Il lavoro di porting di El Shaddai: Ascension Of The Metatron è cominciato ai tempi di Windows XP

el shaddai

Non ci stupiremmo un granché se ci diceste che non avete idea di che stiamo parlando. Si perché il mondo delle hidden gems è un mondo per pochi, per giocatori che si sono lasciati affascinare da copertine bislacche o da filmati pixellosi di gameplay che avevano un retrogusto strano.

Questa è infatti la storia di El Shaddai: Ascension Of The Metatron, un videogioco molto affascinante dal punto di vista visivo penalizzato da un gameplay non esattamente al top uscito per Playstation 3 e Xbox 360. El Shaddai è lì, nel limbo di titoli come Ninja Blade, Shinobi PS2 o Ninja Blade: persi nello scorrere del tempo.

Recentemente il magazine americano Destructoid ha avuto l’occasione di fare una lunga chiacchierata con il director del titolo, Sawaki Takeyasu, già conosciuto per aver lavorato al design di personaggi di videogiochi come Devil May Cry e Okami.

Durante questa chiacchierata il designer ha rivelato da un dato piuttosto divertente: lo sviluppo della versione PC di El Shaddai non è una cosa recente ma bensì va avanti da una decina d’anni, da quando Windows XP era il sistema operativo dominante all’interno del mondo PC.

El Shaddai: Ascension of Windows XP

Il designer ha detto ai ragazzi di Destructoid che

La versione PC del gioco è stata realizzata praticamente in parallelo allo sviluppo di El Shaddai. Il problema è che essa è stata sviluppata all’interno di Windows XP e, con il passare del tempo, il sistema operativo è diventato progressivamente più antiquato costringendoci ad effettuare dei porting prima verso Windows 7/8 e poi verso Windows 10. Molti colleghi che hanno lavorato con me ai tempi di UTV Ignition Games mi hanno aiutato nel creare questo porting. Sono davvero felice di aver avuto vicino persone capaci di aiutarmi anche ad un decennio dalla release del titolo originale.

A detta del designer dopo la chiusura della software house Ignition Games la sua vita di sviluppatore è stata abbastanza incasinata. Takeyasu ha infatti lavorato ad oltre 10 progetti diversi, di cui tre piccoli e tre grandi ma tutti quanti finiti nello stesso luogo metafisico: il cestino.

Il designer però anche oggi non si è perso d’animo, dichiarando che nonostante al giorno d’oggi realizzare progetti del tutto nuovi in Giappone sia molto difficile, il successo di un porting come quello di El Shaddai potrebbe aiutare per un eventuale remake del gioco.

El Shaddai, come abbiamo già detto nella scheda tecnica che trovate qui da qualche parte, è un gioco molto particolare. Sebbene non abbia esattamente moltissimo a livello ludico di interessante o innovativo è dotato di un comparto tecnico incredibile, che già su Playstation 3 lasciava intuire le potenzialità di una certa grafica in cel shading unita all’infinita bontà di una direzione artistica davvero ispirata. Nessun action game dopo di lui ha provato a calcare le stesse strade, complice anche un abbandono progressivo da parte del mondo degli sviluppatori per la grafica cartoonosa fin quando non si tratta di anime games.

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Articolo a cura di Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia.

Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante.

Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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