Google Stadia migliorerà, bisognerà solo dargli tempo (come abbiamo fatto con Steam)

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Sappiamo tutti quanti che Google Stadia non ha avuto quello che potremmo definire un lancio semplice. Complici i problemi tecnici ed una visione d’insieme non particolarmente arguta da parte di Google, i primi vagiti di vita della console streaming del colosso di Mountain View non ha ricevuto assolutamente il plauso da parte della critica, ne è stata un successo particolare di pubblico.

Nel mondo dei videogiochi però qualcuno sembra ancora disposto a difenderla a spada tratta parlando di questi problemi come di situazioni temporanee che abbiamo già visto accadere. Per Raul Rubio, CEO di Tequila Works, questo primo periodo di Stadia è confuso e complicato esattamente come era il primo periodo di Steam.

Vediamo insieme le dichiarazioni che egli ha rilasciato a Gamesindustry.biz.

Stadia sta inciampando come ha fatto Steam in passato.

Il CEO di Tequila Works, software house al momento al al lavoro sull’esclusiva stadia Gylt, ha raccontato la storia di come è arrivato a sviluppare uno dei titoli esclusivi per la nuova piattaforma di Google.

Egli è stato infatti contatto dal colosso di Mountain View due anni prima del lancio del sistema ed ha avuto con tale azienda un dialogo tanto aperto quanto onesto. A suo parere Gylt è stata la produzione più scorrevole di sempre per un gioco Tequila Works; considerando un curriculum da tre titoli (Deadlight, Rime, Groundhog Day) direi possiamo quasi fidarci di tale dichiarazione.

Per il CEO di Tequila Works ci sono solo buone parole da usare per provare a descrivere il team che si trova dietro Google Stadia. Google in primis ha lasciato la massima autonomia possibile allo studio, lasciandolo lavorare al massimo della creatività. L’azienda ha fornito alla software house i dati tecnici sul funzionamento della piattaforma e informazioni relative ai bug , aiutando per come possibile la creazione di un prodotto stabile e funzionante.

Rubio ha dichiarato di essere rimasto estremamente impressionato dal funzionamento di Stadia e da quelli che sono i progetti futuri di Google per la sua piattaforma.

Egli ha concluso il suo disccorso con:

Stadia andrà meglio, poco ma sicuro. Un giorno, quando ci guarderemo indietro, ci chiederemo perché la gente si interrogava sulla tecnologia del game streaming. Non tanto a Stadia in sé e per sé quanto allo streaming come fenomeno generale. A mio parere abbiamo a che fare con una situazione non differente da quella che ha animato i primi giorni di Steam, quando tutti ci lamentavamo del troppo tempo di cui avevamo bisogno per scaricare i giochi o del perché il prezzo del titolo fosse uguale alla versione fisica. Al momento molte delle caratteristiche super interessanti di Stadia non sono ancora attive, quindi dobbiamo solo avere pazienza ed aspettare.

Nessuno sà nello specifico a quali caratteristiche il CEO di Tequila Works si riferisca. Al momento a Stadia mancano le integrazioni con Youtube Gaming e con Youtube in generale ma è lecito aspettarsi che ci siano anche funzioni di cui non abbiamo ancora sentito parlare, che ci sia molto altro di cui parlare in relazione al futuro della piattaforma.

Discorso leggermente diverso se dobbiamo prendere in esame il paragone portato avanti dallo sviluppatore: è vero che i problemi tecnici con l’avvenire potrebbero tranquillamente dileguarsi nell’etere ma è difficile avere la stessa opinione dell’impostazione commerciale del tutto.

Come abbiamo già detto in altre sedi, Stadia per poter entrare nel cuore dei giocatori ha bisogno di un modello di fruizione videoludica legato all’abbonamento, alleandosi magari con Uplay+ Origin Access o creando direttamente qualcosa di nuovo.

Sappiamo per certo giusto che né Amazon ne Microsoft staranno a guardare questi primi incerti passi, motivo per cui non ci resta che portare pazienza per vedere cos’accadrà.

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Articolo a cura di Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia.

Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante.

Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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