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How to Survive – Recensione


Articolo a cura di Claudio Consoli


Naufragati su un’isola deserta, scopriamo di essere finiti in un territorio infestato di zombie, che dobbiamo combattere assemblando armi improvvisate. Una frase, almeno tre citazioni ad altrettanti videogame di recente produzione. How to Survive, è quindi solamente un frullato di cliché tenuti insieme col nastro isolante? Assolutamente no.  Andiamo a scoprire cosa offra di particolare il lavoro di 505 Games.

Quest e combattimento zombie

Iniziata l’avventura e scelti i panni di uno tra i tre personaggi disponibili, Kenji, Abbey e Jack,  ciascuno dotato di differenti statistiche base, il giocatore si trova proiettato senza troppe introduzioni su un’isola deserta, che si dimostra ben presto infestata di zombie. Non c’è che dire, How to Survive non perde tempo nel catapultare l’utente nel mondo di gioco chiedendogli da subito di iniziare ad affrontare giungla e nemici senza fare complimenti.  Un bastone di legno alla mano e inizia il viaggio verso la salvezza, che scopriremo dover passare non solo per le creature dell’oltretomba, ma anche per ambigui personaggi abitanti l’isola, apparentemente poco instabili mentalmente dopo tanto combattere. Il tono del titolo potrebbe sembrare estremamente serio e raccapricciante con questa introduzione, in realtà, a permeare il titolo sviluppato da EKO Studios, c’è un umorismo costante ma non demenziale, che a tratti ricorda lo spirito di Fallout 3. Quest’ultimo torna alla mente soprattutto per via della cartoonesca violenza delle immagini che compongono  un libro presente all’interno del gioco, diviso in capitoli sparsi per le varie aree. Tale volume funge da tutorial esteso, introducendo capitolo per capitolo le meccaniche alla base del gioco: utilizzo delle armi ravvicinate e da distanza, ma anche degli elementi della sopravvivenza, che vedremo a seguire, vengono spiegati chiaramente e in maniera divertente grazie allo stile umoristico scelto.

Tra i volumi a disposizione del giocatore, ve n’è uno dedicato alla creazione di armi personalizzate. Anche in questo caso, l’accoppiata di zombie e armi fatte in casa è un’ispirazione evidente, in ogni caso ben realizzata. Raccolto un legno flessibile e avendo a  disposizione un cordoncino, potremo scegliere di arrivare ad ottenere una canna da pesca, oppure un arco, potendo eventualmente smantellare la composizione per riottenere i materiali base utilizzati. Da archi a fucili, passando per frecce rese più equilibrate da piume ottenute cacciando , gli sviluppi a disposizione sono molteplici e certamente fantasiosi. Le fasi legate alle armi di distanza non mostrano problemi di sorta, grazie alla collaudata accoppiata di movimento con l’analogico sinistro ed il libero roteare a 360° con il destro, che consente di difendersi da ogni direzione. Meno interessanti le meccaniche d’arma fisica, limitate al caricamento di un colpo potente con il quale uccidere buona parte degli esseri  minori con un singolo attacco, e all’attivazione di una speciale skill per completare un’uccisione rapida dopo aver quantomeno stordito un nemico

Come si sopravvive? Con le Kovac Rules!

In ambito Survival game vengono spesso omesse meccaniche legate a fame, sete o sonno, che paradossalmente dovrebbero essere alla base di titoli a tema sopravvivenza. Il perché è talvolta ricercabile in esigenze di design e tempi della narrazione, altre volte nella coperta corta rappresentata dal budget, da tirare da una o dall’altra parte quando si fanno scelte sugli elementi da inserire, e altre ancora semplicemente dalla scarsa qualità del gioco cui si sta dando vita. Non mancano altresì esempi, anche tra prodotti tripla A, di titoli in cui tali meccaniche sono invece state implementate, ma che non impattano in maniera determinante sul gamplay, dimostrandosi accessorie. Abbiamo giocato a differenti titoli appartenenti a queste casistiche e, con grande felicità, poniamo “How to Survive” al di fuori di tutte. Il gioco non solo permette di nutrirsi, bere o dormire, ma lo impone con rigide conseguenze nel caso di mancato rispetto delle necessità fisiche del personaggio. Non cibarsi significa perdere forza, e quindi faticare molto di più nel mettere al tappeto un nemico negli scontri fisici. Non bere equivale a disidratarsi, e perdere flessibilità  e velocità nei movimenti, mentre non dormire, porta a depotenziamenti sulla resistenza, tanto più marcati quanto critica è la condizione di astinenza.

Ecco, quindi, cosa serve per sopravvivere. Per soddisfare i bisogni primari del personaggio, il giocatore può cacciare o pescare e saziare la fame, previa cottura presso un falò, oppure bere da pozzi puliti, o dormire in apposite strutture blindate sparse per la mappa, ma solo dopo averle ripulite dall’orda di zombie all’interno, e difese dagli altrettanti esseri attirati dalla sirena del bunker. Considerando che le barre indicanti gli status vanno consumandosi molto più velocemente di quanto si potrebbee immaginare, assecondare le necessità del proprio sopravvissuto diventa un elemento fondamentale del gameplay, cui dedicare del tempo specifico tra una quest e l’altra, e certamente non evitabile per pigrizia.


Nel corso del nostro giocato, abbiamo affrontato più volte situazioni limite, dovute alla mancanza di una o più tra le tre risorse, con conseguente aumento della difficoltà nell’incedere e quindi di una maggiore tensione. Se è vero, infatti, che non manca un umorismo costante in quasi tutto l’arco dell’avventura, è pur vero che ci si trova a lottare continuamente, giorno e notte, contro creature ostiche da abbattere, spesso in branco e che, senza la dovuta accortezza, qualche gameover inaspettato può saltare fuori da ogni angolo.

Il ciclo tra giorno e notte è anch’esso un elemento importante di How to Survive. Il cambiamento avviene costantemente, influendo sul sonno del protagonista. Muoversi di giorno significa, nella maggior parte dei casi, avere una miglior visibilità della mappa, ma anche evitare incontri con le creature che popolano la notte. Queste ultime si dimostrano particolarmente aggressive e capaci di attaccare con maggiore intelligenza rispetto agli zombie, ma sono, di contro, estremamente sensibili alla luce, e possono essere tenute lontano con fiamme o torce elettriche. Cercare di allineare le necessità di riposo del personaggio con un corretto ciclo giorno/notte si dimostra particolarmente utile nell’ottica di evitare esplorazioni proprio nelle fasce orarie meno indicate, e tutto avviene in maniera estremamente intuitiva, se decidete di prestare attenzione a questo aspetto, semplicemente cercando di andare a dormire quando si stia facendo sera.

Buoni contenuti, a prezzo budget

Disponibile su Steam a 14,99 dollari (scontato a 10.49 nel momento in cui scriviamo) e con prezzi in linea su console, How To Survive offre un’avventura in single player la cui durata è stimabile attorno alle 10 ore, a seconda della volontà o meno di esplorare l’isola e completare le quest secondarie. L’intera modalità storia è affrontabile sia in multiplayer online che locale, il che ci ha ricordato piacevolmente i vecchi tempi delle cooperative a due sullo stesso schermo, perle di socialità ormai quasi abbandonate nel mercato attuale. I due giocatori decisi ad avventurarsi fianco a fianco tra arbusti e cadaveri possono scambiarsi qualsiasi oggetto nell’arco della partita, condividere risorse e coprirsi le spalle, affrontando un gioco non estremamente difficile, ma che sa mettere in difficoltà in diversi frangenti. Per chi cercasse una sfida più ardua, è disponibile un apposito livello di difficoltà avanzato nel quale risorse reperibili e statistiche del personaggio subiscono variazioni per giungere ad un più alto realismo. In aggiunta alla storia principale sono presenti ulteriori sfide, anch’esse giocabili a difficoltà normale o avanzata, che sfruttano l’isola come ambientazione di missioni nelle quali sia giocatore che obiettivi appaiono in posizioni casuali. Ognuna di queste rispetta temi o scenari specifici, come differenti set di nemici o condizioni particolari utili a mettere in difficoltà i giocatori. 

Natura incontaminata. O quasi.

 


Il comparto tecnico del titolo vive di alti e bassi, ma in generale la presentazione è apprezzabile. Il colpo d’occhio è piacevole, l’isola si presenta florida e ricca di elementi e strutture adeguate al contesto e la varietà degli zombie è buona, sia per quanto riguarda le differenze tra gli esserei della stessa categoria, sia relativamente al numero di differenti tipologie di cadaveri ambulanti presenti, che vanno dal classico vagante, a quelli sovrappeso che esplodono, ad altri dinoccolati particolarmente inquietanti. Non vogliamo, in ogni caso, svelarvi troppo in questo senso. Meno valide alcune delle animazioni, soprattutto quelle degli attacchi corpo a corpo che appaiono evidentemente legnose. Abbiamo trovato poco comode alcune scelte relative all’interfaccia di gioco. Non è possibile, per esempio, selezionare un’arma da distanza ed una ravvicinata da attivare con il cambio rapido, in modo da essere pronti a qualsiasi occasione. Il cambio, infatti, consente in maniera quasi inutile, di cambiare arma velocemente solo all’interno della categoria distanza o ravvicinato. La gestione dell’inventario e delle quest lascia altresì qualche dubbio di troppo. Soprattutto quando si vanno a combinare oggetti per creare armi personalizzate, si finisce per andare per tentativi, piuttosto che ingegnarsi in maniera attiva.
Colonna sonora e comparto audio si attestano anch’essi su buoni livelli, soprattutto nel caso del doppiaggio, solo in inglese, ma che da una buona caratterizzazione dei personaggi incontrati.

 

Commento finale

How To Survive è un titolo estremamente interessante. La produzione 505 Games consente di lanciarsi in un’avventura che mette duramente alla prova il giocatore sia in singolo che in multiplayer, sia locale che online.  E’ vero, affrontare quest su un’isola infestata di zombie non è esattamente il massimo dell’originalità, ma le meccaniche relative alla sopravvivenza che impongono di soddisfare i bisogni primari dei personaggi aggiungono varietà nel gameplay e una buona dose di tensione. I difetti, comunque presenti, non impattano sulla qualità generale, pertanto l’acquisto è senza dubbio consigliato, anche considerando il prezzo budget al quale viene distribuito.

Articolo a cura di Redazione Player.it

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