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Pubblicato in: News

Per Take-Two su Stadia Google ha esagerato con le promesse

Il progetto di Google Stadia, che prometteva di rivoluzionare l’Industria attraverso l’uso massiccio dello streaming di videogiochi, ha diviso sviluppatori e pubblico fin dal suo annuncio, e oggi arriva una nuova critica eccellente: quella del CEO di Take-Two, Strauss Zelnick.

Secondo il manager di quello che è uno dei publisher videoludici più illustri (un dato su tutti: è l’attore che si occupa della diffusione dei giochi di Rockstar Games), Google avrebbe esagerato con le promesse legate a Stadia. Il colosso avrebbe infatti centrato troppo l’attenzione sulla portata rivoluzionaria del progetto, dipingendolo come qualcosa di attesissimo dagli utenti, una dichiarazione che Zelnick definisce non confermata dallo svolgersi dagli eventi.

Due sono i piani sui quali si articola la critica.

Da una parte il CEO rileva la lentezza con la quale Google ha gestito il rilascio, con mesi e mesi di buio comunicativo sui suoi sviluppi (un’impressione testimoniata da molti critici e analisti negli scorsi mesi e testimoniata dalla quasi totale assenza di eventi promozionali).

D’altro canto, la critica di Zelnick è al lato “commerciale” dell’operazione: secondo il CEO a essere stata esagerata è stata la pretesa che larga parte del pubblico fosse davvero interessato allo streaming. Una dichiarazione che non ha avuto di fatto un riscontro nella realtà.

Questa la dichiarazione di Zelnick:

“Ogni volta che allarghi la distribuzione, potenzialmente allarghi il tuo pubblico, motivo per cui inizialmente abbiamo supportato il rilascio di Stadia con tre titoli e continueremo a supportare servizi di streaming di alta qualità fino a quando il modello di business avrà senso. Nel tempo, credo che lo streaming funzionerà (…) la convinzione che lo streaming sarebbe stato innovativo si basava sull’idea che c’erano un sacco di persone che avevano davvero un interesse per l’intrattenimento interattivo, volevano davvero pagarlo, ma non volevano avere una console. Non sono sicuro che sia andata così“.

Una critica che farà male?

Fosse stata un’altra figura a dare giudizi così severi, sarebbe stata solo l’ennesima opinione espressa sul dispositivo di gioco di Google. Ma qui parliamo di Take-Two, un colosso che a partire dal 1993 ha raggiunto dimensioni enormi grazie ad acquisizioni faraoniche e a mosse commerciali a dir poco straordinarie.

Ragazzi, come già detto stiamo parlando del distributore di Grand Theft Auto, il successo commerciale più vasto e impetuoso della storia del videogioco moderno, con un quinto episodio che ha rotto ogni record.

Ora, è vero che la dichiarazione di Zelnick non è una dichiarazione “contro Stadia” e che anzi il CEO mette l’accento su quanto il progetto sia promettente. Tuttavia, parliamone.

Se quel publisher in particolare rilascia una dichiarazione nella quale dice che Google ha sbagliato le previsioni e che le stime di vendita di Stadia erano non corrette… beh, un piccolo colpo, per Google, può esserci. Non parliamo di credibilità, che sarebbe una parola grossa e pesante da utilizzare, ma l’impressione è che parole del genere possano sibilare due parole che nessuna major vorrebbe mai udire: strategia sbagliata.

Stadia, quasi un anno dopo

La critica di Take-Two segue tutta una serie di polemiche, come dicevamo: da quelle degli sviluppatori indie non soddisfatti dal supporto di Google (ne parlavamo qui) ai riscontri i varie falle tecniche (qui alcuni di questi casi). Tuttavia, non va certo dimenticato che Stadia ha anche ricevuto incoraggiamenti e dimostrazioni di interesse (ne abbiamo parlato qui).

In ogni caso, forse per capire bene come siano andate le cose sarebbe il caso di dare la parola a coloro che hanno fruito di Stadia in questo lungo anno passato dal suo lancio: avete giocato con Stadia? L’avete apprezzata? Credete che Google abbia esagerato nella sua promozione?

Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore. Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman. Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood). Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play. È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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