Aidungeon 2: combattere l’intelligenza artificiale con la deficienza umana

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La mia prima esperienza di Aidungeon è durata una mezz’ora, fatta di confusione e di ragionamenti eccessivi. La mia avventura è partita nei panni di un mago che portava il mio stesso nome, tornato a casa dopo anni di latitanza. Mi sono avvicinato quatto quatto alle rovine che avevano ospitato la mia infanzia, a quella che una volta potevo chiamare casa, soltanto per trovare poi un’enorme buco all’interno del pavimento.


Mi sono calato nel buco, incuriosito dagli eventi che hanno mutato la realtà che tanto bene conoscevo, soltanto per trovare poi una serie di sorprese piuttosto sconcertanti: sotto casa mia c’era una strada, una di quelle quasi romane con pietre grandi e malta a terra. Ho camminato per la strada per qualche minuto, fino a fermarmi di fronte ad un orrore mai concepito prima dalla mia povera mente. Un ragno gigante con il volto antropomorfo si è posto davanti a me ed ha finito per catturare la mia persona, iniziando poi a parlarmi.

Quello che forse più mi ha disturbato sono stati i discorsi che ho fatto con questo ragno: si è finto me!
Aveva il mio stesso nome, diceva di provenire dal mio stesso luogo, diceva di aver abitato per decenni nella mia stessa casa senza che io ne fossi a conoscenza.

Da li in poi i discorsi si sono fatti più distorti ed il mio interlocutore digitale, l’intelligenza artificiale di AiDungeon ha iniziato a regalarmi perle di profondità inesauribile in un delirio di input sbagliati. Il ragno mi ha ucciso ma io, scrivendo sul parser di voler rinascere, sono rinato! Ho capito subito di avere nelle mani un potere a quanto pare illimitato, fatto di parole che pesano più di macigni.

La mia rinascita ha evidentemente cambiato qualcosa nel mondo che stavo attraversando: le rovine della mia casa con la stramba strada sotto erano scomparse e mi trovavo all’interno di una struttura mai vista prima, una specie di biblioteca fuori dal mondo con strani abitanti. Uno tra questi mi si è addirittura presentato secondo il nome di Harry Potter, nonostante sembrasse tutto meno che il famoso maghetto occhialuto di JK Rowling.

Preso dalla foga ho subito chiesto ad Harry dove fossero Hermione e Ron, convinto di avere davanti qualcuno incapace di comprendere al di là del suo naso. Il losco figuro invece sapeva benissimo di chi stavo parlando e mi ha spiegato come i suoi amici fossero stati catturati in passato dai mangiamorte; spezzando quasi la quarta parete. Per risolvere questi problemi ho cercato di usare le maniere forti, evocando prima un buco nero che ha finito per risucchiare anche me.

Al di là dell’orizzonte degli eventi c’era però qualcosa di diverso da quello a cui ero abituato a pensare. Sembra che per ogni buco nero nell’universo ci sia una camera da letto ad aspettare chi ci finisce dentro e dentro la mia di camera c’era la triste signora, la morte con tanto di falce lucente.


Cos’è AI Dungeon 2?

Per giocare ad AI dungeon 2 clicca su questo link

Senza voler continuare oltre nel delirio, quello che avete letto qui sopra è forse un terzo dell’avventura psichedelica che ho potuto vivere attraverso AI Dungeon 2, la scoperta del giorno che sicuramente vi ruberà qualche minuto di vita.

AI Dungeon 2 non è altro che uno dei progetti che forse meglio rappresenta le potenzialità videoludiche dell’intelligenza artificiale. Il progetto è un lavoro solitario realizzato da Nick Walton che permette ad un giocatore di vivere avventure testuali sempre nuove grazie ad un’ intelligenza artificiale alimentata attraverso il machine learning in grado di stupire perennemente chi si ha davanti. Il progetto utilizza il sistema di generazione testi messo in piedi da OpenAI (la stessa società che ha creato l’intelligenza artificiale in grado di sconfiggere giocatori professionisti di Dota 2) ed impiega come dati righe e righe di librogames.

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Il risultato finale dell’esperimento non è altro che una versione pazza di Zork, con ambientazioni diverse ed un sistema in grado di reagire in modo quasi plausibile agli stimoli classici delle narrazioni. L’avventura che abbiamo provato, prima di impazzire in un vortice lisergico (che per quanto ne possiamo sapere magari era programmato fin dall’inizio) era particolarmente verosimile e ci ha anche stupito in positivo.

Per giocare ad AI Dungeon 2 non c’è bisogno di molto: aprite il sito dal vostro browser e verrete accompagnati presso una specie di file di testo; seguite le impostazioni/tutorial a schermo per ottenere il miglior risultato visivo possibile ed iniziare a far funzionare la vostra immaginazione. AiDungeon per certi versi ricorda la follia di alcuni scenari di Dwarf Fortress, pieni di accadimenti improbabili e di scelte al di fuori della propria immaginazione.

Il creatore del gioco su Twitter ha aperto un thread per raccogliere le follie accadute in giro per il mondo: parliamo di gente che è finita per diventare batterista ufficiale di uno strambo gruppo di orchi briganti a gente che ha fatto collassare su sé stessa la realtà del gioco.

Fateci sapere nei commenti quali sono le cose più assurde che vi sono capitate mentre sperimentavate con il titolo e fate i complimenti al creatore su Twitter!

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Articolo a cura di Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia.

Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante.

Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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