Bladestorm: Nightmare – Recensione


Otto anni dopo Bladestorm: The Hundreds Years’ War, titolo all’epoca uscito sulle “vecchie” PlayStation 3 e Xbox 360, Koei Tecmo e Omega Force provano a riproporlo riveduto e corretto sotto il nome di Bladestorm: Nightmare per PS4, Xbox One e PC. Oggi non ci saremmo sorpresi se avessero aggiunto al nome originale un semplice “Remaster” che va tanto di moda, ma probabilmente gli sviluppatori hanno voluto cambiare completamente il nome per dare un segnale ai fans e per dire che si tratta di un gioco completamente diverso. In realtà ciò è vero solo in parte.


Bladestorm: Nightmare è un remake in HD di The Hundreds Years’ War, il quale cambia un poco il gameplay originale e aggiunge una modalità di gioco e le sfide online, ma sempre di una versione rimasterizzata si tratta. Come racconta già il nome, ci ritroviamo catapultati nel tardo Medievo (tra il XII e il XV secolo) nel pieno della guerra dei Cent’Anni, che in realtà durò più di un secolo, tra Francia e Inghilterra. Il nostro personaggio sarà un mercenario che dovrà scegliere, battaglia dopo battaglia, con chi schierarsi. Non ha una nazionalità, semplicemente come tutti i mercenari si offre al miglior offerente. In questo modo un giorno potremmo difendere i colori inglesi e conquistare un avamposto avversario, e il giorno dopo potremmo cambiare casacca e riconquistarlo sotto la bandiera francese. Scopo del gioco è infatti arricchirsi ed emergere come guerriero, non parteggiare per una o l’altra fazione.

Un gameplay rinnovato ma troppo confuso

Dopo la bella cutscene iniziale, arrivano i primi grattacapi. Il gioco infatti è tradotto solo due lingue: inglese e giapponese. Per questo motivo, immaginando che ben pochi italiani parlino la lingua del Sol Levante, siamo rimasti perplessi nell’immaginare quante persone possano effettivamente affrontare un gioco di ruolo, in cui si parla spesso anche in gergo o con termini antichi, con il parlato e i sottotitoli in inglese. Dopo avere superato lo shock linguistico, il titolo procede come un normale RPG: veniamo catapultati nell’editor molto ricco nel quale possiamo costruire il nostro personaggio, e qui le notizie sono buone in quanto le opzioni non mancano, e anzi sono molto dettagliate. Peccato che gli altri soldati sul campo di battaglia siano tutti uguali (fatta eccezione per i leader), sarebbe stato bello se la tanta varietà mostrata nell’editor fosse poi stata applicata agli NPC.

Avviando la modalità Storia, dobbiamo scegliere se affrontare la versione classica, Hundred Years, nella quale riviviamo, come nel gioco originale, il conflitto tra Inghilterra e Francia, oppure l’alternativa che si chiama Nightmare, una modalità nella quale non esistono francesi e inglesi, ma umani contro mostri. Ma ci arriveremo. È importante infatti soffermarsi prima sul gameplay che è abbastanza rinnovato. L’idea non è originale, ci troviamo su un campo di battaglia e dobbiamo sconfiggere le truppe avversarie. La novità sta nel fatto che non manovreremo solo il nostro personaggio, ma un’intera legione. Noi comandiamo inizialmente un piccolo gruppo di mercenari che si dividono in tre macrocategorie: arceri, cavalleria e truppe da mischia. A loro volta alcune di queste tipologie hanno alcune varianti (per esempio potremo utilizzare in mischia gli spadaccini, i soldati armati di alabarda, di mazza chiodata, e così via). Con un solo clic possiamo passare dal controllare un gruppo a controllarne un altro. Passare da un gruppo all’altro è importante perché gli arcieri sono forti solo se attaccano a distanza, ma quando vengono attaccati soccombono facilmente; d’altra parte in campo aperto le truppe a cavallo sono fortissime, ma se vengono chiuse rischiano di fare una brutta fine. Nello scontro corpo a corpo invece sono consigliabili le armate da mischia, ma in campo aperto è meglio cambiare strada.

Procedendo con la storia poi si sbloccano anche le varianti, cioè la possibilità di formare legioni miste oppure, e questa è una bella trovata, poter utilizzare fino a 4 leader in contemporanea. Si passa da uno all’altro schiacciando i tasti della croce direzionale, e in questo modo abbiamo l’opportunità di attaccare le truppe nemiche con metodologie differenti. L’idea di base non è male, ed è anche ben applicata a livello tecnico visto che difficilmente ci sono cali di framerate (mantenuto per questo a 30 fps). I problemi essenzialmente sono due: il primo è che negli scontri con tante truppe, si perde facilmente la bussola, non si hanno più punti di riferimento, non si distinguono i compagni dagli avversari e si crea una confusione incredibile. Il secondo è la monotonia degli scontri. Per conquistare gli avamposti, i castelli e persino le città, non bisogna inventarsi strategie complesse o geniali, non ci sono armi da assedio o altre diavolerie: le porte sono aperte, basta affrontare l’armata nemica e sconfiggerla sul campo di battaglia. Insomma il terreno non ha alcuna influenza sull’esito finale.

Altra pecca, piuttosto grave, che abbiamo riscontrato, riguarda l’intelligenza artificiale. I nemici sono piuttosto “stupidi” perché anche quando sono ben schierati e in forze, basta colpirli a distanza con gli arcieri che vanno nel panico. Cominciano infatti a correre a destra e sinistra come se fossero bombardati da una flotta aliena da distanze siderali, e si finisce così con il decimarli e farli scappare nel giro di pochi secondi. Anche quando state per soccombere, salvarsi la pelle è facilissimo: basta scappare. I nemici infatti vi inseguiranno per pochi metri, poi vi lasceranno andare. In questo modo quando le nostre truppe sono fortemente decimate, basta tornare indietro alla base, passare al comando di un’altra legione, e riprendere a combattere.


Modalità Nightmare

Una bella variante è invece la modalità Nightmare. Qui infatti la storia cambia completamente, gli sviluppatori si sono inventati una trama diversa e così ci ritroviamo a combattere non contro altri umani ma contro goblin, scheletri, draghi e mostri di diversa razza e specie. Una scelta abbastanza incomprensibile permette di far unire alla vostra squadra, una volta conquistato l’avamposto, i mostri sconfitti. Così dopo avere conquistato 3-4 avamposti, vi ritroverete con dei goblin o altri mostriciattoli in squadra, finendo col confondervi in battaglia perché non capite se quel brutto essere che avete davanti è un amico o un nemico.

Nel gioco sono presenti anche una Free Mode che vi permette di muovervi come volete all’interno del mondo di gioco, ed una modalità online che permette di giocare alle stesse missioni del gioco normale, ma in co-op.

Conclusioni

Complessivamente il gioco non è una delusione, ma non ci ha nemmeno esaltato. Dà un po’ l’impressione di un titolo vecchio al quale è stato messo un vestito all’ultima moda: può anche sembrare affascinante al primo sguardo, ma sempre vecchio è. Le pecche non mancano, e la principale a nostro avviso è la mancanza della lingua italiana. Il problema è che è venduto a prezzo pieno, 70 euro circa, e secondo il nostro parere è un po’ esagerato. Dopotutto gli sviluppatori non hanno fatto nulla di più che rimodellare i pixel e aggiungere qualche mostriciattolo ad un gioco già esistente, sarebbe stato più corretto nei confronti del pubblico venderlo all’incirca alla metà del prezzo. Anche perché il franchise Bladestorm non ha mai sfondato realmente e quindi, se proprio l’obiettivo era farlo conoscere al grande pubblico, metterlo in vendita ad un prezzo così elevato non è stato, secondo noi, una scelta saggia. A ogni modo se non avete mai giocato alla versione originale, un’occhiata questo titolo la merita, in particolare se vi piacciono gli RPG e vi piace la storia. Può essere un ottimo passatempo anche perché è dotato di una discreta longevità. Se invece avete acquistato il titolo precedente, le motivazioni per acquistare questo remake restano piuttosto scarse.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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