, in Umbrella Corps sono presenti anche i nostri amatissimi zombie e le altre B.O.W. Fino a questo momento non avevo ancora menzionato gli zombie, perché nel gioco questi non sono altro che semplici comparse. I non morti, i cani zombie, i Ganados e le altre creature sono presenti nelle varie mappe online (e nella modalità single player), ma sembrerebbero essere fin troppo passivi, almeno finché non viene data loro una svegliata. Una delle feature principali del gioco è la presenza dello Z-Jammer, un congegno che permette ai soldati Umbrella di essere invisibili agli occhi degli zombie. Finché lo Z-Jammer è attivo e funzionante, gli zombie non sono altro che esseri inutili sullo schermo. Se non verranno infastiditi, non vi infastidiranno… semplice! Le cose si fanno più interessanti quando il congegno viene danneggiato o messo fuori uso dalle apposite granate: a questo punto gli zombie si “sveglieranno”, aggredendo il o i soldati sprovvisti di Jammer, diventando così una seria minaccia. Gli zombie diventano un elemento importante nelle modalità online “Caccia al DNA” e “Caccia al DNA Speciale”: per vincere in queste due modalità bisogna infatti uccidere gli zombie o le B.O.W. speciali e raccogliere per primi il maggior numero di campioni di DNA. I non-morti possono essere considerati gli antagonisti principali a tutti gli effetti nella modalità “L’Esperimento”, ossia l’unica modalità single player disponibile. Purtroppo si tratta di poca roba racchiusa in venti missioni di difficoltà sempre maggiore dove il giocatore, vestendo i panni di uno dei soldato dell’Umbrella (sempre loro), munito di equipaggiamento pre-selezionato dall’IA a ogni inizio missione, dovrà affrontare le classiche “orde” di non-morti per raccogliere il loro DNA o conquistare alcuni territori. L’unica difficoltà di questa modalità è data dalla poca disponibilità di proiettili, che spesse volte tenderanno a scarseggiare. Una volta presa confidenza con l’ambiente circostante e le B.O.W. presenti, terminare le varie missioni risulterà fin troppo facile.

Anche l’occhio vuole la sua parte

In Umbrella Corps la poca cura dei dettagli è fin troppo evidente: il gioco si presenta graficamente non all’altezza dell’attuale generazione. Gli sviluppatori si sono concentrati solo nel curare i soldati Umbrella, ben definiti e graficamente ben dettagliati, tralasciando però tutto il resto. Le mappe e tutta l’ambientazione circostante è stata incredibilmente trascurata, proponendo il tutto con un dettagli grafico bassissimo. Lo stesso vale per gli zombie e affini, realizzati in modo pessimo, quasi come se questi ultimi fossero realmente l’elemento meno importante del gioco. Ciò che ha contraddistinto i titoli del franchise di Resident Evil sono sempre stati i tanti modelli di zombie proposti, realizzati con cura e nei minimi particolari. Il risultato finale era un gruppo di mostri che incuteva timore nei giocatori, timore che invece si tramuta in una grossa risata nei confronti dei non-morti proposti in Umbrella Corps. Oltre al basso dettagli grafico, bisogna fare i conti anche con un frame rate piuttosto altalenante, soprattutto durante L’Esperimento. Il basso dettaglio grafico dovrebbe avvantaggiare gli fps, ma in questo caso non è così.


In conclusione, conviene acquistare Umbrella Corps?

Tirando le somme, lo sparatutto competitivo di Capcom propone una tipologia di gioco estremamente semplice e veloce. La poca carne al fuoco messa sulla brace dagli sviluppatori potrebbe non attirare il classico giocatore da competizione, che tende ad approcciarsi verso shooter più tattici e più competitivi. Umbrella Corps può e deve essere considerato il titolo eSport ambientato nell’universo di Resident Evil, ma alla fine dei conti potrebbe attirare i soli fan della saga, curiosi di provare la nuova fatica realizzata da Capcom. Tralasciando la misera modalità single player, chi acquisterà Umbrella Corps deve sapere che si ritroverà tra le mani un titolo incompleto e soprattutto misero sia a livello grafico, sia in quanto a contenuti. Forse l’esperimento è andato male e il risultato finale non è ciò che si aspettava Capcom, ma sicuramente Umbrella Corps può accompagnare il fan medio fino all’arrivo di Resident Evil 7.


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Articolo a cura di Redazione Player.it

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