Gravity Rush Remastered – Recensione


Articolo a cura di Samuele Zaboi


Era il 2012 quando Gravity Rush faceva il suo debutto su PlayStation Vita, la console di casa Sony che avrebbe dovuto conquistare il mercato portatile e fare concorrenza a Nintendo. Già, avrebbe dovuto. PlayStation Vita, quattro anni dopo, è di fatto spartita dal mercato occidentale, dimenticata dalla stessa Sony, e tenuta in vita solo grazie ad alcuni sviluppatori giapponesi che mantengono più che florido il mercato della console nel Sol Levante. Il mancato successo di PS Vita non è argomento di questo articolo ma aiuta a capire perché Sony abbia deciso di spostare l’arrivo di Gravity Rush 2 proprio dalla console portatile a PlayStation 4. Quale occasione migliore per portare anche il primo capitolo su PS4?

Alla faccia di Newton

Per chi non conoscesse Gravity Rush, il titolo mette i giocatori nei panni di Kat, una ragazza che ben presto scoprirà di essere l’unica eroina in grado di salvare la città di Heskeville dalla minaccia di Raven e dell’esercito di alcune creature chiamate Nevi. La città si ritroverà quindi vittima di una sorta di catastrofe gravitazionale che la frammenterà in più parti: Kat, grazie al potere di combattere e modificare a proprio piacimento la gravità, potrà quindi riportare l’ordine e la pace in quel di Heskeville.
Gravity Rush è stato un titolo killer app per PlayStation Vita, diretto da Keiichiro Toyama, figura dietro ai primi Silent Hill. Questo ha reso molto più semplice l’opera di porting, grazie all’eccellente lavoro, soprattutto a livello artistico, svolto quattro anni fa. I ragazzi di Bluepoint Games, ormai diventati eccellenti nell’eseguire porting per la console ammiraglia di casa Sony, hanno fornito una grafica a 1080p e a 60 frame per secondo, dando nuova lucentezza e bellezza a Gravity Rush. Il problema più grande di questa edizione Remastered era quello di trasformare un titolo pensato per uno schermo touch in un prodotto destinato al controller per console.
La soluzione è stata alquanto semplice: ad ogni azione è stato assegnato un tasto. Questo però ha comportato un notevole abbassato della curva di difficoltà rispetto a quanto visto e provato con PlayStation Vita. Le boss fight spesso si potranno superare senza troppe difficoltà non riuscendo così a dare quel senso di sfida presente nella versione pubblicata nel 2012.

Dal passato al futuro

In attesa dell’arrivo di Gravity Rush 2, Gravity Rush Remastered è la giusta occasione per conoscere il mondo di Kat e di rispolverare un ottimo titolo per chi ha già avuto occasione di provarlo su PlayStation Vita. Proprio per questo motivo il lavoro di Bluepoint si limita a un mero porting, senza strafare (non ce ne era bisogno, ndr) e senza stravolgere i contenuti originali. La versione PlayStation 4 si arricchisce dei DLC già pubblicati per il gioco, garantendo così un’aggiunta di una manciata di ore di gioco aggiuntive alla campagna principale con quest secondarie. Non mancano inoltre altri contenuti, come bozzetti, artwork e la possibilità di osservare tutte le sequenze. A questo si aggiunge inoltre un prezzo accettabile e lontano dai prodotti tripla A, fatto che rende ancor più consigliato l’acquisto di Gravity Rush Remastered.

Commenti finali

Gravity Rush Remastered è una rimasterizzazione che ha senso di esistere, in attesa dell’arrivo del secondo capitolo della serie. I ragazzi di Bluepoint ha avuto rispetto del lavoro originale visto su PlayStation Vita, perfezionando quanto visto nel 2012 ed eliminando i comandi touch a favore del controller. Nonostante un livello di difficoltà più basso rispetto alla versione PS Vita, Gravity Rush Remastered è un titolo consigliato ai neofiti del mondo di Keiichiro Toyama ma anche a chi ha già avuto modo di provare il titolo per la console portatile Sony.


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Articolo a cura di Redazione Player.it

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