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Loot box e gioco d’azzardo, l’opinione delle autorità inglesi.

Quante volte abbiamo sentite paragonare le loot box al gioco d’azzardo? Quante volte abbiamo sentito equiparare le scariche di serotonina delle slot machine allo spacchettamento dei campioni sul FUT di Fifa 20?

Se seguite il mondo dei videogiochi da più di cinque minuti c’è il tangibile rischio che voi abbiate già sentito parlare di queste cose ancora ed ancora, motivo per cui non c’è assolutamente niente di cui stupirsi se questa volta a mettere bocca sulla questione troviamo direttamente la direttrice della sanità pubblica inglese.

Indovinate un po’ l’opinione di quest’ultima sulla questione?

Gioco d’azzardo e Loot Box: name a more iconic duo

overwatch lootbox

Claire Murdoch, diretttrice dell’England’s National Health Service (NHS) ha portato nuovamente all’attenzione della popolazione nazionale il tema delle loot box attraverso un resconto dettagliato sulla questione.

Il report presentato al pubblico durante la giornata di ieri sostiene che le meccaniche dietro le lootbox e simili microtransazioni siano in grado di spingere i ragazzi verso quella che comunemente chiamiamo dipendenza al gioco d’azzardo.

L’analisi scientifica presentata dal servizio sanitario nazionale inglese ovviamente spiega con dovizia di particolari tutte le meccaniche che portano dal punto A al punto B, sottolineando come la cosa non sia assolutamente automatica. Inutile negare però la validità del report come elemento su cui poter instaurare un dibattito.

La direttrice dell’NHS ha dichiarato:

“A mio parere nessuna azienda dovrebbe mai esporre i ragazzi al problema della dipendenza insegnando loro il gioco d’azzardo con un sistema come quello delle loot box. Nessuna software house dovrebbe poter vendere ai bambini videogiochi basati sulle loot box con elementi casuali e preferirei poter bloccare questa tipologia di pratica di mercato.

Tale discorso viene fatto dall’NHS perché l’Inghilterra è uno di quei paesi non attualmente soggetti ad alcun tipo di regolamentazione da parte dell’ente predisposto (l’England Gambling Commission per inciso); l’assenza di questa regolamentazione rende il mercato inglese un terreno franco dove chiunque può proporre un prodotto dotato di lootboxes senza dover incappare in tasse o scogli organizzativi.

Perché l’England Gambling Commission non regolamenta la situazione delle loot boxes in inghilterra?
Perché a loro parere queste non possono essere monetizzate al di fuori del gioco stesso.

Il report dell’NHS ovviamente tenta di smentire quest’idea sottolineando l’esistenza di siti di terze parti, non legati ufficialmente a determinati titoli e meccaniche che permettono la vendita di account di gioco o oggetti rari.
Queste pratiche, spesso e volentieri, sono comuni anche all’interno di siti come Ebay o all’interno dei marketplace di vari social network.

Per la dottoressa Murdoch le uniche “soluzioni” attuabili riguarderebbero divieti e campagne massicce di sensibilizzazione sul tema. La Murdoch vorrebbe invitare i publisher a vietare i giochi contenenti loot boxes o almeno a introdurre limiti di spesa invalicabili, per evitare la diffusione degli overspenders.

I primi passi che i vari publisher dovrebbero fare sono legati alla diffusione dei droprates in forma pubblica, senza dimenticare una campagna di sensibilizzazione sui rischi alle microtransazioni diretti ai genitori invece che ai figli. Secondo gli ultimi dati raccolti dall’NHS sono numerosi i casi di ragazzi che spendono i soldi senza che i genitori ne siano a conoscenza, tra cui casi eclatanti dove migliaia di sterline sono state spese su singoli giochi da utenti minorenni con le carte dei propri genitori.

Insomma, per gli sviluppatori che cercano di sostentarsi attraverso tale pratica in Europa arrivano tempi duri. Nonostante questo mercato sia decisamente più piccolo per numeri rispetto ai colossi asiatici, mettere l’intero mondo occidentale sull’attenti attraverso campagne divulgative potrebbe essere la soluzione da ottenere per costruire un futuro mondo dei videogiochi in grado di tutelare anche i portafogli più deboli e privi di controllo.

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