Persona 4 Arena Ultimax – Recensione


Articolo a cura di Gianluca “DottorKillex” Arena

Quando, poco più di un anno e mezzo fa, Atlus e Arc System Works annunciarono un’inaspettata partnership, che avrebbe dato vita ad un picchiaduro bidimensionale ad incontri, le community più devote alle due case di sviluppo caddero dal pero, sorprese dalla notizia e curiose di vedere a cosa avrebbe portato.
Persona 4 Arena fu la risposta, e si dimostrò un picchiaduro da non sottovalutare, tanto accessibile per i neofiti quanto profondo per gli esperti, che univa, in maniera alquanto bizzarra e non sempre riuscitissima, gameplay da beat’em up e dialoghi da JRPG.
Oggi, eccoci dinanzi a Persona 4 Arena Ultimax, uscita da pochissimo per PS3 e Xbox 360, un seguito diretto che riprende i fili della trama narrata nel precedente episodio e la gran parte delle dinamiche di gioco.
Vediamo com’è venuto.

Visual fighting novel

Anche per questo episodio, Atlus e Arc System Works non si sono risparmiati in quanto a trama, visto che, esattamente come per il capitolo precedente, il titolo è munito di un comparto narrativo imponente, decisamente insolito per il genere d’appartenenza, che riprende ed espande le vicende narrate nel primo capitolo, monetizzando al massimo l’appeal del colorato cast di combattenti, provenienti da due dei giochi di ruolo più osannati (e a ragione) degli ultimi anni.
L’intreccio ha luogo nella ridente cittadina di Inaba, nell’entroterra giapponese, e, come da tradizione per la saga di Persona, è incentrato sulla presenza di demoni, di realtà alternative in cui questi si manifestano, e di una enorme nube nera che avvolge la zona abitata. 
Se la presenza di un comparto narrativo rende sicuramente molto più godibile della media il gioco in single player, è pur vero che il modo in cui le vicende vengono narrate, con una interminabile sequela di dialoghi statici, spezza il ritmo in maniera eccessiva, e finisce col frammentare il pubblico: gli amanti della serie originale che si fossero persi il titolo dell’anno scorso faticheranno a raccapezzarsi nella trama, mentre gli amanti dei giochi Arc System Works e del loro gameplay salteranno probabilmente la maggior parte dei dialoghi tramite una pressione furiosa dei tasti frontali.
La lentezza e la verbosità fanno così da contraltare ad uno sforzo sinceramente apprezzabile, visto che, come i vari Guilty Gear e BlazBlue prima di lui, anche Persona 4 Arena Ultimax è un prodotto estremamente godibile anche giocando da soli, differentemente dalla stragrande maggioranza dei picchiaduro usciti sul mercato durante l’ultima generazione di console.
Questa enfasi sul single player è accentuata dall’introduzione della Golden Arena, modalità che attinge a piene mani dallo scheletro ruolistico dei titoli cui Arena Ultimax si ispira, fondendo dinamiche da gioco di ruolo in maniera sufficientemente naturale.
In questa modalità, il giocatore sarà chiamato a far crescere il proprio combattente, assegnandogli dei punti al passaggio di livello, mentre lo fa combattere lungo quattro differenti dungeon, di difficoltà crescente (con l’ultimo particolarmente impegnativo): se a questo si aggiunge la presenza di quattro diversi slot in cui poter equipaggiare abilità speciali, tanto attive quanto passive, ecco che l’unione tra picchiaduro e (semplici) elementi RPG è servita.

Lavoro di fino

A distanza di poco più di un anno dall’uscita del titolo originario, poi, non stupisce  che Arc System Works abbia affinato e bilanciato il gameplay piuttosto che stravolgerlo: il sistema di combattimento rimane estremamente profondo, sebbene la possibilità di effettuare brevi combo con la pressione di un singolo tasto sembri stendere il tappeto rosso ai neofiti del genere.
Come per i lavori precedenti della software house nipponica, il focus è sul ritmo e sul mantenere un atteggiamento offensivo per tutta la durata dei round: Arena 4 Ultimax premia  il giocatore teso sempre ad offendere, inserendo, tra l’altro, un nutrito cast di versioni Shadow di molti dei personaggi selezionabili.
Queste, a differenza delle loro controparti, non possono evocare i Persona (il che toglie loro due attacchi sui quattro disponibili), ma possono in compenso contare su statistiche migliorate, come una barra vitale più estesa, e sulla Shadow Frenzy, una sorta di trance durante la quale, al prezzo di una moderata quantità di energia, potranno utilizzare abilità a profusione senza limitazioni di SP.
Counter attack, cancel, la possibilità di evocare i Persona (ma anche di vederseli bloccare per un certo lasso di tempo tramite il Persona break) concorrono a creare un mix estremamente variegato, che restituirà grandi soddisfazioni agli appassionati, anche se, a onor del vero, rimane comunque difficile consigliare questo prodotto a chi ha già speso decine di ore sul capitolo precedente.
La nuova storyline e il ribilanciamento totale dei combattenti, così come le aggiunte al roster (cinque in totale, DLC esclusi) ampliano e migliorano la versione originale, un po’ com’è accaduto con le differenti versioni di Street Fighter IV che si sono susseguite negli scorsi anni, ma l’evoluzione del gameplay non giustifica i cinquanta euro richiesti per questa nuova versione.
Il discorso sarebbe stato diverso se il gioco fosse stato disponibile ad una fascia di prezzo inferiore o in digital delivery, magari come add-on di Persona 4 Arena, ma così com’è, nonostante la più che buona qualità complessiva, è consigliato solo a quanti si siano persi il titolo dell’anno scorso.
Cionondimeno, il pregio migliore delle dinamiche di gioco rimane la stratificazione, che offre pane per i denti tanto agli smanettoni della domenica quanto ai puristi dei picchiaduro bidimensionali, quantomeno nel single player o in coop locale:online, infatti, le cose cambiano radicalmente, e un giocatore anche solo di livello medio non faticherà a trovare un avversario che lo brutalizzi in pochi secondi.

Tutto come prima

Tecnicamente parlando, nonostante il gioco rimanga esclusiva per le console old gen, c’è davvero poco da lamentarsi: alla consueta cura per i dettagli, gli sfondi animati e il comparto animazioni che ha sempre contraddistinto le produzione Arc System Works, infatti, si aggiunge lo splendido character design di  Shigenori Soejima, che ha saputo dare, negli anni, un’identità ben precisa e una coerenza interna alla saga da cui questo picchiaduro trae ispirazione.
La velocità degli scambi tra i combattenti viene esaltata da una telecamera frenetica ma che comunque mantiene sempre il controllo della situazione, e il tutto è accompagnato da un comparto sonoro all’altezza della situazione, a firma dell’onnipresente Shoji Meguro.
Dopo tanti anni, qualcuno potrebbe obiettare che i giochi Arc System Works necessiterebbero di una rinfrescata a livello visivo, ma chi scrive appartiene invece alla corrente di pensiero che non vede l’ora di cimentarsi con un buon beat’em up 2D anche su Xbox One e PS4, che sia a firma Capcom o Arc System Works.

Conclusioni

Sulla carta, non c’è nulla che non funzioni in Persona 4 Arena Ultimax: l’offerta single player è assai corposa, con tanto di trama dedicata (anche se eccessivamente verbosa), l’online scorre liscio come l’olio, il cast di combattenti è stato arricchito e il gameplay finemente cesellato rispetto a quello, già valido, dello scorso anno.
A frenare il prodotto ad un passo dall’eccellenza è la sua natura derivativa rispetto al precedente capitolo, e ancor più i cinquanta euro richiesti per godere di cambiamenti che, pur se per il meglio, sono comunque marginali.
Chi non ha ancora messo le mani sulla serie, insomma, farebbe bene ad iniziare da qui, mentre i possessori di Persona 4 Arena farebbero bene ad attendere un calo di prezzo prima  di farlo proprio.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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