Outlast – Recensione


A memoria non ricordo quando è stata l’ultima volta che, mettendo mano ad un survival horror, sia riuscito a spaventarmi, immedesimandomi davvero nella storia. Perché, diciamoci la verità, il genere survival horror è una branca dei videogiochi che ormai non spaventa più e che è diventato, purtroppo, più action commerciale che non survival vero e proprio. All’arrivo dei primi video di Outlast pensai che qualcosa poteva cambiare e forse, questi Red Barrels, avrebbero buttato sul mercato un survival horror, degno di nome. Il gioco è uscito di recente e noi di Games.it ci siamo fiondati a pesce sul titolo.

NON SONO PAZZO
La storia alla base del gioco è di una semplicità disarmante, ma pone le basi per delle premesse assai interessanti. Il personaggio che andremo a controllare è un giornalista che viene chiamato per indagare su una serie di misteriosi eventi che si stanno consumando all’interno di un manicomio. L’ambientazione, di per se, farebbe scappare a gambe levate molte persone, ma noi siamo coraggiosi e decidiamo di avventurarci dentro alla struttura, portando con noi solamente la fida videocamera. Dopo pochi istanti, capiamo che qualcosa non è andato nel verso giusto e questo lo si deduce dalla buona quantità di gente morta ammazzata al suo interno. Ecco che la telecamera torna utile per filmare le scene del massacro e all’occorrenza, usare il filtro notturno per farci strada nelle parti senza luce del manicomio ma… 

SE VEDI IL MOSTRO, SCAPPA
Outlast è un titolo davvero molto atipico nel gameplay dato che saremo chiamati a controllare un personaggio che non potrà difendersi dalle avversità che lo circondano. Niente combattimenti o ricerca di vita per ripristinare l’energia dunque, ma solamente la possibilità di scappare a gambe levate quando la situazione peggiora (gameplay già esplorato a suo tempo sul titolo di Silent Hill Shattered Memories su PSP). In queste situazioni le possibilità di salvezza sono solamente due: si scappa e ci si nasconde sotto qualche letto, o dentro qualche armadio, oppure si corre in maniera frenetica, cercando di seminare il nostro predatore. La natura degli schemi però non ci permette sempre di optare per questa seconda ipotesi, dato che il più delle volte, si tratta di percorsi molto lineari, senza grandi snodi o vie secondarie. Altro fattore di rischio sono delle piccole parti in Quick Time Event, dove saremo chiamati a muovere il mouse in una certa maniera per liberarci dalle grinfie di qualche paziente troppo affettuoso. I QTE non capitano sempre per fortuna, dato che dopo le prime volte fiuterete lontano un miglio l’avvenimento di specifiche situazioni.

Il resto del gameplay si perde fra l’esplorazione alla ricerca di alcuni documenti sparsi per tutto il manicomio e pulsanti da premere, fino alle riprese fatte con la telecamera e alla ricerca di pile energetiche che devono essere sostituite man mano che la si usa visto che l’autonomia non è illimitata.

SUSPANCE PALPABILE
Quello che rende Outlast un titolo da avere assolutamente nella propria collezione è l’estrema cura riposta in un comparto scenico e registico pregno di suspense e terrore, come non se ne vedevano da tempo. Anche quando il tutto sembra estremamente semplice, è proprio il dover scappare da un mostro in un ambiente totalmente buio, con solo la telecamera a indicarci la via, che rende il tutto molto appagante e altamente frenetico. Frenesia da terrore puro, ovviamente, dove anche il più piccolo rumore alle vostre spalle, potrebbe fare di voi carne morta: perché non si sa mai cosa può spuntare dal buio.     

OCCHIO INSANGUINATO
Outlast è un titolo che senza una grafica degna di nota avrebbe potuto stonare non poco, ma per fortuna non è il nostro caso. Gli ambienti di gioco sono ben ricreati, non senza estremi particolari maniacali, ma si lasciano gustare. La modellazione e l’animazione generale sono curate più che bene e per ultimo, abbiamo un uso a dir poco sapiente della luce e delle ombre, degne del miglior direttore della fotografia su campo cinematografico horror. Il motore alle spalle del gioco è l’UE3 che per una buona volta non è facilmente riconoscibile dai soliti errori di caricamento texture anzi, il lavoro di ottimizzazione svolto è davvero buono. Il tutto viene poi migliorato da un comparto audio eccellente. Dal più piccolo dettaglio come i passi del protagonista, fino all’affannoso respiro che dovremo ascoltare in fase di fuga. Gli ambienti che ci circondano emettono dei rumori sinistri: pazienti che si lamentano, le grida disperate di qualcuno che sta morendo in lontananza e così via, rendono il tutto una delle esperienze survival horror più belle che ci possano essere sul mercato adesso.     

CUORE IN GOLA
Il commento finale per un gioco come Outlast pare superfluo.
Il titolo mi ha pienamente convinto e lo consiglio senza remore a tutti gli appassionati di survival horror che in questi anni non sono stati appagati da un genere che ha messo in campo più azione che terrore puro (chi ha detto Resident Evil 6 oppure Dead Space 3?). Se siete di quelle persone che riescono a immedesimarvi a dovere, qualche bel salto dalla sedia lo si fa tranquillamente. E l’esperienza generale è davvero da cardiopalma.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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