Necropolis – Recensione


Articolo a cura di Marco Mancini


Avete presente quei ragazzi bruttini che però diventano affascinanti grazie al senso dell’umorismo? Ecco, Necropolis è esattamente questo. O almeno tenta di esserlo. Realizzato da Harebrained Schemes per Bandai Namco, Necropolis è un mix di generi: si va dall’hack n’ slash al RPG, fino alla pura azione. Sicuramente questo titolo non punta al top in nessuna delle tre categorie, ma cerca di creare un ibrido che le lega attraverso un linguaggio universale: la risata.

Quando l’estetica non è tutto

È bene precisare sin da subito che Necropolis è un gioco “serio”, che mira però a sdrammatizzare un argomento piuttosto pesante. A contribuire alla parte ironica del gioco ci pensa la voce narrante, una sorta di guida superiore, lo Sfrontato, che introduce il gioco e ci accompagna durante i livelli a suon di freddure. Il gameplay è invece come quello di tanti altri giochi, in particolare è ispirato a Dark Souls, anche se realizzato in maniera più elementare.

Senza sapere il perché, ci ritroviamo catapultati in un mondo oscuro, una sorta di inferno composto da migliaia di stanze abitate dalle creature più raccapriccianti possibili. Scheletri, ragni pelosi e spiriti dei soldati non ci rendono la vita facile. Il nostro personaggio deve tentare di uscire vivo da questo limbo facendosi largo a colpi di spada. Bene: la trama finisce qui. Una delle principali pecche di Necropolis è che…non si capisce quasi nulla. Non c’è una storia vera e propria, manca un’introduzione, non si intuisce né perché ci troviamo in quel posto né cosa dobbiamo fare. Il gameplay è tutto basato sul correre da una stanza all’altra, cercare i tesori nascosti e tentare di portare a casa la pelle. Purtroppo i problemi non finiscono qui.

Inizia nuova partita

Le intenzioni di Necropolis sono buone, ma non sono realizzate al meglio. L’aspetto positivo è che le stanze sono tutte molto diverse, come diversi sono i mostri che possiamo incontrare e i percorsi che possiamo intraprendere; quello negativo è che, almeno all’apparenza, il gioco non ha una fine. Non è possibile procedere a lungo nella storia perché non esistono i salvataggi: una volta che si viene sconfitti bisogna ricominciare tutto daccapo. Come una specie di Super Mario del vecchio NES, con la differenza che almeno Super Mario aveva le vite, mentre qui abbiamo LA vita: persa questa il gioco ricomincia dall’inizio. Purtroppo è anche molto facile perdere l’unica vita che abbiamo. Pur affrontando la partita con molta attenzione, evitando gli scontri evitabili e colpendo i nemici con tempismo perfetto, prima o poi ci imbatteremo in un’orda di mostri ai quali non possiamo più scappare. Ne bastano anche solo 3 o 4 per farci sentire spacciati. La barra della resistenza è molto corta e così, una volta terminati i colpi a nostra disposizione, i mostri ci bastoneranno tutti insieme concludendo in fretta la nostra partita. Va precisato che, pur ricominciando da zero, difficilmente ci ritroveremo ad affrontare la stessa esperienza di gioco di prima in quanto i dungeon sono randomizzati.

La componente RPG sta nel fatto che nelle varie partite possiamo accumulare gemme e altri punti abilità in modo da sbloccare alcuni bonus; la componente del crafting è molto profonda, ma purtroppo è poco curata. Non ci sono delle spiegazioni precise sugli oggetti e la loro utilità. Per dare spazio alla fase ironica, ci si è dimenticati di quella pratica. Capita così di trovare una pozione e leggere nella spiegazione “una pozione sicuramente magica che servirà a qualcosa”, così come capita di prendere un’arma e leggere la sua “biografia” ma senza sapere quanti punti danno dà, quanti punti resistenza toglie e così via. Per non parlare degli obiettivi in alcuni livelli: ordini incomprensibili che spingeranno il giocatore a chiedersi: “e ora cosa devo fare?” Il gioco è lasciato per la gran parte all’interpretazione dell’utente. È apprezzabile il fatto che sia completamente tradotto in italiano, ma la traduzione è dedicata esclusivamente al far capire le battute, non alla comprensione del gioco.


Infine da sottolineare la presenza della componente online che permette di giocare una partita insieme a un massimo di 4 utenti. Anche in questo caso, però, non è perfetta. Anche con l’aiuto dei nostri amici non sarà facile sopravvivere: più guerrieri in campo significano anche più mostri, quindi non c’è alcun vantaggio dall’essere in tanti. Senza considerare che, nella confusione, è facile essere preda del “fuoco amico”. Ma l’unione non faceva la forza?

Conclusioni

Qualora trovaste Necropolis in saldo grazie alle classiche offerte di Steam ci sentiamo sicuramente di consigliarvelo perché vi strapperà qualche sorriso e qualche ora di gioco leggero e spensierato. Il prezzo pieno, a nostro parere, è un po’ altino. Purtroppo il fatto che ogni volta che si muore si è costretti a ricominciare da zero è qualcosa che farà perdere la pazienza a molti, e potrebbe spingerci ad abbandonare presto il gioco nella nostra polverosa libreria di Steam. Tornando alla metafora iniziale: sì, Necropolis è il nostro ragazzo bruttino ma simpatico. Il problema è che se le battute cominciano a diventare ripetitive, non ci divertiamo più.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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