Sumo Digital acquisisce The Chinese Room, sviluppatori di Dear Esther

The Chinese Room

Quando uno studio viene acquisito da una realtà più grande c’è sempre un po’ di apprensione da parte dei giocatori, terrorizzati dall’idea che lo status quo capace di aver creato i titoli tanto amati venga perso a causa dell’eccesso di dollari nel sangue degli impiegati.

Potrebbe essere questo il caso di The Chinese Room? Stando alle dichiarazioni di sviluppatori e acquirenti, probabilmente no.

È notizia ufficiale del giorno che l’azienda Sumo Digital, responsabile di SnakePass o Crackdown 3, ha acquistato tra le sue file lo studio di sviluppo indipendente The Chinese Room, una software house inglese diventata famosa per Dear Esther e Everybody’s Gone To The Rapture.

The Chinese Room

The Chinese Room è ancora viva!

L’azienda sarà la quarta azienda in Inghilterra (e la quinta nel mondo) a diventare parte del conglomerato di Sumo Digital. A tenere le redini dello studio ci sarà sempre Dan Pinchbeck, uno dei suoi fondatore, Jessica Curry (co-fondatrice di The Chinese Room) continuerà a occuparsi in modo indipendente della realizzazione delle colonne sonore.

Sumo Digital si preoccuperà di offrire il supporto e l’esperienze necessaria al nostro studio per portarlo a un livello di qualità superiore. Il nostro obbiettivo è quello di costruire qualcosa di importante sulla reputazione che ci siamo costruiti sin’ora, solidificando una software house con una creatività e un immaginazione invidiabili.

sono state le parole di Dan Pinchbeck riguardo gli sviluppi prossimi del suo studio di sviluppo.

Con la rinnovata acquisizione gli sviluppatori stanziati a Brighton si sono immediatamente messi ai lavori su nuovi concept per eventuali nuovi titoli che andranno poi a discutere direttamente con Sumo Digital.

Per The Chinese Rooom è solo l’inizio di un nuovo capitolo.

The Chinese Room

Il managing director di Sumo Digital, Paul Porter, ha dichiarato che l’azienda le intenzioni chiarissime sul cosa fare del suo nuovo acquisto. La speranza di Sumo Digital è di riuscire a creare con The Chinese Room il feeling adatto per permettere loro di creare nuovi videogiochi innovativi, videogiochi simili a quelli per cui sono diventati famosi e rispettati; il tutto nella speranza di vedere una crescita di qualche tipo da parte dei ragazzi di Brighton.


“I ragazzi di The Chinese Room hanno una grande reputazione e con questa acquisizione noi vogliamo semplicemente migliorare il range delle possibilità che come Sumo Digital possiamo offrire ai nostri clienti. Avere uno studio nell’inghilterra meridionale apre nuove porte per il futuro dell’azienda e siamo felici di poter approcciare a nuove opportunità più preparati che mai!”

L’acquisizione da parte di Sumo Digital deve essere stato un momento tutto sommato importante per gli sviluppatori di The Chinese Room; la software house durante settembre versava in condizioni economiche pessime e per la realizzazione del titolo per realtà virtuale So Let Us Melt l’organico della software house era stato ridotto ai minimi termini.

All’interno di un post del blog della compagnia i fondatori hanno dichiarato che l’acquisizione è soltanto un mezzo per poter continuare a lavorare facendo ciò che amano.

“È la fine per The Chinese Room? No, non crediamo sia così.
Questa acquisizione è la fine di un capitolo, noi speriamo di vedere in voi la pazienza necessaria per mostrarvi cosa abbiamo in serbo per voi prossimamente.”

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Articolo a cura di Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia.

Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante.

Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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