Rise of the Tomb Raider – Recensione

Articolo a cura di Samuele Zaboi

Il 2013 è stato un anno molto importante per una delle serie più note di sempre in ambito videoludico. All’epoca infatti Crystal Dynamics prese l’importante decisione di realizzare un reboot per Tomb Raider, una saga che aveva fatto innamorare molti giocatori e che aveva portato anche alla realizzazione di due pellicole cinematografiche ispirate alla giovane e bella archeologa Lara Croft, impersonata sul grande schermo da Angelina Jolie. Sul finire del 2015 ecco arrivare il sequel di quell’apprezzato reboot, in approdo prima su Xbox 360 e Xbox One. Lara è cresciuta ed è pronta ad affrontare nuove sfide.

La ricerca della verità

Con il primo capitolo di questa nuova vita a cui è stata portata Lara Croft, abbiamo avuto modo di incontrare una giovane ragazza che si ritrova, suo malgrado, coinvolta in avventure e vicende che la porteranno a diventare l’archeologa conosciuta e amata da tutti. In Rise of the Tomb Raider Miss Croft ripartirà dalle basi e dall’esperienza avute proprio con il capitolo del 2013. In questo nuovo episodio la giovane esploratrice si metterà a indagare sulla Sorgente Divina, un tesoro legato alla figura del padre che la porterà a incontrare l’organizzazione nemica di turno, chiamata Trinità. Il titolo di Crystal Dynamics non si discosta da quanto visto un paio di anni fa e con un gameplay pressoché simile, cerca di ampliare e migliorare l’esperienza di gioco, andando a smussare gli angoli laddove i fan avevano storto un po’ il naso. Con questo obiettivo, anche in Rise of The Tomb Raider sarà possibile vagare per grandi spazi free-roaming dove saranno presenti provviste e materiali che saranno utili a Lara per migliorare il proprio arsenale: questi elementi vanno da legna, pelli di animali e quant’altro è in grado di offrire un’ambientazione come la Siberia, location protagonista di questo titolo, dopo una breve e sporadica tappa in Siria. Questa componente del gioco (così come la caccia di animali selvatici), oltre a quella crafting, sarà di estrema importanza, dal momento che consentirà alla giovane archeologa di aumentare le proprie abilità, potenziare il proprio arco, creare nuove armi e di conseguenza essere maggiormente efficace contro i nemici che man mano si incontreranno lungo il cammino.
Se nel reboot, il crafting e la libera esplorazione degli ambienti per scovare elementi e materiali erano sì presenti ma non preponderanti, in Rise of the Tomb Raider avranno una maggiore incisività e una maggiore importanza, dal momento che risulteranno fondamentali per poter preparare Lara Croft ad affrontare al meglio questa avventura e le tombe che vi saranno disseminate al suo interno. Già, le tombe, le tanto e care amate tombe.

Chi cerca trova

Una delle lamentele e delle aspirazioni dei fan, era il poter rivedere un ritorno massiccio delle tombe da esplorare e da risolvere con enigmi, per poter riavvicinarsi maggiormente a quello che era la serie in passato. Gli sviluppatori hanno mostrato di voler ascoltare i giocatori regalando, all’interno di Rise of the Tomb Raider, una decina di tombe, più grandi e complesse rispetto a quelle viste nel reboot. Qui infatti sarà possibile affrontare enigmi che vi porteranno a interagire con l’ambiente che vi circonda per poter trovare la giusta soluzione. Crystal Dynamics ha deciso però di non rendere obbligatorie queste tombe ma del tutto facoltative permettendo di scegliere se perdevi nel mondo di Rise of the Tomb Raider o se puntare direttamente alla conclusione del gioco. Chi deciderà di essere un vero archeologo verrà però ricompensato a dovere dal momento che, una volta risolti gli enigmi in questione, potrà avere accesso a grandi quantità di tesori e materiali utili per il crafting ma potrà anche apprendere abilità uniche da utilizzare con miss Croft.
Il miglioramento di questo capitolo si può riscontrare anche dal punto di vista tecnico, per lo meno parzialmente: è stata data infatti grande attenzione alla realizzazione del personaggio di Lara, ripartendo da quanto di buono visto con l’edizione del reboot vista su PlayStation 4 e Xbox One. La bontà del lavoro degli sviluppatori la si può vedere nei capelli della giovane archeologa o nel suo volto, il cui livello è senza dubbio alto. Non manca invece qualche problema, sempre dal punto di vista tecnico, per quanto riguarda alcuni elementi e piccoli dettagli dell’ambiente anche se, precisiamo, stiamo parlando proprio di dettagli che non rovineranno in alcun modo l’esperienza di gioco.

Arco e proiettili per Lara

Come già visto nel capitolo di un paio di anni fa, accanto alle fasi di esplorazione ci saranno quelle più prettamente action e qui si trova uno dei tasti dolenti di questo capitolo. Da un lato l’utilizzo dell’arco, soprattutto nella prima parte, conferma quanto di buono già visto in passato e verosimilmente quest’arma sarà quella che farà maggiormente breccia nel cuore dei giocatori, dall’altro nella seconda parte di Rise of the Tomb Raider la giovane archeologa impugnerà spesso le armi da fuoco per scontri che non riescono a rendere la meglio quanto ci si aspetterebbe. Crystal Dynamics deve infatti migliorare la realizzazione di queste fasi che rischiano di trasformare il gioco in qualcosa che non appartiene troppo a questa serie con troppa azione e troppa poca esplorazione come forse ci si aspetterebbe.
Un altro punto che discredita, parzialmente, il lavoro svolto dagli sviluppatori, è la trama che caratterizza Rise of the Tomb Raider. Questa infatti, contraddistinta dai alcuni colpi di scena sempre apprezzabili, cala nella seconda parte dopo un ottimo inizio, lasciando negli utenti una sorta di amaro in bocca e di insoddisfazione. Meritano invece un particolare menzione positiva le missioni Spedizioni, in grado di aggiungere ulteriori ore di gioco (con le microtransazioni, purtroppo) e che vi permetteranno di affrontare particolare con bonus e malus da un lato seri, come completare la sfida senza subire un colpo o entro un tempo limite, dall’altro più divertenti, come quello delle teste giganti, solo per citarne una. La mole di contenuti e di cose da fare in Rise of the Tomb Raider sono comunque molte, contando anche gli oggetti conllezionabili sparsi nel mondo di gioco che potranno offrire anche contenuti e informazioni ideali per chi vuole sentirsi un vero e proprio archeologo.

Conclusioni

Rise of the Tomb Raider prosegue sulla scia delle cose positive viste con il reboot che ha dato una nuova vita al mondo di Lara Croft. In questo capitolo non mancano le tombe, l’esplorazione, gli enigmi e un’infinità di oggetti da collezionare anche se la trama e alcune componenti di gameplay forse non danno i risultati sperati. Questi nel complesso si rivelano però dei meri dettagli che non vanno a rovinare in alcun modo l’esperienza di gioco complessiva, degna dei veri archeologi fan di Lara Croft.