Asura’s Wrath – Recensione


Sono passati praticamente due anni dall’annuncio di Asura’s Wrath e sino ad oggi il gioco, attraverso un’ottima campagna pubblicitaria organizzata da Capcom, è riuscito ad attirare gli interessi di molti giocatori. Tanto è cambiato dall’uscita della demo e dei vari hands-on dove critica e fan hanno scoperto in Asura’s Wrath un gioco semplice fatto di scontri classici e tanti, tanti, tanti Quick Time Events. Nella sua completezza, Asura’s Wrath è qualcosa in più di tutto questo o abbiamo di fronte solo un gioco carino, ma con nulla di eccezionale? Scopritelo in questa nostra recensione.

MOH M’INCA*********OOOOOOOOOOOO!!!!!

Cominciamo come sempre dalla storia. Tutto inizierà con la lotta tra i Gohma capitanati da Vlitra, un essere serpentiforme, e gli otto guardiani celesti, semidei con al comando il Generale Asura, il nostro protagonista. Sconfitti i Gohma e Vlitra grazie soprattutto alle preghiere di Mithra, sacerdotessa e figlia di Asura, che ha amplificato la potenza del Mantra dei guardiani, Asura si ritroverà in breve tempo da amato vincitore e salvatore del mondo, a traditore, spogliato dei suoi poteri e condannato ad un esilio di dodicimila anni nel Naraka – ciò che per noi è traducibile come l’Inferno.


Asura’s Wrath – Trailer di lancio disponibile sulla GamesVideoTV

Durante questa lunga permanenza nel Naraka, il mondo cambierà notevolmente, i restanti guardiani celesti si ergeranno al ruolo di dei predendosi i meriti di Asura, rapiranno e assoggetteranno al loro volere prima Mithra e successivamente il genere umano, anch’essi potenti catalizzatori di Mantra. Ma a cambiare nel corso dei dodicimila anni di esilio non sarà solo il mondo e i guardiani celesti, durante questa lunga permanenza nel Naraka la rabbia e la sete di vendetta in Asura verranno costantemente alimentate e il semidio scoprirà di non aver bisogno dei poteri di un tempo, la pura rabbia è più che sufficiente per combattere chi lo ha allontanato dalla figlia e spogliato dei suoi meriti.
Da questo punto in poi, tutta la storia narrata nel gioco verterà sulla ricerca da parte di Asura di figlia e vendetta e nonostante avvenga un cambio di personaggio in uno specifico momento della trama, la storia alla base del gioco non cambierà di una virgola. Seppur possa sembrare banale, il modo in cui la storia viene raccontata, si sviluppa e si divide – 19 capitoli denominati Kanda nel gioco – è ottima, piena di sentimento e talmente carica di emozioni da risultare nel complesso una delle trame più belle, intriganti e entusiasmanti degli ultimi anni.

Se la storia, profonda anche se breve è quanto di meglio l’opera di Capcom e Cyberconnect2 è in grado di offrirci, il gameplay è invece il suo maggiore tallone d’Achille. Fondamentalmente il gameplay si divide in tre differenti fasi: combattimento a terra, shooting in terza persona e Quick Time Events, con gli ultimi che sono quanto di più spettacolare ci sia, soprattutto quando si affrontano i combattimenti con i vari boss. I QTE poi servono anche durante il combattimento, ogni attacco nemico infatti può essere schivato o sfruttato spingendo con il giusto tempismo i tasti che compariranno a schermo.

Fondamentalmente tutto si basa su due barre di controlla, la prima ci mostra la vita rimasta nel corpo del nostro personaggio, mentre la seconda la furia, barra che si riempierà portando a segno i colpi. Per quanto riguarda le fasi di combattimento vero e proprio, tutto si basa sul classico doppio attacco, uno rapido e poco potente e il secondo lento ma estremamente potente a cui si aggiunge anche lo shooting con un terzo pulsante. Concatenando i due attacchi corpo a corpo si realizzeranno semplici combo e come accennato, ogni colpo mandato a segno andrà a incrementare il riempimento della barra della furia che una volta caricare ci consentirà di attivare il Burst, ossia di scaricare sul campo tutta la furia accumulata. Attivando il potere di questa barra, tutti i combattimenti si fermeranno per dare spazio a una cutscene in cui vedremo Asura mandare a terra il suo avversario con una mossa spettacolare e concludere sull’immediato il combattimento – ciò avverrà quando si attiva il burst sui nemici minori, con quelli maggiori avremo più fasi da dover completare, ognuna delle quali per essere ultimata necessita di una scarica della furia.

In parte simile anche la fase shooting in cui Asura sparerà delle sfere energetiche dalle mani e che potremo dirigere muovendo la telecamera. Nei grossi combattimenti poi potremo anche sparare colpi multipli “telecomandati”, ossia più sfere energetiche che andranno a colpire i bersagli in modo automatico.In breve dunque il gameplay offerto dall’opera di CyberConnect2 non è altro che un continuo button mashing intervallato da fasi in cui la pressione dei pulsanti deve essere dosata per i QTE.

Ad un gameplay così povero si aggiunge purtroppo anche una longevità decisamente sotto tono, il gioco infatti lo si conclude in poco più di sei ore. Finita la trama poi non c’è altro da fare e il finale alternativo che sbloccheremo ultimando sei Kanda con la classificazione S non aggiunge altro all’opera di CyberConnect2. Manca del tutto un comparto multiplayer – che onestamente non avrebbe molto senso in un titolo del genere – e dubitiamo che i futuri DLC possano aggiungere al gioco molto più di quanto il titolo già offre nel suo complesso.

BELLO… MA QUEI DIFETTI NON CI VOLEVANO PROPRIO

Alla base del comparto tecnico ci sta l’Unreal Engine con tutti i suoi pregi e difetti, un motore che CyberConnect2 è stata comunque in grado di addomesticare e sfruttare bene. Se la realizzazione dei personaggi principali è superba, ispirata e in grado con il suo stile un po’ unico tra manga e cell-shading, senza che quest’ultimo risulti comunque pesante o eccessivo. Le stesse lodi non possono però esser fatte per ambientazioni o personaggi secondari, entrambi poveri di dettagli e con texture a volte slavate e in bassa definizione. Dopo la storia, il secondo punto forte di Asura’s Wrath è in parte il comparto tecnico e diciamo in parte perché purtroppo, anche qui, ci sono diversi difetti. Il maggiore è il tearing, ossia le scalettature orizzontali che compaiono soprattutto durante le cutscene e che in parte danneggiano quanto di meglio il gioco è in grado di offrire.

Ottimo il comparto audio con musiche eccellenti ed un doppiaggio, esclusivamente in lingua inglese, veramente grandioso.

CONCLUSIONE

L’avventura di Asura non finisce sicuramente qui, la storia ha tutto quel che serve per un secondo capitolo e se CyberConnect2 e Capcom saranno in grado di ascoltare critica e fan, il futuro che ci aspetta sarà meraviglioso. Ad ogni modo, questo primo capitolo di Asura’s Wrath sarà un gioco sia amato che odiato, amato da chi cerca storie profonde e in grado di emozionare, odiato da chi acquista un gioco con la speranza che gli consenta di divertirsi giocando per più di un solo pomeriggio.

In conclusione Asura’s Wrath è innanzi tutto un’esperienza e solo dopo un gioco e a dirla tutta, un gioco appena sufficiente. Dura poco, è fin troppo semplice da completare e dal punto di vista tecnico ha diversi difetti, ma le emozioni che è in grado di darci sono impagabili.

VOTO: 7.5 SU 10


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Articolo a cura di Redazione Player.it

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