Sony punta a una PlayStaton 5 più ecologica (e fa bene)

playstation 5 ecologica

Il problema del riscaldamento globale e dei suoi effetti nocivi per l’ambiente e per la salute dell’uomo è senza dubbio uno degli hot topic di questo 2019 a causa una serie di fatti drammatici che lo hanno segnato, primi fra tutti i tragici racconti del sempre più rapido scioglimento delle calotte polari e degli incendi in Amazzonia e altre parti del mondo, nonché della campagna di sensibilizzazione portata avanti dall’attivista Greta Thunberg e dal suo movimento ecologista.

Un clima rovente e preoccupante, che mette il modello di sviluppo occidentale sotto accusa e riaccende il dibattito interno sul suo impatto, dal quale neanche l’industria del videogioco rimane immune, come dimostrano le ultime dichiarazioni del presidente della divisione PlayStation Jim Ryan.

PlayStation 5 più green friendly

In un post del blog ufficiale della divisione PlayStation di Sony, Ryan ha annunciato che il suo team ha aderito alla campagna delle Nazioni Unite Playing for the Planet- che ha l’obiettivo di sensibilizzare l’industria del gaming alle tematiche dell’ecologia – impegnandosi in prima istanza a far sì che PlayStation 5 sia una console con un impatto sui consumi di energia molto inferiore rispetto al passato.

Una fotografia di Jim Ryan, capo della divisione PlayStation di Sony
Jim Ryan, boss della divisione PlayStation di Sony

Un intervento, quello di Ryan, che sembra voler incentrare il suo focus sul miglioramento delle prestazioni della console attraverso una serie di accorgimenti che mettano insieme efficienza nelle prestazioni e un consumo contenuto attraverso un miglioramento dei componenti dei modelli PS5, come per esempio l’architettura System-on-a-Chip, che ha l’obiettivo di migliorare le performance attraverso un’ulteriore miniaturizzazione che non aggravi ulteriormente il lavoro della macchina.

L’obiettivo dell’adozione di queste misure è quello della lotta a uno degli aspetti più discussi della scorsa generazione per quel che concerne il funzionamento delle PlayStation (comunque migliorato nel passaggio fra la 3 e la 4): lo spreco eccessivo di energia in fase di stand-by, una vera e propria onta per la console nipponica, che da anni getta discredito sulle sue politiche commerciali attirando le critiche delle are più green friendly dei consumatori.

Critiche che, dati alla mano, sembrerebbero essere più che fondate.

Console sprecone

Non sappiamo quanti di voi, cari giocatori, siano frequentatori assidui si siti o blog incentrati nei campi del consumo consapevole, ma vi assicuriamo che, qualora faceste una rapida ricerca in merito ai consumi delle console attuali scoprireste che sia la PlayStation 4 sia l’Xbox One sono da anni alla sbarra per l’accusa di eccessivo utilizzo di risorse energetiche.

Secondo vari articoli intenti nella comparazione fra diverse console, alcuni dei quali abbastanza vecchi (in alcuni si parla ancora di Wii-U), appare chiaro come i sistemi di intrattenimento domestico di Sony e Microsoft possano vantare le poco invidiabili medaglie d’oro e di argento per quel che riguarda questa triste gara: 181 kWh annui per la PlayStation 4 e poco meno la seconda. Una situazione di poco migliorata dalle versioni successive, come PlayStation 4 Pro, ma comunque molto alta.

Per quel che concerne la “causa” di questo spreco, ovvero la già citata dispersione dovuta alle fasi di stand-by, dato quasi scontato è che le principali cause dell’alto utilizzo di energia non sono le fasi di gaming in sé, ma tutte quelle operazioni “secondarie” che impongono di mantenere accesa la console per altre attività, dalla semplice ricarica del dual shock all’aggiornamento dei software sino a alla riproduzione dei film, durante la quale il dispositivo arriva a consumare ancor più energia del solito.

Sono cifre e considerazioni realistiche, soprattutto se pensiamo alle molteplici funzioni delle nostre console in ambito domestico: veri e propri “hub” ormai assolutamente indispensabili per lo svago e, in certi frangenti, persino per il lavoro. Se poi entriamo nel discorso relativo alle nostre abitudini di gamers (che poi rientrano anche nel campo di quelle domestiche), allora il discorso si fa ancora più delicato. Pensiamo solamente, infatti, a quella di lasciare attaccato il joypad per poi utilzzarlo durante le sessioni di gioco, o agli stessi aggiornamenti o scaricamenti dei giochi, per i quali lasciamo abitualmente le console in attività per un’intera notte o giornata.

Basta quindi un po’ di ragionamento per capire quanto Sony non possa permettersi di trascurare la questione, soprattutto in momenti in cui i discorsi sulla sostenibilità sono molto vivi e nel momento del passaggio da una generazione all’altra.

 

Una fotografia della PlayStation 5

Non solo spreco di energia, anche soluzioni

Quello dello spreco energetico sembra dunque uno dei problemi più insidiosi e purtroppo onnipresenti nella vita di un videogiocatore, al quale Sony sembra voler rimediare nell’unico modo che al momento sembra possibile, ovvero eliminando il problema alla radice attraverso un salto di qualità in sede di progettazione e concezione delle macchine di prossima generazione, ma non sembra l’unico fronte sul quale questa neonata alleanza virtuosa di major dell’industria del gaming vuole impegnarsi.

Stando a Game Industry, infatti, la campagna Playing for the Planet (che coinvolge tra gli altri oltre a Sony Interactive Entertainment anche Microsoft, Google, Ubisoft, Sports Interactive, Twitch, Niantic) si sta muovendo su più fronti di sensibilizzazione, dall’utilizzo di materiali riciclati per il packaging allo sviluppo di giochi dai contenuti educativi circa il rispetto dell’ambiente. Una vera e propria “justice league” con l’ambizioso obiettivo di riqualificare una delle industrie più remunerative del pianeta in senso sostenibile.

Ci riuscirà, vista la molteplicità degli interessi e dei costi in gioco?

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Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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