Dead Space


Recensione di Fabiano “Deimos” Zaino 

Dead Space è disponibile per PC, PlayStation 3 e Xbox 360.
La versione testata è quella per Pc.

 


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Buio, sudore, palpitazioni accelerate e tensione.

Sensazioni degne del migliore film dell’orrore ed è nel sudore freddo e nella suspance che il nuovo titolo di casa EA ci permette di tuffarci senza mezzi termini. Nello spazio, nessuno può sentirti urlare, recitava la nota frase della serie di Alien ma, nello spazio profondo, noi urleremo come non mai.

Il titolo in questione è Dead Space, recentemente uscito, ci mette nei panni di un povero operaio spaziale che dovrà affrontare orrori oltre ogni sua previsione per scappare da una astronave in avaria che galleggia nello spazio.

 

USG ISHIMURA

Chiariamoci subito, Dead Space è il primo vero titolo survival horror che compare sui nostri amati pc, non è una conversione da console fatta grezzamente e non è neanche un capitolo seguente di qualche saga che si trascina da anni sui nostri monitor. EA propone un nuovo marchio e lo fa nel migliore dei modi, partendo però da una storia piuttosto scontata e debole – tant’è che i giocatori più appassionati di fantascienza letta o vista al cinema, noteranno subito forti citazioni con capolavori come Alien, La Cosa, Event Horizon, Sfera, Fantasmi da Marte e Solaris, a voi scovare le altre.


La storia alla base del titolo ci racconta di come in seguito alla scoperta di uno strano manufatto alieno, portato a bordo della nave spaziale per la ricerca mineraria “USG Ishimura”, si iniziano a verificare numerosi blackout energetici e problemi nelle comunicazioni, fintanto che i contatti si interromperanno definitivamente. A questo proposito viene inviata una navicella di supporto dove al suo interno, faremo la conoscenza del personaggio virtuale che impersoneremo per il resto del gioco, il suo nome è Isaac Clarke (Isaac come Asimov e il Clarke potrebbe essere quello che scrisse 2001 odissea nello spazio, altra citazione), un ingegnere delle comunicazioni capitato nel luogo e nel momento sbagliato.

Nel filmato introduttivo del gioco poi, non avremo neanche il tempo di ambientarci che già capita il primo disastro, saremo letteralmente attratti dalla nave madre da schiantarci contro di essa e salvarci quasi miracolosamente per venire poi separati dal resto del gruppo, soli e senza armi.

Frenetico e cinematografico, in poche parole, una situazione dannatamente coinvolgente.

 

ESCONO DALLE PARETI

Altra frase citazione di Alien per iniziare a descrivere nel vivo quello che ci succederà intorno.

Il nostro eroe si troverà a dover fronteggiare una delle situazioni più assurde mai provate e a combattere con delle creature che di umano ormai hanno ben poco. Perché fin dalle prime battute del gioco inizieremo a sentire un’ atmosfera fuori dal comune, tenderemo l’orecchio ad ogni minimo rumore e ci spaventeremo non appena il primo mostraccio famelico del nostro sangue farà la sua comparsa.


Ricordiamoci poi che il personaggio principale non è un marine potenziato ma un semplice ingegnere. Questa scelta di gameplay sarà alla base dei combattimenti perché lo sfortunato (e noi con lui), dovrà difendersi con le attrezzature del caso e non con armi super tecnologiche, detto questo sappiate che non si è neanche dotati di una armatura degna di questo nome ma abbiamo solo la nostra tuta da meccanico spaziale. Con questo pretesto, affronteremo i mostri che ci piomberanno addosso con una delle strumentazioni più originali degli ultimi tempi e con l’avanzamento del gioco potremo anche migliorare il nostro armamento e la nostra corazza: l’espediente aggiunge un piccolo elemento rpg al titolo ma più avanti spiegherò meglio le fasi.

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SPLATTER E GRAVITA’ ZERO

In Dead Space non si spara e basta, anzi, ci capiterà di dover risolvere problemi di varia natura da affrontare con un minimo di intelligenza come i classici survival degli ultimi anni ci hanno abituato.

Ci saranno dunque situazioni dove dovremo riattivare energia per far abbassare ponti e saracinesche, creare un virus per ammazzare un determinato organismo, cercare un nuovo motore per la nostra nave danneggiata o difendere la Ishimura dall’avvicinamento di alcuni grossi meteoriti, senza dimenticare i nostri amici asserragliati da qualche parte mentre tentano di sopravvivere come noi all’orrore che li circonda.

Se ciò non bastasse, ricordatevi che siamo nello spazio e che dunque ci saranno delle situazioni a gravità zero dove mancherà ossigeno (attenzione all’indicatore) o dove dovremo saltare da un muro all’altro per superare una determinata paratia o per accedere ad un terminale o recuperare un oggetto.

Nel gioco, la parola “rilassato” non esiste, starete sempre all’erta perché può sempre succedere qualcosa, ed è questo il bello del gioco, tutte le situazioni che affronterete non sono mai scontate e molto spesso vi capiterà di sobbalzare sulla sedia per un mostro sbucato proprio dove meno ve lo aspettavate. D’altra parte le situazioni che vedrete sono al limite dello splatter e dell’orrore puro.


Basta solo pensare che per eliminare al meglio i nemici, non sarà sufficiente sparargli in testa ma dovremo letteralmente smembrare le loro parti, tagliando di netto teste e arti, spappolando il loro corpo grazie al comando che ci permette di schiacciare i nemici a terra. Menzione speciale per alcune situazione al limite del combattimento spaziale e per la presenza di due o tre boss davvero ostici.

Dead Space è paura e i programmatori si sono espressi nella migliore maniera per regalarci emozioni forti, ricreando una regia dai toni cinematografici molto ricercati e precisi.

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INTERFACCIA, ARMI E EQUIPAGGIAMENTO

A differenza di molti altri survival, in Dead Space c’è una notevole evoluzione per quanto riguarda l’interfaccia di gioco, scordatevi di vedere la percentuale della vita o il numero di munizioni, qui si sono trovate altre soluzioni e non ci sono icone che sporcano lo schermo, rendendo la sensazione del “io ci sono” ancora più viva e cinematografica.

La mancanza di una interfaccia grafica è resa realisticamente perché le informazioni della vita saranno visibili sulla schiena del personaggio, tramite delle tacche luminose poste sulla tuta mentre il numero di munizioni è visibile direttamente sull’arma impugnata.

Avremo anche modo di aprire un menù olografico davvero fuori dal comune per realizzazione tecnica e per originalità, nulla di mai visto in nessun altro gioco di questo genere. Suddetto menù servirà per tenere costantemente sotto controllo l’inventario del personaggio, la mappa di gioco e gli obbiettivi.

Sempre sulla schiena sarà visibile una manopola che indicherà la capienza della nostra “stasi,” questa è un opzione speciale che ci permetterà di rallentare il tempo, utilizzabile anche per fermare i nemici (alcuni sono delle furie) o per superare determinati puzzle.

Avremo anche la capacità di spostare oggetti più o meno lontani con l’utilizzo di un modulo cinetico che, a differenza della stasi, non va però ricaricato ma solo potenziato.

In giro per gli schemi troveremo dei dischetti speciali che serviranno nelle postazioni upgrade per migliorare tutti i nostri “poteri”, le armi e la tuta di Isaac. Come dicevo prima, questa sezione trasforma momentaneamente il gioco in una sorta di rpg perché dovremo scegliere sapientemente cosa migliorare e cosa trascurare per la buona riuscita della missione. Per di più, nei corridoi della Ishimura, troveremo dei negozi dove comprare munizioni e nuove armi ma anche oggetti quali le capsule della vita, l’aria e la stasi o dove sbloccare potenziamenti per la tuta spaziale di Isaac, che man mano potrà essere fortificata tramite piastre di protezione.

Piccola nota di merito nelle aree “tranquille” dei negozi, non è sempre cosi, qui il nemico è sempre in agguato quindi quando crederemo di star un momento in pace dovremo aumentare la nostra guardia.

Riguardo le armi ne potremo scegliere fra sette ben definite e tutte hanno sia un fuoco principale che uno secondario, di seguito la lista e le specifiche.

Plasma cutter – è una pistola a impulsi che spara tre proiettili contemporaneamente. Il fuoco secondario ruota il baricentro dell’arma, facendolo diventare da verticale a orizzontale.

Pulse rifle – è una specie di mitragliatore ed è anche l’unica arma ereditata dalle forze speciali della Ishimura. Il suo fuoco secondario permette di sparare un intero caricatore in più direzioni.

Ripper – una motosega del futuro. Con il fuoco principale si lancia la sega circolare e la si controlla a mezz’aria, utile per tagliuzzare più nemici. Con il secondario si scaglia una sega esplosiva, utile per combattere nemici distanti o per uccidere i mostri usando lo strafe da dietro una porta.

Lanciafiamme – fuoco allo stato puro, nella modalità secondaria, scaglia una palla di fuoco.

Line gun – versione più potente del plasma cutter, utile per le distanze ravvicinate. Il fuoco secondario rilascia una piccola mina a contatto.

Contact beam – è un lanciamissili ma molto lento da ricaricare. Il fuoco alternativo irraggia un onda di energia che si ripercuote nelle vicinanze a 360°

Force gun – per ultima l’unica arma pensata per il combattimento ravvicinato. In alternativa rilascia una piccola bomba che esplode a contatto.

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SANGUE SULLE PARETI

In ogni survival che si rispetti, ci sono due cose che devono essere curate per creare suspance: ambientazione e sonoro. Se la storia alla base del gioco è decisamente scontata, non lo è sicuramente il comparto tecnico che propone texture, modelli e animazioni decisamente sopra la media di ogni survival horror attualmente presente sul mercato.

Come detto sopra, Dead Space è il primo vero survival next generation per console e pc, gli ambienti sono angusti, tetri e pieni di rumori da brivido. Gli effetti di illuminazione dinamica sono diretti magistralmente per rendere sempre costante il senso di ansia e angoscia. Quante volte ci prepareremo ad affrontare una situazione e una maledetta luce a intermittenza ci farà sudare freddo per l’angoscia? Ancora, nel bel mezzo di un combattimento ci imbatteremo in un ambiente dove le luci inizieranno a spegnersi una dopo l’altra. Effetti particellari e bump mapping per ultimi rendono meglio le texture del gioco, il sangue e le superfici orripilanti dei mostri.

Dal punto di vista dei poligoni non ci troviamo di fronte ad una rivoluzione ma il sapiente uso di tutti gli effetti elencati, saprà ben coprire alcune piccole magagne di modellazione.

Gli schemi di gioco sono sempre magnifici e ben caratterizzati, è vero che ci si muoverà prevalentemente per la Ishimura, almeno nei primi capitoli (in tutto sono dodici) ma sia i corridoi che le stanze non sono mai banali anzi, la cura per le scenografie è maniacale, il tutto condito da piccoli colpi di perfezione come il pulviscolo ambientale o i detriti spaziali o ancora il sangue sulle pareti e varie scritte allucinate.

Il motore di gioco è fluido e funzionale, renderà enormemente bene sia alle alte risoluzioni e con tutti gli effetti attivati, sia su configurazioni non proprio all’ultimo grido.

Riguardo il comparto audio, per quanto riguarda le musiche e gli effetti sonori siamo su ottimi livelli, il gioco propone un accompagnamento dinamico a seconda delle situazioni, quindi tendere l’orecchio e d’obbligo per capire se si è in una zona calma o meno e i pezzi strumentali sono coinvolgenti al punto giusto per aumentare paura e angoscia.

Nota dolente per quanto riguarda la localizzazione nella nostra lingua: in verità non è nulla di eccessivo però alcune voci vengono storpiate da un accento nostrano troppo marcato, come ad esempio quella del famoso Dario Argento che è stato coinvolto nel progetto e che presta la parola ad uno dei principali personaggi del titolo. Il mio consiglio è quello di giocare il titolo nella lingua originale, perché se la localizzazione nella nostra lingua è più che sufficiente per i numerosi archivi da leggere, non è la stessa cosa per il parlato, ripeto, leggermente carente.

CONCLUSIONI E DIFETTI

Dead Space, nel suo genere, è un capolavoro a tutti gli effetti ma non è esente da difetti.

In maggioranza, l’avventura è troppo lineare, scordatevi dunque scelte multiple o percorsi alternativi, qui non ce ne sono. Legato a questo è da menzionare la scarsa longevità del titolo che si conclude in una dozzina di ore anche giocandolo da subito al livello di difficoltà alto.

Di eccellente, atmosfera fuori dal comune, cura maniacale per alcuni dettagli, grande impatto grafico e scenico. I mostri si possono fare letteralmente a pezzi, puzzle impegnativi e adrenalina per un titolo che non può mancare nella collezione di ogni appassionato di orrore virtuale che si rispetti.

Da comprare a occhi bendati ma in questo caso è meglio tenerli ben aperti.

 

 

 

Requisisti di sistema:

CPU – Single Core 2,8 GHz

RAM – 1 GB

SCHEDA VIDEO – Geforce 6800 / ATI X1600 da 256 MB

SPAZIO SU HD – 8 GB

 

Requisiti consigliati:

CPU – Core 2 Duo 2,8 GHz

RAM – 2 GB

SCHEDA VIDEO – Geforce 6800 / ATI X1600 da 256 MB

SPAZIO SU HD – 8 GB

 

 

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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