One Piece: Pirate Warriors – Recensione


Recensione di Giovanni Ferlazzo

Bisogna ammettere che quando Namco Bandai annunciò che avrebbe affidato alla divisione Omega Force di Tecmo-Koei (quella responsabile della saga di Dynasty Warriors, per intenderci) un nuovo videogioco ispirato a One Piece per PlayStation 3, la notizia venne accolta con un misto di entusiasmo e scetticismo. Da una parte la gioia nel vedere la trasposizione di uno dei manga più famosi al mondo su una console come quella Sony, dunque in alta definizione; dall’altra il timore che il tutto potesse tramutarsi nel solito Musou, e di conseguenza in una delusione per come accadde per il videogioco di Ken il Guerriero.
Eppure, dopo averlo provato approfonditamente, possiamo dire che questo One Piece Pirate Warriors è tutt’altro che deludente: anzi, è capace di attingere a piene mani dal meglio della formula dei Musou, arricchendola con qualcosa di nuovo, oltre allo stile unico del manga di Eiichiro Oda. Il risultato è un mix sapiente di tante cose che producono un gioco divertente, longevo e che funziona da perfetto tributo a una serie amata tantissimo anche in Italia. Non è perfetto, ci sono dei difetti strutturali come in ogni Musou, ma chi possiede una PlayStation 3 e adora Monkey non dovrebbe neanche leggere questa recensione e correre in negozio ad acquistare una copia.
Tante cose da fare
Il primo aspetto che emerge più di altri sono le tante possibilità che vengono offerte sin dall’inizio al giocatore. Quella su cui si basa l’intera esperienza single player di One Piece: Pirate Warriors, Diario Principale, permette all’utente di rivivere la trama dal punto di vista di Rufis, anche se purtroppo non mancano grossi vuoti volutamente scelti dagli autori. Nel corso delle missioni, il giocatore si troverà ad affrontare, come ben si sposa a titoli di questo tipo, orde di eserciti che comunque potranno essere dispersi semplicemente eliminando il capo. Saltuariamente bisognerà vedersela anche con i classici boss di fine livello, ma lo sviluppatore ha fatto in modo di non rendere troppo ripetitiva l’azione di gioco inserendo quadri spesso differenti tra loro, con puzzle e piattaforme a intervallare le fasi di combattimento che naturalmente rappresentano la gran parte dell’esperienza ludica di questo One Piece. 
Avanzando sarà possibile acquistare mosse e abilità tratte direttamente dal manga, donando alla produzione aspetti da gioco di ruolo che finiscono per variare un po’ la formula, in modo che non si arrivi ai titoli di coda con l’amara sensazione di aver ripetuto per ore e ore le medesime azioni in battaglia. In questo senso quindi il gioco funziona alla grande, anche perché la storia si dipanerà in diversi episodi secondari dedicati ai singoli membri della ciurma di Rufis. Allora, ecco che lo studio sviluppatore si prende qualche libertà in più da questo punto di vista, offrendo al giocatore la possibilità di vivere delle storie inedite (naturalmente all’interno di nuovi livelli) sui personaggi secondari: ma niente paura, perché nessuna di queste finisce per snaturare la trama principale di One Piece. 
Un gameplay così si sposa per forza di cose anche per il gioco in compagnia: ecco che Omega ha inserito una modalità cooperativa giocabile sia online che offline (in split screen), così da poter affrontare i livelli di Pirate Warriors con il supporto di un amico, elevando il tasso di divertimento. Non manca inoltre la possibilità di affrontare una modalità Sfida, con la quale l’obiettivo è quello di sopravvivere ai boss incontrati in precedenza per il maggior tempo possibile. 
Il sapore del mare
One Piece: Pirate Warriors è un titolo valido anche sotto il punto di vista tecnico. Pur non eccellendo in particolare in nessun campo, vince innanzitutto per lo stile inconfondibile della serie, e in secondo luogo per un’ottimizzazione invidiabile. Cali di frame-rate, nonostante si tratti di un gioco piuttosto concitato, non ne esistono se non a livello quasi impercettibile.  L’unico disturbo è semmai dato da una telecamera non gestita alla perfezione, che ogni tanto rischia di rendere un po’ confusionaria l’azione di gioco. Bene anche la colonna sonora, che si adatta ad ogni situazione senza stonare con il doppiaggio giapponese. Tranquilli, ovviamente vi sono anche i sottotitoli in italiano.
Commento
One Piece: Pirate Warriors è un gioco valido ma non perfetto. A causa della sua particolare formula di gioco, presta il fianco a una certa ripetitività in certi frangenti, nonostante gli ottimi tentativi da parte dello sviluppatore di evitare qualcosa del genere. Non si tratta comunque di una ripetitività frustrante che va a rovinare l’esperienza di gioco, piuttosto di naturali inclinazioni di una struttura ludica che nasce e muore così. Senza scampo. Ad ogni modo, è sicuramente uno dei migliori Musou degli ultimi anni e forse di sempre. E se siete fan di One Piece, il voto vale almeno un punto in più.

Ti è piaciuto l'articolo o hai perplessità?
Entra nel nostro gruppo Facebook o sul gruppo Telegram!

Articolo a cura di Redazione Player.it

Account redazionale di Player.it, con questo account verranno proposti editoriali, speciali e post condivisi dall'intera redazione, inoltre, in questo profilo c'è l'intero archivio di articoli di games.it

Pro Evolution Soccer 2013 – Recensione

Wii U decisamente più potente di PS3 e Xbox 360