Yakuza: Dead Souls – Recensione


Dopo i primi quattro capitoli e uno spin-off nato e cresciuto su PSP, la serie Yakuza vedrà nei prossimi giorni l’arrivo di un nuovo capitolo in Europa chiamato Yakuza: Dead Souls – già uscito circa un anno fa in Giappone con il nome Yakuza: Of the End. Il mai troppo apprezzato titolo di CS1 Team in Europa riuscirà in questa salsa più action a farsi amare? Scopritelo in questa nostra recensione.


Yakuza: Dead Souls – Trailer di lancio disponibile sulla GamesVideoTV

ZOOOOMBIEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!

La storia è da sempre uno degli aspetti migliori e allo stesso modo complessi della serie e Yakuza: Dead Souls, nonostante sia uno spin-off, non si allontana particolarmente da questo standard. L’intricato intreccio di fatti e casualità ci porteranno nell’Aprile del 2011 e troveremo la sempre cara Kamurocho del quarto capitolo – che ricordiamo essere basata parecchio fedelmente sul quartiere Kabukicho di Tokyo – infestata in parte da umani mutati in zombie. Già nelle prime ore del gioco si comprende che alla base di questa mutazione non c’è nulla di paranormale, ma una sorta di esperimento che è andato storto. Il Japan Ground Self-Defense Force, in altre parole l’esercito giapponese, viene subito chiamato in causa per combattere e eliminare il pericolo zombie, ma ben presto i grandi capi capiranno che la lotta è inutile e si deciderà di creare un altissimo e resistente muro di contenimento intorno all’area infestata in modo tale da arginare il problema e permettere alla popolazione di continuare la sua vita, ma ovviamente una soluzione del genere non può andar bene ed è qui che scenderemo in campo noi.

La storia si divide in quattro capitoli maggiori, suddivisi a loro volta in svariati atti e per ogni capitolo indosseremo i panni di personaggi differenti. Si partirà, dopo una breve introduzione, con Shun Akiyama per poi passare a Goro “Mad Dog” Majima nel secondo capitolo mentre nel terzo sarà il turno di Ryuji Goda e solo alla fine torneremo nei panni dell’uomo con il tatuaggio più bello del mondo, Mr. Kazuma Kiryu.

Storia a parte, pezzo forte di Yakuza: Dead Souls, passiamo al suo più grande difetto, la svolta shooter. Se le meccaniche di gioco, per quanto leggermente legnose, in passato si adattavano perfettamente all’opera di SEGA e CS1 Team, con Yakuza: Dead Souls lo sviluppatore ha eseguito una decisiva svolta verso uno shooter vero e proprio, senza però rimaneggiare due aspetti principali: comandi e telecamera. Con i primi litigheremo e lo faremo spesso, nonostante resti la possibilità di utilizzare oggetti presi in giro, questi non servono praticamente a nulla in quanto i nostri nemici sono praticamente immuni a qualunque cosa non sia un proiettile o una esplosione. Ciò porta dunque a prediligere sempre e comunque l’approccio shooter a cui però mancano alcuni aspetti da un certo punto di vista fondamentali, a partire dall’impossibilità di camminare e mirare, o meglio, potremo fare dei lentissimi movimenti con l’arma puntata, ma ciò porta più problemi che benefici. A ciò si aggiungono poi l’assenza di un sistema di lock on sull’obiettivo, della mira libera e di una velocità di movimento estremamente lenta, ovunque si miri ci vorranno secondi per spostarci completamente verso la direzione voluta. Il lock on e la mira libera in parte sono presenti, entrambi solo quando sfrutteremo la visuale in prima persona che una volta attivata, premendo i due tasti necessari, si aggancerà al nemico più vicino, ma dopo averlo eliminato non si sposterà in automatico sul prossimo. Saremo noi a dover spostare il mirino e qui torna il problema dell’assoluta lentezza del movimento del personaggio. Risulta dunque che il modo migliore per affrontare la fase shooter, l’assoluta protagonista di Yakuza: Dead Souls, sia affrontarla un po’ a caso – e uso caso e non un termine simile volutamente.

Se tutto ciò non fosse poi sufficiente, giunge un secondo problema a ingigantire quest’ultimo rendendo il gioco frustrante tanto da farci quasi desistere in alcuni momenti dal continuare la nostra avventura. Parliamo della telecamera. La gestione di quest’ultima è pessima e dicendo ciò ne stiamo quasi facendo un complimento. L’assoluta impossibilità di gestire il movimento della telecamera la porta a posizionarsi in svariati momenti in posizioni assurde che non ci consentono di vedere chiaramente i pericoli e ovviamente di mirare correttamente. Da ciò risulta dunque che per buona parte del gioco la tattica migliore è scappare, evitare quando possibile gli scontri e quando dovremo obbligatoriamente affrontarli, armarci di tanta pazienza, munizioni e tanti oggetti per ripristinare la vita dato che ci ritroveremo sempre, nonostante si sia più o meno abili a schivare, ad essere colpiti da un nemico che non vedremo arrivare e che una volta a terra, ci ritroveremo facili prede di gruppi più o meno ampi di zombie.

Quest’ultimi poi presentano varianti sempre nuove tra zombie normali e piccoli, medi e grandi boss. Quelli piccoli sono molto comuni e hanno forme simile agli zombie normali, ma presentano caratteristiche e abilità uniche come un’estrema velocità, un urlo che richiama nell’area ondate continue di nemici o la capacità di esplodere. I boss medi sono meno comuni, ma li troveremo con facilità in aree dove sono presenti folti gruppi di nemici. Generalmente l’abilità di questi nemici è forza pura, pestando il terreno o ruotando sono in grado di mandarci gambe all’aria e se già feriti, morire.

I boss grandi poi sono i classici boss dei videogiochi, grossi colossi cattivi che dovremo eliminare studiando i punti deboli e sfruttando, soprattutto, un’abilità nuova denominata Snipe Gauge. Si tratta fondamentalmente di una barra che si riempie con l’uccisione dei nemici e che, una volta carica, ci permetterà di attivare una breve scena in Quick Time Event dove il nostro protagonista colpirà sempre un oggetto esplosivo – e grazie all’esplosione potremo eliminare decine di nemici in campo aperto o mandare a terra i grandi boss e scaricare subito dopo i caricatori delle nostre armi per batterli definitivamente.

Ma così come Yakuza non è solo storia, anche Yakuza: Dead Souls non è solo shooter. Come abbiamo accennato prima, Kamurocho non è del tutto infetta – maggiore sarà il progresso, maggiore sarà la parte di Kamurocho infetta rispetto a quella normale. Restando nella Kamurocho normale avremo a disposizione tutto quel mondo vivo e ricco di attività che ha contraddistinto questo titolo. Potremo andare al Karaoke, divertirci giocando a freccette, bowling, giochi di pesca, riposarci in sale massaggi e ovviamente raggiungere i nostri covi dove potremo migliorare le nostre armi, modificare il nostro inventario e sviluppare con calma le nostre abilità attraverso l’ampio menu apposito che da accesso a mosse e capacità sempre diverse ad ogni livello giocatore che raggiungeremo con l’esperienza – lo sviluppo delle abilità sarà fattibile anche nella Kamurocho infetta. Tuttavia, come accennato, maggiore sarà il progresso nel gioco, minore sarà la porzione della cittadina libera dagli zombie e a dirla tutta, con gli zombie a pochi metri di distanza, non viene tanta voglia di mettersi a giocare a bowling.

Buona la longevità complessiva del titolo che richiede uno sforzo di circa tredici, quindici ore per completare la sola trama, senza contare le innumerevoli missioni secondarie e obiettivi che da soli offrono poco meno di dieci ore di divertimento e sfide aggiuntive.

FORSE E’ ORA DI CAMBIARE

Il gameplay, lato shooter come già accennato, non è il solo problema di Yakuza: Dead Souls. Il motore alla base di tutto comincia forse a sentire un po’ troppo il peso degli anni, resta tutto gradevole e la riproduzione di Kamurocho tanto non infetta che infetta, è bella da vedere, così come i personaggi sono sempre tutti ben curati e ricchi di dettagli ma per quanto cura gli sviluppatori mettano ancora in questo motore, la differenza con titoli dall’anima simile si comincia a sentire e anche tanto. Gestione della telecamera a parte di cui abbiamo già detto, forse anche fin troppo, animazioni, collisioni e mole poligonale in genere non è assolutamente ai livelli di altri titoli targati sempre SEGA, Binary Domain in primis che ha addirittura portato nel multiplayer i protagonisti di Yakuza forse meglio riprodotti rispetto al titolo a cui appartengono. E’ ora di rivoluzionare un po’ il comparto tecnico o il prossimo capitolo di questa serie soffrirà eccessivamente il confronto.

Ottimo come sempre il sonore forte di un doppiaggio esclusivamente in lingua giapponese e per nulla localizzato in italiano – l’unico modo per giocare e capire cosa fare e cosa ci viene raccontato è conoscere la lingua originale o l’inglese, lingua usata nel gioco per menu e sottotitoli. Buona anche la colonna sonora, non memorabile, ma mai fastidiosa.

CONCLUSIONE

In conclusione Yakuza: Dead Soul è un titolo discreto, decisamente più votato all’azione e meno alle intrigate storie che la serie di SEGA ci ha propinato sino ad oggi. Per sua sfortuna però, oltre ad ereditare un comparto tecnico che sente ormai il peso degli anni sulle spalle, come shooter vero e proprio Yakuza offre il peggio di se a causa dei comandi e di una gestione della telecamera decisamente pessima, in grado solo di far venire grandi arrabbiature. Se gli sviluppatori avessero rivisto le meccaniche del gameplay, Yakuza: Dead Souls sarebbe stato un vero gioiello da non perdere per nessun motivo.

Solo se siete dei fan sfegatati della serie, ma veramente sfegatati, riuscirete a passare oltre i difetti e godere il meglio che questo spin-off vi offre.


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Articolo a cura di Redazione Player.it

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