Pro Evolution Soccer 2015 – Recensione


Articolo a cura di Samuele Zaboi

Finalmente è giunto il momento. Pro Evolution Soccer 2015 (per tutti PES) approda sulle console di nuova generazione. L’anno scorso la scelta di Konami (quella di non arrivare su PlayStation 4 e Xbox One, ndr) ha fatto discutere, trovando alcuni sostenitori di questa decisione mentre altri hanno visto negativamente questa scelta, come segno di scarsa ambizione e paura del confronto con il celebre rivale. Ora però Konami ha superato tutti gli indugi portando PES, finalmente, sulle console next-gen.


Parola d’ordine: realismo

Pro Evolution Soccer 2015 approda sugli scaffali quando il campionato di calcio è iniziato ormai da più di due mesi e con più di un mese di ritardo rispetto al principale rivale. La decisione effettuata da Konami non è stata semplice da prendere e ha fatto storcere il naso a molti fan della celebre serie ma la software house ha deciso di dedicare allo sviluppo del gioco il maggior tempo possibile. PES 2015 si pone un obiettivo così semplice ma allo stesso tempo ambizioso: riuscire a essere il simulatore di calcio definitivo. Il gameplay prova a seguire questa linea, centrando, sotto molti aspetti, questo scopo: l’abbandono ormai definitivo dei binari che avevano caratterizzato i prodotti degli anni passati è un primo segnale in questo senso, mentre l’intero gameplay si avvicina in modo sensibile a una vera partita di calcio.

Riuscire a penetrare le difese avversarie non è semplice a maggior ragione in caso di svantaggio: in questo caso gli avversari sono in grado di effettuare un ottimo possesso palla (soprattutto con i livelli di difficoltà maggiori) mentre in caso contrario si spingono in avanti lasciando spazio ad ampie ripartenze. Il PES ID è stato ulteriormente migliorato ed esteso a un maggior numero di giocatori, che ora si muovono nel campo di gioco virtuale come se fossero proprio su quello reale: riconoscerli dalle fattezze fisiche non è sempre possibile (maggiore attenzione in questo senso è stata dedicata soprattutto ai top player) mentre si distinguono sul terreno grazie al loro stile facilmente individuabile e riconoscibile. Nel tentativo di dare un maggior risalto all’aspetto simulativo del gioco, i giocatori avversari sono sempre pronti a cercare di chiudere le linee di passaggio mentre, dal canto loro, i nostri attaccanti si mostrano abili nel movimento senza palla, nel tentativo di trovare il giusto spazio per poter penetrare nella difesa avversaria. In aggiunta a questo i passaggi devono essere dosati in forma e direzione mentre concludere dalla distanza non porterà sempre a inquadrare lo specchio della porta, proprio come accade in un match reale.

Non è tutto oro quel che luccica

Nonostante questi aspetti citati poco sopra, non mancano comunque alcuni difetti in PES 2015 e questi si vanno a individuare sostanzialmente nella sola figura del portiere. Gli estremi difensori mostrano infatti comportamenti altalenanti a seconda della situazione di gioco: se da un lato si rivelano di fatto sempre perfetti nelle uscite, sia basse che alte, dall’altro non mancano di mettere in luce alcune lacune per quanto riguarda la propria posizione tra i pali: talvolta sono in grado di respingere in modo goffo conclusioni tutt’altro che irresistibili mentre in altre occasione tiri deboli e non precisi si incassano in rete con estrema facilità senza che il portiere cerchi di porre rimedio in qualche maniera.

Gli elementi secondari di Pro Evolution Soccer 2015, come i tifosi sugli spalti o gli allenatori a bordo campo, non sono stati trascurati ma al contempo non riescono a eccellere come quelli legati direttamente al terreno di gioco.


Licenze? Celo, celo, manca

La più grande tegola del titolo Konami riguarda senza dubbio le licenze. In questo caso la sfida con il diretto rivale FIFA vede uscire PES sconfitto, nonostante la possibilità di avere accesso all’esclusività di alcune competizioni come l’Europa League, la Champions League o la Copa Libertadores o la Champions asiatica. La mancanza di alcuni campionati, come la Bundesliga, di quasi la totalità delle squadre inglesi (eccezion fatta per il Manchester United) e la presenza di un numero estremamente esiguo di stadi licenziati non fa altro che evidenziare questa mancanza che va, naturalmente, a riflettersi direttamente sul gioco. Le divise e i nomi delle squadre inglesi, sempre escludendo da questo discorso i Red Devils, non sono quelli ufficiali e anche la telecronaca, che vede l’esordio di Caressa con PES, rimarca queste lacune, evitando di nominare diversi giocatori di alto calibro che limitano nel massimo campionato inglese. Al momento non abbiamo la conferma che questo problema si protrarrà per diversi mesi o se verrà corretto con il rilascio di una patch dedicata.

Nuova voce e molte modalità

Come menzionato poco sopra, Pro Evolution Soccer 2015 vede il cambio della voce principale per quanto riguarda la telecronaca: Fabio Caressa va a sostituire Pierluigi Pardo, rimanendo al contempo affiancato da Luca Marchegiani. Il cambio di voce riesce a dare una piccola scossa anche se alcune frasi sono stati palesamente riprese da vecchie edizioni. La lettura delle formazioni prima che una partita inizi è, per esempio, una caratteristica un po’ stridente dal momento che viene fatta in maniera meccanica e senza un briciolo di espressione, al punto di risultare addirittura tediosa. Non mancano inoltre espressioni poco inerenti a quanto successo in campo, impedendo così a questo aspetto di diventare un punto di forza aggiuntivo del gioco.

La nostra prova di PES 2015 non ha potuto cimentarsi con le modalità di gioco online, ma le opportunità che il titolo Konami offre sono decisamente ampie: dalla competizioni licenziate già menzionate, è presente l’immancabile Campionato Master, le stagioni online, la modalità MyClub, la possibilità di effettuare una semplice amichevole o la sfida di cimentarsi nell’avvincente diventa un mito senza dimenticare la sezione dedicata agli allenamenti, dove personalizzare le proprie abilità e affinare le proprie capacità.

Conclusioni

PES 2015 approda sulle console di nuova generazione in grande stile, offrendo un gameplay in grado di avvicinarsi al realismo e alla vera simulazione calcistica, con situazioni che riescono a far rivivere veri momenti di una partita di calcio. Ricco di modalità di gioco differenti con cui ci si può sbizzarrire, il vero tallone di Achille del titolo Konami sembrano essere le licenze, con troppe squadre assenti, senza uno dei maggiori campionati europei come la Bundesliga e con una presenza davvero esigua di stadi ufficiali.


Articolo a cura di Redazione Player.it

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