Pikmin Bloom: le potenzialità del nuovo progetto targato Nintendo

pikmin bloom

A circa 7 mesi dal suo annuncio, il nuovo gioco in realtà aumentata dedicato a Pikmin è finalmente giunto su tutti i dispositivi Android e iOS: sebbene tutti lo chiamassero “Pikmin GO” per ricondurlo all’altro grande progetto targato Niantic e Nintendo, il nome reale del titolo mobile è Pikmin Bloom.

Il gioco, come detto, è stato sviluppato da Niantic, la stessa casa madre di Ingress e Pokémon GO, l’altro grande gioco mobile creato in collaborazione con Nintendo. Non conosciamo ancora molto del gioco dato che è disponibile per adesso solo in alcuni paesi al di fuori dell’Europa, ma possiamo comunque sottolinearne le potenzialità, a nostro parere molto alte e non solo per la presenza di due colossi alle spalle.

Collezionismo e avventura

Come detto, il gioco non è ancora disponibile al download in Europa e per questo motivo non possiamo capire fino in fondo il suo funzionamento: dalle descrizioni presenti su Google Play Store e App Store e dai trailer però capiamo che tutto si baserà sui nostri passi che verranno registrati dall’applicazione e avranno effetti sul gioco.

Il giocatore è rappresentato sulla mappa di gioco con il proprio Mii e potrà partire all’avventura con al seguito un gruppo di Pikmin. Più kilometri si percorreranno, più Pikmin potremmo avere a disposizione e questi potranno anche essere potenziati col passare del tempo.

Se il fattore “avventura” può non essere apprezzato da tutti, quello che potrebbe spingere maggiormente i giocatori a provarlo è il fattore collezionismo: il popolo dei Pikmin è formato da creature molto diverse fra loro che differiscono nella forma e nel colore; dalle descrizioni possiamo capire che più si macineranno kilometri più alta sarà la possibilità di trovare Pikmin rari e sempre diversi.

L’importanza della realtà aumentata

La realtà aumentata è ormai entrata a far parte del mondo dei videogiochi già da parecchi anni: oltre ai già citati Ingress e Pokémon GO, altri grandi brand videoludici e non hanno nel loro catalogo un videogioco basato su questa particolare tecnologia: ricordiamo Harry Potter: Wizards Unite, Bravely Default, Dragon Quest Walk, Jurassic World Alive, Mario Kart Live: Home Circuit e molti altri.

Modellare la realtà a proprio piacimento e veder comparire davanti ai propri occhi elementi in 3D provenienti dai più disparati scenari videoludici è sempre stato il sogno di ogni videogiocatore e per questo motivo anche Pikmin Bloom con ogni probabilità sortirà l’effetto di stupore tipico di questo modo di vivere un videogioco.

D’altro canto non tutti i dispositivi possono ancora reggere questa tecnologia e potrebbero esserci molti giocatori non in grado di utilizzarla, inoltre l’effetto di stupore è destinato a svanire dopo le prime ore di gameplay: per questo motivo c’è bisogno anche di altro per rendere Pikmin Bloom un titolo valido a tutti gli effetti.

Il precedente illustre: Pokémon GO

L’abbiamo citato già più volte in questo articolo ed è giunto il momento di parlarne in maniera approfondita: Pokémon GO.
Dopo gli esperimenti fatti con Ingress, Niantic utilizza lo scheletro del suo gioco per creare un titolo inedito in collaborazione con Nintendo e The Pokémon Company International; un gioco in realtà aumentata con protagoniste le celebri creature tascabili ideate da Satoshi Tajiri ben 25 anni fa.

Il successo di Pokémon GO diviene subito epocale già dalle prime settimane, diventando ben presto uno dei titoli mobile più scaricati di sempre, grazie all’unione di due grandi forze: i Pokémon, protagonisti del franchise più redditizio al mondo, e proprio la tecnologia AR che ha permesso a tante persone di realizzare uno dei sogni più diffusi tra i bambini dei primi anni 2000: vedere i Pokémon vivere e muoversi nella nostra stessa realtà.

Lungi da noi paragonare il peso specifico di Pokémon con quello di Pikmin, ma c’è da dire che Pikmin Bloom potrebbe ottenere un bacino d’utenza già florido sin dalle prime settimane proprio per la garanzia data dalla precedente unione tra Niantic e Nintendo.

Il nome “Pikmin” può essere una garanzia

Mettendo da parte la tecnologia AR e il precedente di Pokémon GO, c’è anche da dire che il titolo si basa su una serie non certo di secondo piano del panorama Nintendo: Pikmin, infatti, è considerata da molti una delle saghe più importanti firmata dalla grande N al pari di mostri sacri come Mario e Zelda, tant’è che c’è stata una vera e propria ovazione all’annuncio del terzo capitolo su Nintendo Switch.

Il successo di Pikmin è dovuto principalmente alla particolarità del suo gameplay: sin dal primo capitolo, pubblicato nel 2002 su GameCube, è presente una forte componente strategica con la quale il giocatore deve compiere delle missioni in un tempo limite e quindi cercare il miglior modo (o quello più veloce) per portarle a termine. In questo deve servirsi dei protagonisti del gioco, i Pikmin, ovvero piccole creature vegetali che possono collaborare fra loro per superare gli ostacoli e completare i compiti assegnati dalle missioni.

Sempre sulla console cubica è stato pubblicato nel 2004 il secondo capitolo “Pikmin 2“, per poi finire quasi nel dimenticatoio, almeno fino al 2013, quando “Pikmin 3” è stato annunciato e pubblicato su Wii U. Il fallimento di questa console non ha permesso al terzo capitolo di emergere particolarmente e per questo motivo Nintendo ha deciso di riproporre Pikmin 3 anche su Switch nel 2020 con il porting “Pikmin 3 Deluxe” facendo conoscere questa serie storica anche a chi non l’aveva mai giocata in passato.

Non sappiamo quanto durerà Pikmin Bloom e come sarà accolto dai videogiocatori, ma possiamo immaginare che avrà già a disposizione una buona fetta di utenti pronti a provarlo per i motivi elencati in questo articolo. Per il momento il gioco non sembra offrire moltissimo dal punto di vista videoludico, ma tutto sta nel supporto che Niantic e Nintendo daranno al gioco: se Pokémon GO registra numeri enormi a più di 5 anni dalla sua uscita allora un motivo ci sarà.

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Articolo a cura di Salvatore Montagnolo

Nasce il 21 maggio 1996 a Napoli e cresce con la passione per i videogiochi e per tutto ciò che c'è di tecnologico nel mondo.
Preme il suo primo tasto "START" all'età di 6 anni con Crash Bandicoot per l'inizio di una grande avventura all'insegna di console, comandi e schermi.

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