Recensione testuale a cura di Giulia Ambrosini

E’ difficile considerare la rimasterizzazione del primo capitolo della serie Resident Evil solamente come un tributo ad una delle saghe più celebri ed amate di sempre. Non è infatti un mistero che il brand creato nel 1996 da Capcom abbia subito con gli anni dei profondi mutamenti, abbracciando con il quarto capitolo meccaniche più action, culminanti con Resident Evil 6, dove tra una fuga in auto ed una corsa acrobatica i ritmi di gioco sono stati stravolti in favore di combattimenti frenetici e abilità fisiche. Una folta schiera di utenti non ha tuttavia accolto con favore questo incalzante percorso di evoluzione, e all’annuncio di un’edizione rimasterizzata per console attuali del capitolo che ha dato inizio a tutto, ha tirato un sospiro di sollievo, pronta a godersi un altro po’ di horror vecchio stile.
RITORNO A VILLA SPENCER
Resident Evil HD non recupera tuttavia il capitolo originale uscito per PS1, PC e Sega: Saturn. Il titolo di riferimento è la portentosa rivisitazione uscita in esclusiva Gamecube nel 2002 intitolata Rebirth, che apportava una serie di modifiche piuttosto importanti. Tra di esse vi era l’approfondimento di alcune tematiche della storia grazie all’introduzione del personaggio di Lisa Trevor, figlia dell’architetto che progettò la villa Spencer e l’aggiunta di alcune location come il cimitero e la casa nella foresta. Tutti gli spazi di gioco erano stati inoltre ampliati ed arricchiti di dettagli. Capcom ha quindi lavorato soprattutto sulla pulizia d’immagine, sull’applicazione di filtri in post processing e sul miglioramento generale di texture ed effetti di illuminazione. La resa qualitativa, seppur ben lontana dall’impatto grafico a cui siamo abituati oggi, riesce comunque ad immergere in pochi istanti il giocatore in un’atmosfera assolutamente convincente, dotata di un fascino unico innegabile anche da chi si avvicina per la prima volta a questo indiscusso capolavoro. I modelli poligonali sono arricchiti di alcuni dettagli sulle divise e sono state introdotte le versioni di Chris Redfield e Jill Valentine di Resident Evil 5, il cui stile riesce discretamente a fondersi con quello degli altri personaggi.


ANCORA CON IL FIATO SOSPESO
Il titolo possiede una risoluzione di 1080p e 30 frame per secondo su console attuali, mentre su Xbox 360 e PS3 è di 720p. Viene data la possibilità al giocatore di scegliere tra una risoluzione Widescreen o 4:3, che personalmente riteniamo poco significativa visto che la resa all’epoca su televisori a tubo catodico era comunque a schermo interno. Le meccaniche di gioco rimangono assolutamente fedeli a quelle dell’originale, con la presenza di una telecamera fissa ed una parzialmente gestibile. In questa edizione tuttavia la telecamera fissa ci restituisce un’inquadratura leggermente migliore ed una transizione più intelligente da uno scenario all’altro. Chi non è avvezzo al genere, o troppo giovane per aver provato il titolo all’uscita, troverà particolarmente suggestiva la limitata visuale offerta da ogni scorcio all’interno della villa Spencer, e sentirà di non avere il pieno controllo sui fenomeni inquietanti che si verificano nei dintorni. Il lamento di un non morto, o il ticchettio dell’orologio non fanno solamente da sfondo in uno scenario di toni cupi e poco rassicuranti, ma sono il chiaro indizio che qualcosa ci attende dietro l’angolo e che potremo scoprire solo proseguendo. Capcom all’epoca si era inoltre dilettata nell’inserire una quantità notevole di enigmi e di trappole mortali.


NUOVI COMANDI E MECCANICHE DEL PASSATO
Assistiamo comunque all’introduzione di numerosi set di comandi differenziati (divisi in classici e moderni) per offrire al giocatore la possibilità di scegliere lo schema più adatto, vista anche la difficoltà che deriva dall’utilizzo di meccaniche ormai superate. Il posizionamento del mirino viene regolato in base alla posizione fisica del personaggio, per cui risulta ancora difficile riuscire a mirare alla testa di uno zombie mentre si avvicina. Sono presenti naturalmente anche i numerosi documenti collezionabili che raccontano la storia e l’intramontabile macchina da scrivere per poter salvare i propri progressi, ammesso di essersi procurati un nastro inchiostratore esplorando l’ambiente. Per quanto riguarda il crafting e l’interazione con gli ambienti di gioco, questo tuffo nel passato mette ancora una volta l’accento sulla qualità elevata messa da Capcom per la produzione di Resident Evil. A fronte inoltre dei recenti esperimenti di stampo classico sul genere horror, è probabile che questa edizione rimasterizzata costituisca per la software house una sorta di banco di prova per verificare il gradimento del pubblico, magari in vista di un futuro capitolo con meccaniche classiche. Naturalmente il titolo dispone in questa edizione dei trofei, e sarà possibile acquistare il gioco in cross-buy nelle prime due settimane dall’uscita su PS3 e PS4, mentre su piattaforme Microsoft il cross-buy sarà legato al preorder, disponibile già da qualche giorno.


CONCLUSIONE
Siamo certi che il ritorno del grande Resident Evil Rebirth, adattato per la generazione corrente, verrà accolto con favore dai fan delle serie. I neofiti invece potrebbero incontrare qualche difficoltà nell’approcciarsi alle meccaniche del titolo, seppur arricchite di schemi di comando più moderni. In questo senso l’equilibrio raggiunto con il DLC di Resident Evil 5 intitolato “Incubo senza uscita” potrebbe rappresentare un buon modello se Capcom fosse intenzionata a riportare la serie ad uno stile più classico senza limitare troppo il gameplay.

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