Il principe Harry afferma che Fortnite non è un gioco adatto ai bambini (e non sbaglia).

Fortnite

Al giorno d’oggi fenomeni d’interesse mondiale come Fortnite sono giocati da persone di qualsiasi tipo di estrazione sociale; ci sarebbe piaciuto continuare la news dicendo che abbiamo scoperto in giornata una passione notevole da parte della famiglia reale inglese per il titolo battle royale di casa Epic Games ma così non è stato.

Anzi, il principino Harry, nel corso di una visita, ha avuto l’occasione di confrontarsi con alcuni bambini sul tema Fortnite, scontentando sicuramente qualcuno ma rilasciando un messaggio di una certa importanza.

Vediamo insieme cosa è successo.

Fortnite non è per bambini, o meglio, non lo è così tanto.

Fortnite

Durante una visita ad una scuola elementare della regione inglese del Sussex il principe d’Inghilterra, Harry Windsor, ha fatto un osservazione riguardante la natura del titolo più famoso del momento: il battle royale di casa Epic Games, sua maestà (videoludicamente parlando) Fortnite.

I bambini della scuola, nel corso della visita, hanno posto al principe inglese diverse domande; tra queste è ovviamente uscito fuori Fortnite, fenomeno popolarissimo tra i videogiocatori di una certa età.

Tirato fuori l’argomento il principe Harry ha dichiarato che secondo lui il titolo non è il gioco più adatto per la fascia d’età che comprende i bambini ed ha semplicemente rimproverato i fautori della domanda con “Ragazzi, in realtà non dovreste giocare a Fortnite alla vostra età”.

I bambini, di tutta risposta, hanno assicurato al principe di aver ricevuto il permesso di giocare a tale titolo direttamente dai loro genitori; a ciò il principe ha risposto chiedendo cosa non andasse nei loro genitori, visto che il titolo Epic Games è a suo parere non adatto alla fascia d’età dei bambini.

Perché Fortnite non è adatto ai bambini?

Al momento non sappiamo se il Principe Harry sia informato sul PEGI del titolo ma è necessario dire che tecnicamente non ha detto nulla di errato. Secondo People i bambini che hanno dichiarato di giocare a Fortnite avevano 8 anni e Fortnite è classificato dal PEGI come un titolo 12+

FortniteQuesto perché, nonostante la grafica colorata e i toni divertenti che caratterizzano, Fortnite resta un titolo dove si eliminano fisicamente gli avversari attraverso l’utilizzo di armi belliche; contenuti non adatti al pubblico di una scuola elementare.

Pertanto ciò che il principe voleva dire assomigliava più a un “Ma i vostri genitori hanno letto l’etichetta che regola l’età dalla quale è possibile giocare a tale titolo o hanno lasciato che il videogioco diventasse il vostro babysitter preferito?”

C’è comunque da dire che, nonostante il PEGI 12+ il titolo è chiaramente la cosa più lontana dal mondo dalla violenza di titoli incentrati sullo shooting; anche nei suoi design più scuri il mondo disegnato da Epic Games è caricato da un design cartoonoso e da uno stile davvero efficace a comunicare il disimpegno con cui prende il concetto di guerra.

Il principe potrebbe essere stato troppo brusco nelle sue dichiarazioni ma su una cosa non sbaglia di sicuro: i genitori dovrebbero controllare con più attenzione a cosa giocano i figli e dovrebbero accompagnarli quando possibile all’interno del mondo dei videogiochi, curando da questo punto di vista la loro cultura in merito.

Nel frattempo chissà come sarà andato in Inghilterra il corso che imparava ai bambini (anche quelli con meno di dodici anni) i balletti legati alle emote del videogioco…

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Articolo a cura di Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia.

Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante.

Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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