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Dungeon Siege 3: Recensione


Recensione di Fabiano “Deimos” Zaino

A distanza di sette anni dal precedente Dungeon Siege 2, esce il relativo seguito.
Dungeon Siege 3 si presenta fin da subito come un titolo fuorviante, un hack’n’ slash d’azione che nasconde al suo interno una piccola ma importante dose di RPG sempre centellinata agli scontri pieni di magia, botte e effetti speciali a tutto schermo.

Fra le vere novità del gioco, si aggiunge anche la possibilità di affrontare l’intera campagna in modalità co-op che, detta come deve essere detta, sarà una manna per quelle persone che non hanno voglia di farsi ore e ore di quest accompagnati dai compagni guidati dall’intelligenza artificiale.

Fra le cose brutte invece, se siete fan della serie lo saprete bene e sicuramente avrete un momento di tristezza, segnalo che il caro asinello di turno ci ha purtroppo abbandonato…evidentemente, al passaggio di software house (il titolo è programmato da Obsidian e non più da Gas Powered Games), non hanno confermato il suo contratto. Iniziamo.

NOI SIAMO I LEGIONARI
La trama alla base di Dungeon Siege 3 è leggermente contorta e narra le vicende della X Legione, un gruppo di pacificatori che difendono a spada tratta il regno di Ehb. La Legione però era stata incolpata ingiustamente dell’omicidio del precedente Rè di Ehb e dunque viene attaccata da una donna molto potente di nome Jayne Kassynder: quest’ultima distrugge quasi completamente la Legione.

Il “quasi” si riferisce ovviamente agli eroi che impersoneremo durante il gioco e che sono miracolosamente scampati alla furia della Kassynder.

Lo scopo vero e proprio di Dungeon Siege 3 sarà dunque quello di cancellare l’infamia della Legione nell’aver ucciso il Rè del regno e per fare questo, bisognerà riformare la Legione e arruolare quante più persone possibili alla causa.

Oltre alla trama principale, man mano che si prosegue durante il gioco, verremo a conoscenza di fatti secondari che però potrebbero influenzare molto la trama principale benchè i veri colpi di scena sono sempre pilotati dall’abile penna degli scrittori in casa Obsidian che hanno creato una storia densa di avvenimenti con una maestria davvero incredibile.

Ascoltare le gesta di qualche eroe sopravvissuto alla battaglia o dialogare anche solo con un povero viandante ferito, è davvero incredibile vista la maturità dei testi di cui Dungeon Siege 3 è provvisto: mai banali o messi li tanto per fare contorno alla storia principale.

MEGLIO SOLI O IN COMPAGNIA?
Faccio subita una precisazione dolente al singleplayer in questione: dopo qualche ora di gioco, la noia tende a prendere il sopravvento.

Attenzione però, non parlo di noia legata alla storia ma parlo di noia legata al fatto di avere compagni guidati dall’intelligenza artificiale del titolo – Dungeon Siege 3 diventa un filino ripetitivo sotto il punto di vista degli schemi d’attacco sia con i nemici che popolano la terra di Ehb che con i Boss di fine livello che si dimostrano avere bene o male sempre le stesse tattiche di svolgimento (le prendono, cercano di difendersi con un attacco speciale, ricorrono alla magia per chiamare aiuti e alla fine periscono).

Nel gioco ci vuole davvero poco per impratichirsi con i comandi e con la lotta sempre costante che accompagna il giocatore, già dopo la prime due orette e l’avanzamento di cinque o sei livelli, potrete cimentarvi in attacchi speciali e vedere all’opera la buona potenza dei compagni di squadra nel massacrare le creature che bene o male siamo ormai abituati a vedere in ogni fantasy che si rispetti.

Fra le cose davvero belle però, devo segnalare che l’ascesa dei poteri del personaggio e il suo equipaggiamento, rimangono sempre abbastanza in linea con i nemici che si tendono ad affrontare…non avremo mai una classe davvero superiore al mostrone grosso e cattivo o al Boss di fine livello: questo determina un fattore davvero importante del gioco, ovvero la sua difficoltà.

Dungeon Siege 3 non è un gioco facile ma neanche troppo complesso, a livello normale e dopo quattro o cinque ore di gioco, incontrerete gente che se affrontata allo sbaraglio, vi farà cadere come mosche. La vera bruttura al livello di difficoltà risiede principalmente nella possibilità di rianimare i compagni feriti premendo per qualche secondo un tasto…questa scelta devo dire che mi ha fatto leggermente storcere il naso ma che si mette in linea con il fattore co-op del titolo.

Chiudendo questa parte, segnalo che per partire con la campagna principale del gioco, dovremo scegliere uno dei quattro personaggi giocabili – i restanti diventano i compagni di sqaudra guidati dal computer.

Avremo Lucas Montbarron (Guerriero), la bella Anjali (una sorta di Maga Guerriera chiamata Archon), Reinhart (il Mago vero e proprio) e per finire Katarina (Strega e Amazzone).

Sui personaggi posso dire che mi sembrano tutti abbastanza equilibrati benchè Reinhart (la mia scelta per il gioco), sia un filino debole negli scontri ravvicinati mentre Anjali, sembra essere davvero molto forte anche nei suoi primi livelli.

Nella lotta vera e propria, tutti i personaggi sono dotati di due attacchi ben distinti, della possibilità di offendere gli avversari con colpi speciali ma anche di parare gli attacchi con la pressione di un tasto.

Qui però devo ammettere una cosa dolente, non sempre i comandi saranno all’altezza della situazione e cosa che farà storcere il naso ai pcisti, stranamente NON ESISTE un menù per modificare i comandi.

Questo mi porta a pensare che il gioco sia stato progettato prima per console e poi convertito per la nostra piattaforma.

Altra nota dolente per quanto riguarda il party invece, sappiate che non potrete comandare personalmente gli altri personaggi ma agire su di loro solamente per cambiare armi e vestiario e assegnare punti speciali.

Va da se che l’intelligenza artificiale dei compagni è davvero buona sotto il punto di vista degli attacchi e della difesa anzi, tranquillizzatevi, perchè credo che in Dungeon Siege 3 ci siano i migliori compagi guidati da una intelligenza artificiale che per fortuna non tende a suicidarsi ogni 3 minuti durante gli scontri ma che anzi riesce a ripiegare o a proteggervi quando serve.

Davvero molto ma molto importante il fattore vita, scordatevi la rigenerazione automatica (apriti cielo): la vita non si rigenera ma dovrete acquisire delle sfere verdi (se ne lasciano) dai corpi dei nemici uccisi oppure affidarvi a qualche incantesimo curativo.

Concludendo la parte del gameplay, segnalo che salendo di livello si sbloccano punti speciali che dovranno essere investiti nelle abilità o nelle capacità di ogni personaggio.

Nulla di cosi difficile anzi, basta una semplice lettura del potere e con un clic lo si migliora.

Facilissima anche la gestione dell’equipaggiamento e dell’inventario: con il primo si scegli l’attrezzatura più performante e la si sostituisce ad ognuno degli eroi, con il secondo potremo scartare (vendere) o tramutare direttamente in oro, le cose che non ci servono: si, avete letto bene, le cose inutili si trasformano subito in pezzi d’oro…non male.

FANTASY MODESTO
Il bello del genere fantasy, lo dirò sempre, è vedere cosa si sono inventati nella modellazione di un regno inesistente.

La terra di Ehb devo ammettere che non è il massimo in termini di fantasia ma che anzi ci si trova per le mani delle ambientazioni non troppo diverse dal classico fantasy: foreste incantate, paludi ancestrali, dungeon freddi e bui abitati da ragni giganti e via di questo passo.

Dal punto di vista tecnico però non ci si può proprio lamentare – cosi come la pesantezza del motore grafico è quasi illusoria: tutto al massimo il gioco gira che è una bellezza e ha anche dei tempi di caricamento che sfiorano giusto il secondo e mezzo di attesa.

Tutti i personaggi sono ben modellati benchè non spingano molto per quanto riguarda particolari o texture. Anche i visi non convincono troppo ma si lasciano comunque ben guardare.

Belli anche gli effetti speciali di contorno e ancora di più l’illuminazione generale – ci sono Dungeon animati di luce verde o viola che faranno venire i brividi. Fra le brutture invece, trovo la gestione della telecamera abbastanza inutile, sia per quanto riguarda l’isometrico distante che la possibilità dell’avvicinarsi leggermente al personaggio: entrambe le viste non lasciano spazio al panorama e anzi offuscano pesantemente l’entrata in campo degli avversari che si vedranno arrivare solamente all’ultimo istante.

Parecchio evocativa la parte audio con musiche da brivido, malinconiche o perfettamente in linea con la situazione a schermo.

Buoni gli effetti audio dedicati alle varie magie o ai combattimenti.

Il gioco è tradotto in italiano ma solamente per quanto riguarda i menù e i dialoghi, le voci nei filmati rimangono in inglese.

DUNGEON SIEGE 3
Dal punto di vista del puro divertimento, il nuovo lavoro di casa Obsidian, ingrana la marcia fin da subito ma tende a ripetere la sua formula dopo poche ore di gioco e devo dire che questo fattore è un tantino brutto per questo genere di giochi che invece dovrebbe salire di grado leggermente per lasciare sempre a bocca aperta.

Va però detto che il titolo offre una vasta varietà di scontri, nemici, Boss e scenari tutti da vedere. L’esplorazione purtroppo non è stata concepita come aperta e anche qui molte persone potrebbero storcere il naso cosi come il gioco è più orientato a meccaniche hack’n’slash che non all’rpg puro.

C’è da dire che una buona intelligenza artificiale dei compagni, una storia e dei dialoghi assai maturi e una modesta componente grafica, rendono Dungeon Siege 3 un gioco consigliato a chi magari si è lasciato sfuggire qualche fantasy di troppo.

Votazione finale: 7,4/10

Articolo a cura di Redazione Player.it

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