Uncharted 4 – Recensione


Siamo partiti con lui senza chiedere la destinazione del viaggio. Abbiamo scoperto il mondo insieme eppure non c’è bastato. Fianco a fianco, abbiamo combattuto ogni battaglia. Ad ogni caduta eravamo sempre pronti a farlo rialzare. Siamo stati testimoni di meraviglie sopite dal tempo e con lui le abbiamo riportate alla luce. L’abbiamo visto crescere e l’abbiamo visto morire. Ed ora che Nathan Drake è finalmente tornato, siamo davvero pronti per vederlo fare la…Fine di un ladro?
Scopritelo nella nostra recensione di Uncharted 4!



recensione di Simone Alvaro “Guybrush89” Segatori

L’ESSENZA DELL’AVVENTURA

Sono passati quasi 5 anni dall’ultima apparizione di Drake sulla scena videoludica. Dopo il salto generazionale delle console, Naughty Dog ha confezionato l’avventura definitiva del suo eroe di punta portando la narrazione al livello di quella vista in The Last of Us, dove il gameplay coinvolgente si mischia a veri e propri momenti di emozione. La serie di Uncharted ha sempre mostrato un taglio cinematografico, ma questa volta la cura per la sceneggiatura avvicina il quarto episodio ad un vero e proprio film interattivo dove anche i personaggi di contorno trovano spazio per esprimere le proprie caratteristiche.
400 milioni di dollari, è questo il bottino nascosto da Henry Every, feroce pirata che insieme alla sua ciurma ha creato la leggendaria Libertalia, una colonia di pirati nascosta nelle fitte foreste del Madagascar. I governi di tutto il mondo scatenarono numerosi navi alla ricerca di Every e della sua ciurma, ma nessuno scoprì mai che fine avesse fatto, ne dove avesse nascosto il suo inestimabile tesoro. Sono passati 320 anni dalle epiche scorribande di Henry Every eppure la sua ombra leggendaria continua ad appassionare numerosi cacciatori di tesori, vogliosi di impossessarsi del suo immenso bottino. Tra di loro c’è Sam Drake, fratello di Nathan, che dovrà trovare il tesoro non solo per la gloria e la ricchezza, ma anche per salvarsi la vita dai malvagi antagonisti del titolo. Sam e Nate ingaggeranno una gigantesca caccia al tesoro che toccherà ogni angolo del globo, in compagnia di vecchi comprimari della saga come Helena e Sully.
Dopo aver ampliato la vita del protagonista in lungo e in largo, gli sviluppatori hanno deciso di puntare su una storia di amore fraterno, una storia che avremo modo di ripercorrere dall’inizio, tornando a vestire i panni di un Drake ancora bambino. Il clima che si respira in questa nuova produzione è davvero ricco di patos e vi assicuriamo che la trama non mancherà di stupirvi con colpi di scena e situazioni adrenaliniche come non se ne vedono da tempo, non solo nel mondo dei videogiochi, ma anche in quello del cinema.
La maturità narrativa raggiunta è palpabile sin dalle prime ore di gioco e ci si ritrova in un mondo in cui i personaggi riescono a fissarsi nelle mente dei giocatore con pochissime battute. I luoghi sono veri e propri monumenti all’esplorazione, frutto dell’evoluzione di tutte le porzioni geografiche esplorate nei primi 3 episodi del gioco. Naughty Dog è riuscita a fare di Uncharted 4 l’essenza stessa dell’Avventura, un gioco dove ogni pixel richiama l’idea di scoperta ed esplorazione e dove il protagonista trova l’equilibrio perfetto tra Indiana Jones e Tomb Raider.

SCORGERE L’ORIZZONTE

Prima di proseguire con le novità del quarto capitolo della saga Naughty Dog è obbligatorio soffermarci su quello che Uncharted 4 è in grado di offrire a livello visivo. Già dai primi screen rilasciati, il titolo dava l’idea di essere un nuovo traguardo grafico per l’esperienza ludica della console casalinga di Sony. Il risultato finale va oltre qualunque aspettativa con una risoluzione nativa di 1080p che raggiunge i 60 fps però solo in multiplayer mantenendosi sui 30 per tutta la campagna in singolo. La resa visiva del gioco supera nettamente quella della vecchia generazione mostrando dei personaggi molto più realistici rispetto alla loro precedenti versioni, con un lavoro di motion capture perfetto e un grande cast a cui si aggiunge Troy Baker (Delsin in Infamous Second Son) nei panni di Sam Drake. Volendo allontanarci dalle complicanze tecniche, indispensabili per farvi comprendere al meglio il grande lavoro svolto dagli sviluppatori, Uncharted 4 è un vero e proprio spettacolo per gli occhi, che si trovano di fronte ad un panorama mai visto su console home. L’ambiente circostante vive della potenza di calcolo che PS4 infonde in ogni singolo pixel, le location all’aperto sono quelle che lasciano letteralmente senza parole e gli spazi interni sono ricchi di dettagli, con un implementazione della luce che si espande sulle superfici illuminando anche i singoli granelli di polvere.
Naughty Dog è stata abile nella realizzazione di foreste, vette innevate, prigioni, edifici in rovina, grotte, centri urbani, quasi un intero pianeta su cui si intreccia una delle più grandi avventure di tutti i tempi.
Le animazioni scorrono più fluide che mai, perfino nei momenti più faticosi per la macchina che riesce a gestire tranquillamente ogni singolo effetto grafico senza incombere in fastidiosi rallentamenti. La realizzazione delle texture dei personaggi mostrano cura e dedizioni fin nei minimi particolari. La pelle dei personaggi, si muove, si tira, si allunga, segue tutti i movimenti del viso, sembra quasi che dietro quella maschera di pixel ci sia una struttura fatta di muscoli invece che di migliaia di reticoli poligonali. Nei primi capitoli del gioco abbiamo potuto osservare il protagonista in diversi momenti della sua vita e abbiamo assistito alla sua crescita non solo caratteriale ma anche tecnica, visto l’aumento delle pieghe nella pelle e dei segni che il tempo ha lasciato sul volto dell’avventuriero. Gli scenari sapranno lasciare il segno e il giocatore potrà arrampicarsi tra rovine dimenticate, fitte vegetazioni e ripide vette dal quale scorgere un orizzonte grafico mai visto prima.

GAMEPLAY CHE VINCE NON SI CAMBIA…O QUASI

Nathan Drake ci ha dimostrato di saper affrontare imprese straordinarie. Anche in questo quarto episodio ci troveremo davanti arrampicate ai limiti del possibile, cadute mortali, terremoti, rocambolesche fughe e violente scazzottate con uno stile che strizza l’occhio al panorama cinematografico.
La forza di Uncharted è quella di riuscire a coniugare queste situazioni limite con un gameplay coinvolgente e sempre all’altezza delle aspettative dei giocatori che prediligono la modalità di gioco tradizionale a cui la saga li ha abituati, suddiviso tra fasi esplorative con la risoluzione di semplici enigmi, epici momenti di platforming e le classiche sparatorie. Pur rispettando questo divario ludico, le 3 situazioni che compongono il gioco si mischiano creando spesso degli ibridi in cui bisognerà scalare edifici durante le battaglie che per la prima volta nella serie potranno essere evitate grazie ad un sistema stealth molto più profondo di quello visto in passato. Durante le fasi di combattimento sarà possibile muoversi lentamente nell’erba alta, dove nascondersi e risultare invisibile alla vista dei nemici. Il giocatore, grazie alla pressione combinata dei tasti L2+L3, potrà agganciare gli avversari per far comparire una sorta di triangolo radar sopra i nemici che vi permetterà di seguire i loro spostamenti studiandone così il percorso e i movimenti e scegliendo, di conseguenza come procedere e chi attaccare per primo. Quando i nemici si accorgeranno della vostra presenza però il triangolo sopra la loro testa passera da bianco a giallo e diventerà arancione una volta che vi avranno definitivamente localizzato dando così inizio alla battaglia. A questo punto potrete scegliere se eliminarli o ripiegare e cercare un nascondiglio per scomparire e ideare una nuova tattica, un po’ come succede nella saga di Assassin’s Creed.
Una delle novità del gioco stà proprio nel combattimento corpo a corpo, ora più vicino ad un lungo quick time event in stile Batman Arkham, dove i fedeli compagni di avventura di Drake potranno ingaggiare KO co-op insieme al giocatore. Col tasto quadrato sarà possibile concatenare la classica serie di cazzotti, mentre il triangolo sarà adibito alle contromosse, utili per liberarvi dalle prese avversarie. L’azione viene potenziata con l’interazione tramite i fondali e gli oggetti dello scenario. Potrete infatti sbattere la testa di uno scagnozzo contro il muro per stordirlo e scagliarlo contro gli altri nemici. Una volta preso il giusto ritmo, i combattimenti scorreranno fluidi con scazzottate simili a quelle dei film fracassoni di Guy Ritchie.
Anche se piccola, vi è una novità anche nelle sequenze di platforming, sempre perfettamente congeniate e sempre più diversificate l’una dall’altra, ora verranno rese più appassionanti dalla presenza di un rampino che Nathan potrà usare sia nei momenti platform che durante i combattimenti per scagliare attacchi dall’alto. Il rampino permette al nostro eroe di dondolarsi con una corda o di arrampicarsi per raggiungere superfici elevate.
Il sistema di coperture funziona in maniera del tutto identica ai predecessori, con un sensibile aumento delle superfici dietro alle quali nascondersi. L’intelligenza artificiale nemica è stata rivista e potenziata e i nemici sono capaci di ripiegare e chiamare i rinforzi se messi alle strette. In questo quarto episodio è stato dato molto più respiro all’esplorazione tornando a preferire gli elementi di avventura che avevano caratterizzato i primi due episodi piuttosto che la componente sparatutto che invece pregnava molto di più il terzo capitolo della saga. Gli enigmi da superare sono sempre semplici ma leggermente più complessi e numerosi che in passato e propongono soluzioni fresche e difficilmente già viste in un videogioco di questo genere. Ad accompagnare i classici Tesori collezionabili troviamo ora anche dei documenti che approfondiscono il mondo di gioco e che potranno essere ispezionati e ruotati come accadeva in The Order 1886, e delle discussioni opzionali attivabili durante alcuni dialoghi di cui sarà possibile scegliere le risposte da dare, proprio come in The last of Us.
Uncharted 4 mantiene quasi sempre il suo gameplay lineare ma gli sviluppatori si sono voluti superare inserendo alcune mappe molto grandi in cui è possibile girare con un mezzo di trasporto. Una sorta di mini zone open world tutto da esplorare: La parola chiave per di Uncharted 4 è infatti l’esplorazione che viene vissuta a 360° grazie alla Jeep del protagonista. Guidare il veicolo non sarà semplice all’inizio e bisognerà prendere la giusta confidenza con il mezzo. La jeep potrà attraversare guadi, corsi d’acqua, arrampicarsi su strade diroccate e superare scivolose salite piene di fango. La Jeep sarà dotata anche di un verricello, stile Batmobile, che proprio come il rampino manuale di Nathan, risulterà utile per tirare giù portoni o aiutare la salita dell’auto nelle vie più impervie.
Naughty Dog non ha cambiato quello che era il gameplay di base della serie, anzi, ha dimostrato di conoscere profondamente il suo prodotto alimentando la giocabilità tipica della serie senza stravolgerla troppo.


AVVENTURA MULTIPLAYER

Per questa prima recensione del gioco abbiamo preferito approfondire la modalità single player visto che i server del gioco erano ancora in fase di prova. Di seguito trovate un estratto della prova della Beta Multiplayer del gioco che verrà sostituito dalla recensione completa del comparto multiplayer già dalla prossima settimana:
“La Beta provata ci ha presentato un matchmaking perfetto, veloce e quasi privo di caricamenti. Durante la ricerca dei giocatori, che vista la grande affluenza di players non è durata mai più di un paio di minuti, è possibile scegliere l’equipaggiamento da utilizzare in battaglia che prevede una serie di attrezzature, pre-impostate, o una combinazione completamente personalizzabile a patto però di avere i necessari punti/livelli per sbloccare data mercanzia. Lo stile di equipaggiamento configura anche lo stile di gioco del giocatore e fornisce armi e potenziamenti adatti alle proprie performances. Abbiamo potuto provare gli schemi dedicati all’Assalto, con pistola e mitragliatore, al Corto Raggio, con fucile a pompa e pistola a raffica e quello dedicato ai Cecchini, con Fucile di Precisione e revolver. Ma salendo di grado abbiamo subito implementato il nostro equipaggiamento per avere un livello combattivo personalizzato. E proprio la personalizzazione sembra essere uno dei punti forza del gioco: la beta offriva infatti la possibilità di scegliere tra quasi tutti i personaggi della saga e le loro versioni con abiti alternativi. In più era possibile personalizzare ulteriormente la skin scelta grazie ad oggetti quali cappelli, occhiali, collane ecc..accessibili con i punti dei livelli successivi. Oltre alle armi era possibile aggiungere al proprio schema di battaglia anche dei potenziamenti che potranno poi essere acquistati durante i match a patto di avere il denaro necessario. Questi potenziamenti sono una delle novità del gioco e prevedono l’upgrade del danno esplosivo delle granate, l’acquisto di armi micidiali come il bazooka, maledizioni azteche da lanciare contro i nemici e l’arrivo in campo di un Combattente a fare da supporto alla vostra squadra. Le maledizioni vengono lanciate come fossero delle vere e proprie granate. L’Ira di El Dorado e la stasi temporale erano sicuramente quelle più interessanti: la prima fa fuoriuscire un totem dal terreno che scatena spiriti maligni contro gli avversari nell’area circostante e la seconda crea una zona di stasi in cui i nemici colpiti si muovono al rallentatore permettendo al giocatore di metterli facilmente KO. Comprando un Combattente invece compare in campo un personaggio di supporto con dei life points che può essere abbattuto proprio come un qualsiasi altro giocatore. Vi sono 4 tipologie di combattenti: il Colosso, grosso energumeno corazzato armato di mitragliatore gatling, il Soccorritore, che rianima tutti i compagni abbattuti e resta nascosto in attesa di tornare di nuovo in aiuto, il Cecchino, che si apposta in luoghi elevati coprendo il giocatore che lo ha evocato e il Cacciatore capace di immobilizzare un nemico lasciandolo inerme in balia del giocatore.
Con questo carico di novità ci siamo buttati subito nell’unica modalità disponibile ovvero il Deathmatch a squadre, un 5 VS 5 in arene costruite ad-hoc per la battaglia. Abbiamo potuto notare da subito un maggiore realismo nello scontro, ora non basta più qualche colpo di pistola sparato casualmente ed un pugno per abbattere il nemico come invece accadeva in passato. Il sistema di danno inflitto è stato totalmente ricalibrato, tanto che il danno cambia a seconda di dove si colpisce. Anche il cambio dell’arma non avviene più tramite le freccette ma può essere sostituita direttamente durante la mira premendo il tasto quadrato. Come dicevamo prima, le armi letali (come bazooka o lanciagranate) non compaiono più nell’arena di gioco ad intervalli di tempo ma potranno essere acquistate, durante la partita, nel menù potenziamenti grazie al denaro guadagnato eliminando gli avversari e raccogliendo i tesori. Proprio i tesori sono gli unici oggetti a comparire casualmente sulla mappa e raccogliendoli potremo incrementare non solo il denaro guadagnato ma anche il numero di munizioni. Non è più possibile rubare le armi ai nemici o avere un’infinità di munizioni come accadeva in passato raccogliendole da ogni dove. Ora le munizioni possono essere ripristinate solo raccogliendole dagli avversari, trovandole insieme ai tesori oppure dopo il respawn in caso di morte.
Oltre ai potenziamenti, l’altra grande novità del gioco è quella dell’Abbattimento e del KO separati: sarà possibile infatti abbattere i nemici che però rimarranno a terra per un periodo di tempo limitato in cui potranno essere rianimati da un compagno. In questo stato di abbattimento sarà possibile gattonare dietro un riparo o raggiungere il compagno più vicino. Sarà inoltre possibile chiamare in campo un Soccorritore per farsi rimettere in piedi o tenere premuto X per chiedere aiuto e segnalare la propria posizione sulla mappa per farsi raggiungere da un alleato nelle vicinanze. Se colpiti in questo stato dai nemici o se si termina il tempo per la rianimazione si viene definitivamente considerati KO e il gioco procederà al respawn del vostro personaggio.
Le arene disponibili nella Beta erano 3: una giungla, un’arena ambientata su alcuni tetti e una zona rurale piena di prefabbricati. Classiche arene senza particolari elementi di gameplay ma ben strutturate sia in altezza che in larghezza, con punti strategici per ogni tipologia di giocatore. Anche negli scenari troviamo qualche piccola novità come le discese e le zone in cui è possibile usare il rampino. Le discese sono piccole aree in cui gettarsi e scivolare sul suolo passando direttamente all’area sottostante. Il rampino è invece una corda che permette ai giocatori di attraversare alcuni baratri ed effettuare uccisioni aeree piombando sui nemici.
Proprio come succedeva in passato, durante le battaglie si possono ottenere medaglie a seconda dello stile e del numero di uccisioni, dettagli che porteranno ad accumulare denaro per salire al livello successivo e a superare le sfide proposte dal gioco. Le sfide, rinnovate ciclicamente, permettono di ottenere denaro e punti e prevedono di ripetere alcune azioni come rianimare un compagno caduto o uccidere i nemici con un data arma. Infine, eliminando i nemici e superando particolari sfide è possibile raccogliere le Reliquie che, a differenza dei tesori, serviranno a sbloccare alcuni oggetti nel menù del gioco.”

COMMENTO FINALE

Uncharted 4 è un capolavoro sotto ogni punto di vista, la tecnica si sposa con la giocabilità proponendo un videogioco completo, non solo in termini di divertimento ma anche di emozioni. Le menti dietro a The Last of Us hanno infatti seguito la lavorazione narrativa del titolo modellando i personaggi per creare sensazioni molto più vicine alle pellicole cinematografiche piuttosto che alle creazioni pixellose del panorama videoludico. Naughty Dog annulla la distanza tra cinema e videogioco ideando un prodotto bello da vedere ed estremamente appassionante da giocare, un universo in cui lasciarsi andare e seguire il proprio bisogno di avventura.

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Articolo a cura di Simone Alvaro "Guybrush89" Segatori

Ritrovato in tenera età su una spiaggia pixelata le sue prime parole sono state "Voglio fare il pirata!"

In mancanza di un vero galeone è partito all'arrembaggio del mare della rete depredando le conoscenze di ogni isola su cui è approdato: Ha scritto per Games, VGN, Adventure's Planet, Badgames, FlopTV, Cinefilia Ritrovata, Ridble e creato qualche video per la ciurma di Game Series Network.

Nel mentre la taglia sulla sua testa è aumentata e dopo che l'Università di Viterbo lo ha ritenuto un pericoloso "Capitano della Comunicazione", l'Alma Mater Studiorum di Bologna lo ha classificato come "Minaccia Pirata esperta di Cinema, Televisione e Produzione Multimediale".

Per circa un anno è quindi rimasto nascosto nella Cineteca di Bologna, gestendo dall'ombra l'Archivio Videoludico e organizzando anche un ritrovo piratesco conosciuto come Svilupparty.

Dopo qualche tempo passato in mare tra cinema, fumetti, serie tv, libri, aspirapolvere e videogiochi, senza mai una vera casa, mette l'ancora alla fonda nella baia videoludica di Player.it, dove passa le giornate in compagnia di scimmie, balene e altri animali. Va spesso ad ubriacarsi nella taverna di Tom's Hardware, inoltre va all'arrembaggio di libri e fumetti su Frasix, di gadget e serie TV su Nospoiler e Cinematographe e svolge ricerche su antichi manufatti per conto di Ivipro.

Il richiamo dell'oceano però lo trascina continuamente tra le onde e anche se non sa dove lo porterà il vento quello che conta davvero è il viaggio.

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