Starfield sarà un titolo di nuova generazione anche secondo i canoni di Bethesda

Starfield


Siamo rimasti un po’ tutti con l’amaro in bocca dopo il teaser trailer di Starfield, quello che sarà il prossimo grande gioco single player da parte di una delle aziende più importanti del mondo dei videogiochi.

Bethesda Games Studios non presentava una nuova proprietà intellettuale da oltre venticinque anni, sviluppando momento per momento sempre titoli basati su franchise ormai anzianotti.

 

Una nuova freccia nella Faretra di Bethesda.

Todd Howard, durante l’annuncio all’E3 losangelino di Starfield lo ha definito come un titolo speciale, il primo nuovo franchise su cui Bethesda sta lavorando e il primo titolo della compagnia annunciato ufficialmente per la prossima generazione videoludica.

Il teaser trailer, anche alla più attenta analisi non mostra moltissimo: nello spazio profondo una stella luminosa (il sole?) sorge, mostrando un pianeta diverso dalla nostra terra; nell’orbita di quest’ultimo pianeta si trova una specie di stazione spaziale; un manufatto tecnologico che roteo placido chissà da quanti anni. A modificare l’idillio celeste arriva però una distorsione, una qualche piega dello spazio tempo che prende lo schermo e se lo mangia, rivelando al pubblico il titolo del gioco.

Secondo le parole di Todd Howard Starfield è un titolo la cui sola ideazione ha necessitato anni di lavoro e di prototipazione; qualcosa su cui Bethesda crede di avere una visione unica e che è incredibilmente eccitata a mostrare.

Cosa vuole dire per Bethesda Next Generation?

Nel corso di un intervista con Eurogamer durante il Gamelab spagnolo Todd Howard ha lasciato intendere qualche vaga informazione su cosa Starfield sarà e quanto sarà importante per il mondo dei videogiochi, vista la sua natura di titolo puramente next gen.

Il game designer americano ha dichiarato:

“Per noi il fatto che Starfield appartenga alla prossima generazione di videogiochi significa che stiamo cercando di immaginare come potrà mai essere un gioco di ruolo single player fra qualche anno; significa che dalla nostra parte abbiamo un feeling del tutto nuovo che i giocatori probabilmente non hanno mai potuto sperimentare prima.

Non abbiamo ancora idea dei requisiti necessari per vederlo girare, stiamo ancora cercando di determinare in modo corretto tale dato. Noi però stiamo cercando di pensare quanto più in la possibile nel futuro del media, cercando di costruire qualcosa che potrà essere controllare al meglio soltanto con dell’hardware appartenente alla prossima generazione. Anche se una parte della realizzazione tecnica sta avvenendo ora, non significa che potrà esistere sui sistemi attualmente esistenti sul mercato.”

Howard è stato anche interrogato dall’intervistatore sul feeling del titolo, chiedendogli quanto degli attuali Fallout e The Elder Scrolls sarà possibile trovare in un titolo del genere.

“Non voglio dirti che sarà uguale, perché in primis magari non abbiamo la stessa concezione di feeling riguardo quei videogiochi. Posso dirti che sarà differente, ma riuscirai a capire che lo abbiamo fatto noi soltanto giocandoci. In Starfield ci sarà il nostro DNA, ci saranno tutte quelle cose che ci piacciono. Nel corso dello sviluppo avremo modo di inserire anche alcune cose del tutto nuove che abbiamo pensato per i nostri videogiochi; per ora non dirò altro. In un certo senso sarebbe stato meglio non annunciare proprio nulla”

Le origini di Starfield.

Quello che a tutti sembra essere un videogioco già destinato a far parte di un futuro non immediato in realtà ha radici molto più profonde. La prima volta che Bethesda ha iniziato a lavorare a Starfield appartiene al 2004; ancor prima dell’uscita di Fallout 3.

Il titolo sarebbe stato il ripiego nel caso l’azienda americana avesse fallito nel tentativo di ottenere i diritti per sviluppare il terzo capitolo della saga post-apocalittica. Nel corso del 2013 Bethesda ne ha approfittato per registrare Starfield come marchio relegando allo sviluppo del tempo solo e unicamente dopo l’uscita di Fallout 4, durante gli ultimi mesi del 2015.

Starfield sarebbe un titolo completamente giocabile già negli studi Bethesda, secondo quanto Howard ha dichiarato a Geoff Keighley durante un intervista esclusiva per l’E3.

La sostanza che abbiamo noi videogiocatori sotto mano al momento è estremamente poca; un teaser trailer di un minuto scarso non è ovviamente abbastanza per poterci tirare fuori qualcosa di buono. Ricordiamo inoltre che i teaser trailer di The Elder Scrolls VI e Starfield sono stati presentati all’E3 2018 per rassicurare l’utenza, che rischiava di essere spaventata dalla release di due titoli non classici come Fallout 76 e i nuovi DLC per The Elder Scrolls Online.

Scelte azzardate ma meritevoli di fiducia; chissà se per “DNA Bethesda”  Todd Howard intende anche la pletora di bug che accompagna i titoli della software house?

Starfield non ha ancora ne una data di release, ne delle console su cui appoggiarsi.

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Articolo a cura di Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia.

Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante.

Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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