JoJo’s Bizarre Adventure: All Star Battle – Videorecensione PS3


Recensione a cura di Claudio Consoli 

JoJo’s Bizarre Adventure: All Star Battle è un picchiaduro realizzato dal team di CyberConnect2 e pubblicato da Namco Badai Games in esclusiva per PlayStation 3, basato sulla divertente serie di manga ad opera di Hirohiko Araki. Una saga non particolarmente nota in Italia, o quantomeno non come altri manga e anime diventati un culto nazionale, ma che conta anche nel nostro Paese numerosissimi fan. Non a caso, visto che si tratta di uno degli Shonen di maggiore qualità, reso celebre da personaggi dalle personalità forti, riconoscibili ed estremamente bizzarre, oltre che una trama piuttosto interessante. Nel nostro articolo e relativa video recensione, ci concentreremo sugli elementi ludici del passaggio da manga a videogioco, ma vi consigliamo, qualora non lo conosceste, di approfondire il tema JoJo’s, perché se non avete mai letto un capitolo o non avete mai visto una puntata degli anime o uno degli OAV dedicati, vi state perdendo qualcosa di incredibilmente divertente e ben strutturato.

L’avventura più bizzarra

Nell’affrontare un gioco dedicato ad un manga o a un anime, ci si attende normalmente di avere a che fare con una modalità storia che ripercorra le fasi principali della serie, citandone quantomeno i momenti chiave. All Star Battle non tradisce le aspettative, proponendo esattamente questo: una modalità storia divisa in sette capitoli dedicati ad altrettante parti del manga, ognuna delle quali divisa in quattro fasi con il giocatore chiamato ad interpretare un personaggio predefinito. Ciascuna fase costituente un capitolo propone sfide segrete da svolgere, e offre la possibilità di essere rigiocata al contrario, prendendo i panni dello sconfitto, purtroppo però, sempre nella medesima arena. Prima di ogni scontro vengono proposte alcune righe di testo a riassumere il background narrativo, e sebbene questo non basti a trasmettere la profondità del manga originale, quantomeno consente anche ai non conoscitori della serie di comprendere almeno vagamente la ragione dello scontro e le personalità dei personaggi. Vincendo le sfide si guadagna della moneta di scambio con la quale sbloccare alcuni oggetti di supporto da utilizzare negli scontri a seguire: niente di fondamentale, ma sicuramente un aiuto per le sfide più difficili, che non tarderanno ad arrivare nel corso delle numerose prove che compongono l’intera storia. Completare tutte le missioni sbloccherà altresì, l’utilizzo dei singoli personaggi nella modalità Versus e Arcade. La modalità storia consente di giocare totalmente offline e senza alcuna connessione dati, al contrario della modalità campagna, che pur se giocabile in single player contro l’intelligenza artificiale, attinge alla rete per scaricare lottatori personalizzati da altri giocatori connessi e nemici speciali. Non manca ovviamente una modalità Versus utile a far scontrare i personaggi preferiti tra loro, sia in locale che in multiplayer online. In questo caso, buona parte dei personaggi risulta inizialmente da sbloccare, così come lo sono gli elementi utili a personalizzare la propria tag online, una sorta di carta di identità virtuale utile a trasmettere agli avversari il proprio stile personale. I combattenti selezionabili, una volta ottenuti tutti, arrivano ad essere una quarantina. Un numero apprezzabile, anche se per raggiungerlo è necessario acquistarne ben nove disponibili come DLC.


Gameplay ben strutturato, ma non per tutti

Il gameplay di JoJo’s vede contrapposti due avversari, in scenari ripresi con grande accuratezza dall’opera di riferimento. A disposizione del giocatore ci sono un attacco leggero, uno medio e uno pesante, mentre il quarto bottone del gamepad è dedicato allo spostamento sull’asse, elemento che consente di schivare attacchi dalla distanza spostandosi sulla profondità. Si tratta quindi di un picchiaduro bidimensionale, certo, ma con l’elemento della profondità che normalmente caratterizza i fighting game 3D. Ciascuno dei personaggi presenti nel gioco è classificato in una delle categorie presenti, ovvero Stand, Vampirismo, Energia Concentrica, Mode, A Cavallo, le pose Hamon e la trasformazione Baoh Armed Phenomenon. Questa classificazione determina lo stile di combattimento di base, come nel caso di “A Cavallo” che effettivamente pone il combattente sul dorso di un destriero, oppure quello che avviene con l’attivazione di un ulteriore comando sul pad. Nel caso dei lottatori della categoria Stand, per esempio, la pressione fa apparire le concretizzazioni dei corpi spirituali di ciascuno di loro, che si pongono in leggero secondo piano rispetto agli stessi, e che aprono le porte a nuove combo specifiche per ciascun personaggio. Quella della categorizzazione rappresenta una scelta saggia, che si integra perfettamente con la narrazione del manga, giacché solo dalla terza serie, gli Stand iniziano ad apparire, ed i personaggi provenienti dalle due precedenti avrebbero pagato, in termini di possibilità tattiche, se non avessero potuto contare su valide alternative. Le possibilità degli strampalati lottatori non finiscono qui, in ogni caso. All Star Battle non si fa mancare un indicatore, riempibile subendo o dando colpi all’avversario, indicatore che è possibile usare in maniera tattica attivando attacchi Heart Heat o Great Heat, rispettivamente con un minore e maggiore consumo di energia accumulata. In entrambi i casi si tratta di attacchi spettacolari assai potenti in termini di danno arrecato al nemico, che fortunatamente non richiedono di completare con successo inopportuni quick time event, lasciandoci il tempo di osservarne gli stilosi effetti grafici tranquillamente. In ultimo, l’energia accumulata può essere utilizzata, con un minor consumo rispetto alle abilità speciali, per attivare una super cancel che interrompe istantaneamente le animazioni in corso, così da concatenare attacchi differenti in combo personalizzate, o passare rapidamente in posizione difensiva qualora servisse. Il tutto funziona piuttosto bene, anche se una certa sensazione di lentezza delle animazioni dei personaggi rende il gameplay piuttosto macchinoso, soprattutto quando si tenta di gestire lo spazio con movimenti d’avvicinamento o d’allontanamento rispetto all’avversario. Probabilmente la causa principale di questa percezione è da attribuire in parte al gameplay in se’, in parte al limite di 30 frame per secondo imposto alla produzione, che rende il combattimento ravvicinato meno veloce e quindi meno istintivo di quello apprezzato in altri picchiaduro presentati a 60 FPS. La quantità di mosse e combo a disposizione di ciascun personaggio è anch’essa piuttosto limitata se si fa un confronto con altri concorrenti del genere, mentre è apprezzabile la diversificazione negli stili dei personaggi presenti, ciascuno con tecniche proprie e senza ricicli di sorta. Fortunatamente, quello che si perde in istintività e velocità d’esecuzione, si guadagna grazie ad un combattimento più ragionato e tattico, che richiede di usare saggiamente le specifiche abilità dettate dalla categoria d’appartenenza. Da citare una ulteriore peculiarità del gameplay, che vede la presenza di eventi attivabili all’interno degli stage. Questi vanno da un lampadario che si stacca quando ci si resta sotto troppo tempo, colpendo il malcapitato, fino a bighe con cavalli impazziti pronti ad investire il giocatore più distratto, nel bel mezzo del combattimento. Una simpatica introduzione che rimanda ad alcuni momenti epici della saga, con tanto di scena del manga in bianco e nero, in sovrapposizione sullo schermo.


Le tavole di Hirohiko Araki prendono vita

Dal punto di vista estetico, il titolo Namco si contraddistingue grazie ad uno stile fortemente ispirato dal manga d’origine, con evidenti richiami alle tavole dell’autore sia nei menù che nelle fasi giocate. Tutto rappresenta una continua citazione agli elementi caratteristici del media d’ispirazione, a partire dal cell shading che rende vivi elementi del fondale e combattenti in primo piano, fino ai box fumettosi e alle simpatiche espressioni facciali che è possibile gustare quando si attivano speciali condizioni durante gli scontri. I modelli appaiono ben definiti, curati nei dettagli, ma come accennavamo parlando del gameplay, è piuttosto evidente una loro scarsa reattività, che potrebbe indispettire gli amanti di altri titoli ben più rapidi nel gameplay. Peccato per il limite a 30 FPS, già discusso, che si fa notare fortemente non solo sul piano estetico ma anche su quello della giocabilità. Presente una completa localizzazione in italiano che permette anche a chi non conoscesse il manga, di scoprire quantomeno il contesto in cui gli scontri avvengono, grazie a brevissime pagine da leggere prima dei combattimenti e durante i caricamenti. La localizzazione arriva a coprire con sottotitoli in italiano anche il parlato, sia in-game che nei menù, rendendo comprensibile il doppiaggio giapponese originale.

Conclusioni

JoJo’s Bizarre Adventure: All Star Battle è un titolo che non scontenterà i fan dell’opera di Hirohiko Araki, grazie ad un roster soddisfacente, all’ottima categorizzazione dei personaggi, e alla varietà di stili tra ciascuno di essi. I fan di altri picchiaduro più veloci e tecnici potrebbero faticare ad entrare nell’ottica di un titolo che ci è parso sacrificare velocità d’azione in favore di spettacolarizzazione ed un approccio più ragionato. Buono il comparto tecnico, anche se una maggiore fluidità avrebbe giovato sia al versante estetico che al gameplay. In ogni caso, si tratta di gioco immancabile nella collezione degli estimatori dei picchiaduro ispirati al mondo dei manga e degli anime, ed in particolar modo agli amanti dell’opera di riferimento, che noteranno citazioni e finezze in ciascuna delle arene presenti nel gioco.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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