Recensione: Startup Company

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Le piccole realtà indipendenti di tanto in tanto regalano delle piccole perle. E Startup Company è proprio una di queste. Sviluppato e distribuito dallo one-man-studio danese Hovgaard Games, Startup Company è esattamente quello che dice il titolo: un gestionale che vi mette nei panni dell’amministratore delegato di una nuova startup dedicata ai prodotti informatici e dovrete salire i ranghi del settore, prima producendo componenti per conto terzi, poi, nel momento in cui avrete raggiunto i fondi e il personale necessario, arrivare a mettere sul grande bazaar che è internet il nuovo Facebook, il nuovo YouTube o il nuovo Amazon.

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Ancora in fase beta, il gioco si presenta come un semplice e coloratissimo gestionale con elementi simulativi. Il gameplay è ridotto all’osso, avrete a disposizione una visuale dall’alto sul vostro ufficio, e dovrete gestire i vostri dipendenti, siano essi programmatori, esperti di marketing, segretari o ricercatori. Il vostro compito è accettare contratti per fornire componenti informatiche – database, sistemi di sicurezza, interfacce grafiche e via discorrendo – a compagnie che vi appaltano il lavoro e consegnare il lavoro in tempo, pena una riduzione del pagamento pattuito. Esistono diversi tipi di contratti, quelli a costo fisso sono i più comuni, i primi che vi ritroverete a gestire, poi arriveranno quelli ad appalto, ovvero voi farete un’offerta in base all’urgenza del contratto, e parteciperete ad una gara per accaparrarvelo con altre due startup nella vostra stessa situazione.

Nel frattempo avrete la possibilità di creare prodotti propri, investire in marketing per creare hype e generare accessi in modo da generare introito aggiuntivo. Più utenti utilizzano il vostro prodotto e più utile genererete. Fine. Semplicissimo. Dovrete gestire le ore di lavoro, mandare in vacanza i dipendenti stressati, stare attenti che può succedere di avere un programmatore esperto in vacanza e uno che, anche a ridosso delle ultime ore di un lavoro importantissimo vi lasci a piedi perché malato, quindi partono le penali da pagare per il lavoro consegnato in ritardo. Vedrete le flessioni di visite sui vostri siti, dovrete investire in marketing e ricerca per riuscire a generare più click, da questo punto di vista è incredibilmente realistico.

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Il problema è che, almeno per quanto riguarda la versione beta, rapidamente diventa un gioco molto meccanico. Spesso e volentieri si tratta di mettere in pausa, controllare che componenti servono per il prossimo contratto da consegnare, impostare il lavoro di programmatori e altri, e premere play finché qualcuno non finisce, poi ripetere d’accapo. La grafica minimale e coloratissima aiuta molto a rendere meno noiosa la questione, anche la possibilità di arredare il proprio ufficio permette di rompere un po’ una routine che spesso e volentieri diventa stagnante in fretta, e anche la possibilità di sviluppare il proprio sito e vederlo crescere, ma resta il fatto che, al momento, Startup Company è un po’ limitato.

Noi abbiamo avuto modo di provare la versione beta, ma il prossimo 11 Agosto verrà rilasciato in early access su Steam con la possibilità nel vicino futuro – almeno stando all’account Twitter dello sviluppatore – di creare mod e scenari tramite lo Steam Workshop, quindi c’è speranza di vedere questo piccolo prodotto diventare ancora più carino e godibile di quanto non lo sia già ora.

Nel suo piccolo e nonostante le limitazioni, Startup Company contiene tutti gli ingredienti per riuscire a farsi notare in un momento in cui il mercato dei gestionali è un po’ in stallo, con un concept che era stato solo marginalmente toccato da Game Dev Tycoon uscito però già da quattro anni. I margini di miglioramento ci sono e sono ampissimi, speriamo che tra l’accesso anticipato e il workshop Startup Company possa uscire vincitore di un mercato indipendente a volte crudele con i piccoli progetti.

Pro
Semplice e immediato
Grafica colorata
Concept nuovo

Contro
Ripetitivo
Manca la possibilità di tenere sempre sotto controllo il contratto sottoscritto
Piccoli dettagli a volte criptici

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Articolo a cura di Eleonora Muzzi

Professionista del doppio senso, videogiocatrice da un quarto di secolo, scrittrice per hobby, geek da sempre. Alla ricerca di più posto per sistemare i fumetti e videogiochi. Gioco ad un po' di tutto, non ho un genere preferito in assoluto, ma tendo a prediligere FPS con elementi RPG e stealth, anche se di tanto in tanto potreste trovarmi in un tunnel chiamato Cities Skylines in cui mi rintano per settimane a volte, dimenticandomi che esistono altri tipi di gioco.

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