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Far Cry 4 – Recensione


Recensione testuale a cura di Giulia Ambrosini

Fa il suo ritorno in questo mese carico di titoli Far Cry, il fortunato First Person Shooter di Ubisoft. Reduce dall’ottimo terzo capitolo, la saga propone in questa nuova edizione un’avventura o meglio una caccia per la sopravvivenza nella splendida regione immaginaria del Kyrat, situata alle pendici dell’Himalaya. Lasciamo quindi da parte lo sventurato turista Jason e le calde spiagge tropicali delle Rook Islands per imparare a conoscere un nuovo nemico ed una nuova storia legata ad un passato tenuto nascosto al protagonista.

BENVENUTI NEL KYRAT!
Ajay Ghale, originario del Kyrat è un tranquillo cittadino americano. Il suo unico scopo tornando nella terra dei suoi cari è quello di esaudire l’ultimo desiderio della madre da poco defunta. Giunto fra le splendide montagne della regione munito dell’urna cineraria tuttavia, egli inizia a comprendere gli intricati rapporti politico-sociali ed economici che governano il Kyrat e scopre dalle stesse parole del viscido dittatore Pagan Min di non conoscere a fondo il passato della madre. Il pretesto che dà avvio alla catena di eventi successivi è piuttosto semplice ed efficace, tuttavia si percepisce una minore caratterizzazione del protagonista che in maniera piuttosto passiva assiste ad alcune delle più comuni pratiche di terrorismo messe in atto da Pagan Min. La presenza del nemico principale viene inoltre fatta passare un po’ in sordina per incentrare la storia, e di conseguenza anche la maggior parte delle missioni principali, sulla lotta interna tra le due fazioni del Sentiero d’Oro, la comunità creata dagli abitanti del Kyrat per contrastare la feroce dittatura di Pagan. Le importanti scelte morali a cui verremo sottoposti riguardano proprio le differenti ideologie dei due gruppi, uno maggiormente legato alla tradizione mistica della regione, l’altro più aperto all’idea di una vera e propria rivoluzione. Questa dualità non si riflette in una separazione netta tra bene e male, poiché nel corso della narrazione le scelte iniziali vengono continuamente messe in discussione dalle argomentazioni della fazione interna opposta, e tutto ciò si riflette naturalmente in un livello di profondità decisamente apprezzabile. Le scelte inoltre influenzano lo svolgersi degli eventi e condurranno ad uno degli otto diversi finali previsti. La narrazione purtroppo non osa mai proponendo situazioni davvero al limite o sequenze particolarmente spettacolari. A valorizzare l’esperienza della campagna ci pensa però la splendida ambientazione, ora più ricca di elementi e articolata verticalmente rispetto a quella dell’isola e di conseguenza anche più difficile da tenere d’occhio durante i combattimenti.


UN GAMEPLAY CONSOLIDATO E SEMPRE AVVINCENTE
Le meccaniche si mantengono inalterate rispetto al precedente capitolo, proponendo un vasto arsenale sempre ben bilanciato e appagante da utilizzare, scontri a fuoco serrati con una componente strategica interessante e un’incredibile libertà di movimento sia durante gli scontri sia nelle fasi esplorative. La struttura dell’ambiente ora permette di attaccare i gruppi di nemici rimanendo nascosti su un altura diminuendo i rischi di un attacco frontale. Il Kyrat si è rivelato comunque un luogo estremamente selvaggio e pericoloso, e ancora di più rispetto al passato dovremo prestare attenzione alla fauna locale, tra lupi, orsi, tassi del miele e molto altro. La caccia resta una componente fondamentale per il titolo. Uccidendo e scuoiando gli animali otterremo infatti le pelli per costruire fondine, bisacce e altri oggetti fondamentali mentre potremo utilizzare per la prima volta la carne come esca per i predatori più pericolosi. Lanciandola ad esempio vicino ad un gruppo di soldati, potremo attirare una tigre o un orso contro di loro e liberare così la zona. E’ stata inoltre introdotta la possibilità di cavalcare gli elefanti per partire alla carica e compiere delle stragi negli accampamenti nemici. Una novità interessante che aggiunge varietà nelle fasi di conquista degli avamposti ma che non costituisce certo un punto di forza del gameplay poiché diventa necessaria solo nel corso di una missione della campagna. Rimangono purtroppo inalterate le sequenze stealth obbligatorie presenti anche in Far Cry 3, che risultano ancora un po’ troppo macchinose e meno divertenti rispetto alle altre. La componente esplorativa si mantiene invece di altissimo livello, grazie anche all’introduzione della scalata con il rampino a corda, introdotta per raggiungere punti specifici muovendosi nella vasta mappa di gioco. Quest’ultima presenta un’infinità di zone da scoprire, erbe, tesori ed altri oggetti da raccogliere e numerosi avamposti nemici che sarà nostro compito conquistare per liberare dalla tirannia di Pagan Min il popolo kyrati. A differenza del precedente capitolo inoltre, i nemici potranno tentare di riconquistare un avamposto liberato, ovviando così al problema di non avere più nessuno con cui scontrarsi una volta finita l’avventura.


INSIEME PER LE MISSIONI SECONDARIE
In termini di contenuti Far Cry 4 si dimostra estremamente ricco, anche se molte delle attività proposte non si discostano molto da quelle affrontate nel precedente capitolo, come le torri radio da liberare dal segnale nemico per scoprire una porzione di mappa prima oscurata o il recupero di scorte per il villaggio. Assistiamo invece all’introduzione di una nuova tipologia di missioni particolarmente ispirate, se non per meccaniche almeno per suggestioni visive, chiamate Shangri-La, ambientate in un universo mistico dai toni rossi e atmosfere quasi oniriche. Qui affronteremo dei nemici dall’aspetto indigeno servendoci di strategie stealth o, in alternativa di una tigre bianca che ci accompagnerà nelle missioni che attaccherà i nemici direttamente. Svolgere le attività secondarie permette di accrescere i propri punti esperienza e karma, e di conseguenza sbloccare ulteriori Talenti oltre a quelli ottenibili con l’avanzamento nella campagna. Questi ultimi ora sono legati a due profili: la Tigre, a cui corrispondono le abilità, e l’Elefante, a cui corrispondono i potenziamenti fisici del personaggio. Entrambi i profili possono essere gestiti dal menù di selezione, che si rivela in buona sostanza invariato rispetto a quello del precedente capitolo a parte per i colori. Assistiamo infine all’introduzione della modalità cooperativa per il multigiocatore, a cui è possibile accedere dopo circa un’ora di gioco nella campagna in single player. Assieme ad un compagno, che vestirà i panni di Hurk (personaggio incontrato nel DLC di Far Cry 3) sarà possibile affrontare tutte le missioni secondarie, mentre quelle legate alla narrazione purtroppo non prevedono questa possibilità. Torna infine il competitive con tre differenti modalità: Avamposto, dove occorre difendere la propria bandiera dagli attacchi nemici; Propaganda, dove viene chiesto di conquistare e distruggere tre obiettivi mediante esplosivi con un timer e infine Maschera del Demone, dove una volta conquistata la maschera, il giocatore dovrà tornare alla propria base difendendosi con le abilità particolari offerte dall’oggetto. Le mappe pensate per il competitive purtroppo non rivelano uno studio particolarmente accurato, spesso infatti risultano dispersive mentre la modalità Propaganda soffre di pesanti sbilanciamenti dovuti alle differenze di abilità tra le due fazioni in gioco. Il vero fulcro del titolo consiste comunque nelle numerose attività da svolgere in una mappa di gioco quanto mai ricca e artisticamente splendida. Il competitive costituisce un arricchimento ulteriore dei contenuti ma non per questo fondamentale.


CONCLUSIONE
Con Far Cry 4 non assistiamo ad innovazioni per quanto riguarda le meccaniche e la struttura della campagna, che con il precedente capitolo avevano raggiunto l’apice. La nostra avventura sulle pendici dell’Himalaya tuttavia ci ha regalato numerose ore di gioco (12 per la campagna e molte altre per lo svolgimento delle innumerevoli attività secondarie presenti) e ci ha pienamente convinti per l’ottimo equilibrio sempre raggiunto tra l’azione strategica e silenziosa e gli attacchi diretti e devastanti che potremo mettere in atto nel corso delle diverse missioni. L’ottima calibratura delle armi, assieme alla libertà di movimento e il fascino della nuova sterminata ambientazione sapranno convincere anche i giocatori che hanno spolpato a lungo il terzo capitolo. Sfortunatamente il salto qualitativo non è così netto per via della natura Cross-Gen del titolo, ma le prestazioni tecniche su console si sono rivelate ottimali offrendo un’esperienza godibile e affascinante sul lato estetico.

Articolo a cura di Redazione Player.it

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