Datura – Recensione


Datura, il nuovo gioco targato Plastic Studio e Santa Monica Studios porta il nome diun genere di piante, ornamentali o velenose, che ebbero orine in Asia e in Sud America. Proprio la natura è l’ elemento principale di questo stranissimo gioco, che entra a pieno diritto nella categoria di quei giochi che non potrebbero sfiorare l’opera d’arte.

Nel mezzo del solito cammin di nostra….

Datura è un gioco pensato per coinvolgere a 360 gradi il giocatore, ed è stato specificatamente pensato per essere giocato con il playstation Move pur adattandosi al gioco con il sixaxis. Dimenticatevi l’azione: qui si tratta di vivere un esperienza extracorporea in prima persona, visto che tutto quello che vedremo a schermo oltre al paesaggio e agli elementi dello scenario è la nostra mano. Un unica mano che si nuove sullo schermo per interagire con lo spazio circostante. Partendo dall’inizio, Datura sembra dare subito una scossa al giocatore e regala il primo momento di speranza ed esaltazione: ci troveremo sdraiati in un ambulanza, e mentre l’infermiera è girata ci stacchiamo gli elettrodi e andiamo (volontariamente) in arresto cardiaco. Niente da fare per la povera dottoressa che prova a rianimarci, passiamo all’altro mondo, o meglio in un limbo, accompagnati dalla famosa frase di Dante alighieri ” Nel mezzo del cammin di nostra vita…” ( che agli americani fa sempre tanto figo mentre a noi Italiani ci sembra l’ennesima minestra riscaldata).



Quello che ci troveremo davanti a questo punto del gioco, e sono passati neanche 5 minuti dall’inizio, è un mondo interattivo assolutamente onirico, dove con gli spostamenti del move dovremo andare ad indagare una serie di elementi naturali e non che saranno presenti in questa foresta che siamo chiamati ad esplorare. Dopo poco risalta subito l’ottima idea di base del gioco, che non lascia davvero delusi: quello che dovremo fare è vivere alcune situazioni legate alla morte o a situazioni di pericolo, decidendo come affrontarle: potremo aiutare, uccidere, scappare ecc.  Ognuna di queste sequenze interattive viene sbloccata risolvendo dei piccoli enigmi legati proprio agli elementi dello scenario che incontreremo nella foresta. La vera particolarità è la possiblità di fare delle scelte nel gioco, cil tutto nell’ambito una dimensione allucinogena ma molto coinvolgente. Il paesaggio ci aiuterà in tutto e per tutto a immedesimarci nell’esperienza, visto che cambierà drasticamente in base alla nostra moralità. Tutte le situazioni infatti possono essere affrontate in modo etico e maligno, mutando il paesaggio e l’avventura a seconda di come abbiamo deciso di agire.

Potenzilità Sprecate

Quello che Datura può dare sarebbe anche interessante, vario e particolare, ma non lo fa nel modo giusto. Il gioco purtroppo soffre di una serie di difetti non trasurabili che rendono abbassano notevolmente il voto in fase di recensione. Prima di tutto il problema principale che abbiamo riscontrato nelle 2 ore di gioco ( tanto dura l’avventura) è un feeling davvero basso con il Playstation Move. Il controller di movimento infatti doveva essere implementato meglio, spesso risulta poco reattivo e ostico da padroneggiare specialmente per azioni di precisione. Questo provoca non poca frustrazione in alcune situazioni. Frustrazione che viene accentuata quando ci troviamo di fronte a enigmi assolutamente illogici, che non regalano quella sensazione di soddisfazione una volta risolti. Il comparto enigmi e interazioni che incontreremo nel gioco soffrono di un altalenanza spaventosa: o troppo illogici o troppo banali. Nel primo caso subetra la già citata frustrazione, nel secondo uno spaventoso senso di banalità. Rendere speciale o onirico il tirare un sasso a un maiale per farlo alzare, o delle lattine da colpire con la palla è tanto difficile anche per uno studio che ci mette tanta buona volontà.


Un paesaggio da bocca …semiaperta

Uno dei punti di forza su cui gli studios puntavano prima dell’uscita del gioco è il comparto grafico  che ci avrebbe ” lasciato a bocca aperta”, immergendoci in paesaggi e scorci visivamente sublimi. Questo è vero a metà: il comparto grafico è discreto e alcuni scenari ed elementi di paesaggio sono ben caratterizzati, ma da qui a slogarsi la mascella ce ne passa. Molte texture non sono dettagliatissime e tanti oggetti presenti nel gioco soffrono di compenetrazione poligonale con la nostra mano virtuale. Un Plauso alla colonna sonora, davvero all’altezza delle migliori produzioni, in grado di immergere, sommergere e persino incoraggiare durante i momenti “no” della nostra esperienza di gioco.

COMMENTO FINALE

Datura è un fiore reciso troppo presto, un potenziale capolavoro che merita appena la sufficenza per le idee, alcune fase interessanti e una realizzazione tecnica cmq discreta. Ma perde per strada un’occasione d’oro, quella di creare un novello ” Dear Ester” per intenderci, lasciamo indelebile segno del suo passaggio. I giochi come questo in ogni caso appartengono a una categoria diversa rispetto a quello a cui i più sono abituati: è un viagggio allucinogeno senza azione nè dialoghi, un esperienza multisensoriale pensata per il move ( ma giocabile anche sensa) che poteva e doveva dare molto di più.


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Articolo a cura di Redazione Player.it

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