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Artifact non era free to play per evitare di manipolare le persone

artifact richard garfield

Concordiamo un po’ tutti con il fatto che Artifact sia stata una grandissima occasione sprecata.

Il ritorno di Valve nel mondo dello sviluppo videoludico nel 2018 è stato rocambolesco ed estremamente mal ricevuto per una pletora di motivi diversi: la software house ha tentato di immettersi in un mercato molto competitivo puntando sulle carte (letteralmente) sbagliate, con una complessità lontana dagli altri giochi e con una barriera in ingresso di notevole entità.

Artifact fin da subito si presentava differentemente dalla concorrenza: non era free to play. Il gioco aveva un costo base di 20 dollari e tutte le carte avevano un valore in denaro reale sul marketplace di steam.

Il perché di questa scelta è stato recentemente spiegato dal game designer capo del progetto: quel Richard Garfield che i giochi di carte collezionabili li ha praticamente inventati.

Artifact non voleva manipolare nessuno.

artifact gameplay

Richard Garfield nel corso di una chiacchierata con la rivista americana PC Gamer ha dichiarato:

Vorrei che fosse stato accolto meglio.
Ma sono molto contento di dove è finito il progetto. Lavorare con i ragazzi di Valve è stato molto divertente, sono persone molto intelligenti e hanno preso sul serio le mie indicazioni di design, ma sono abbastanza intelligenti da darmi molte spinte nei punti appropriati e abbiamo finito con qualcosa che pensavo fosse migliore.

Alla domanda perché non avete reso Artifact free to play la risposta è istantanea:

Volevamo evitare di manipolare le persone.
C’erano molte persone nel team a cui non piaceva l’approccio di Hearthstone – un approccio molto, molto comune – ma c’erano sono molte persone che lo amano, e fa entrare la gente. Molte di queste cose sono state evitate perché avevamo buone intenzioni ma alla fine non necessariamente abbiamo ottenuto un buon effetto. Penso che gran parte della differenza tra ciò che era nella loro mente e ciò che i giocatori volevano era una questione di marketing, cosa che a parer mio non è stato fatto con il giusto stile.

Per Garfield la difficoltà più elevata era presente nel modello di entrate, differente da tutti gli altri giochi di carte collezionabili presenti. Questo, unito ad un rapporto con i clienti inadatto, ha portato il titolo ad un rapido declino.

Valve, prima del rilascio del gioco, invece di portare una campagna marketing aggressiva per il titolo ha cercato di spingere il suo complesso gameplay ed il suo sistema di torneistica integrata, legata anche a Dota 2. Non abbastanza per convincere il pubblico di un genere prevalentemente free to play a fare l’acquisto ed entrare nel gioco.

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FONTE PCGamer

Articolo a cura di Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia.

Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante.

Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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