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Pubblicato in: Giochi da Tavolo

Recensione | Last Bastion


Vi dico in maniera sincera che i collaborativi mi piacerebbero molto se non fosse per due  importanti ragioni.

La prima è che essendo un giocatore da tavolo abbastanza scarso, le mie mosse sono spesso causa di mali atroci per tutto il gruppo di gioco.

La seconda, strettamente collegata alla prima, ha che fare con la mia incapacità di trovare la giusta soluzione a problemi complessi: evitare che ci invadano legioni di mostri, impedire a Cthulhu di attraversare il portale, evitare che mi dicano: “Ti rendi conto che se metti un’altra catapulta perdiamo?”.

Questa mia difficoltà si risolve sempre in un unico modo: gli altri a giocare per me!

“Tu fai questo così, poi dopo io faccio…”, oppure:  “Ti conviene spostarti verso destra” o, in maniera più subdola: “Sei sicuro di volerlo fare?!”, fino ad arrivare a: “Senti Luca vai a prenderti da bere, ci pensiamo noi qua”.

Ecco, questa è la mia miserabile vita durante un collaborativo e se fossi un vero giovane a quest’ora avrei riempito la pagina di faccine piangenti e di decine di “Bella bro!”.

Uno dei miei collaborativi preferiti era Shadow over Camelot che aggiungeva l’elemento traditore. Quindi, nelle rare occasioni in cui ero io il bastardo, potevo giocare come mi pareva.

Detto questo, ci provo ugualmente e in questi giorni ho approfondito Last Bastion, un collaborativo distribuito da Asmodee Italia.

Andiamo con ordine.

Scatola e materiali

Un sacco di roba che è meglio! Non manca nessun materiale, e anche questa è cosa buona e giusta. La grafica è eccellente, i materiali di ottima qualità, esteticamente il gioco si presenta meglio di Miriam Leone in 1992 – se non l’avete vista, sciagura a voi!

Spacchettamento!

L’ideatore è… mhhh, meglio non dirlo potrebbe influenzarvi. Il gioco assomiglia a… mhhh, meglio non dirlo subito, la grafica è a cura di, questo ve lo dico con piacere, Pierò, già illustratore di Desperados Dice Town.

Continuiamo coi materiali.

Abbiamo dadi belli e colorati, 8 schede personaggio con relativa miniatura. 9 tessere bastione fatte come un Lord comandante comanda (servono per allestire la plancia centrale). 4 plance esterne, il mazzo dei mostri e token vari.

Come si gioca

Vi racconto come è andata la mia prima volta…

Con l’acquolina in bocca mi appresto a preparare il gioco per la prima partita. Posso giocare anche da solo volendo, ma siccome amo farmi rovinare i collaborativi dagli amici, ho chiesto l’aiuto dei miei baldi compagni di merenda (quelli che anagraficamente, e solo anagraficamente, sono considerati adulti).

Il Bastione
Le caselle nel dettaglio.

In difesa del mio bastione sono accorsi: Giulio Giammario, che credendosi un Genio detesta per ogni tipo di collaborazione nei giochi, Buegrasso, fresco di ritorno da terra teutonica, dove i bastioni sono roba da tutti i giorni, e il saggio Antigone, antico conoscitore di collaborativi vari.

Ognuno di noi si becca un personaggio e si posiziona a un lato del tavolo. La plancia quadrata di Last Bastion facilita la logistica. Ogni giocatore si siede di fronte a un lato del bastione e ivi posiziona l’area su cui verranno scoperte le carte dell’orda, ovvero i malvagi che vogliono abbattere le mura del nostro amato bastione.

Ci sono 4 aree di differente colore. La parte centrale è composta da 9 caselle che si posizionano in modo casuale a ogni partita.

Le fasi di gioco sono due:

  • Fase Orda
  • Fase Eroe

Come facilmente intuirebbe anche un barbaro ubriaco con il mio stesso Q.I., la Fase Orda riguarda le azioni che compie il nemico. Ovvero, volendo restare fedeli all’ambientazione del gioco, le truppe che cercano di attaccare il bastione.

A ogni turno si eseguono le azioni delle carte già in gioco che si trovano nell’area di fronte al giocatore attivo. Applicati i vari bonus e malus, si procede a pescare una nuova carta.

In poco tempo il bastione verrà accerchiato da truppe nemiche dando davvero la sensazione dell’assedio.

Tra le cattiverie dei nemici c’è la possibilità di piazzare una pedina “Morsa del male” che, come dice il nome stesso, è male!

Una volta che i cattivoni hanno mosso, tocca agli eroi. Questi, potranno Muoversi o Agire nell’ordine che preferiscono.

Ci si muove all’interno delle 9 caselle del bastione, ciascuna delle quali permette una determinata azione: si può curare se stessi o un compagno, si può piazzare una trappola che rallenti il nemico, si possono ottenere oggetti per avere bonus durante i combattimenti, ecc.

Agire significa, in sintesi, combattere un nemico o attivare una delle caselle del bastione. Se su una casella è presente una pedina morsa del male, questa non può essere attivata. Il combattimento si risolve con un tiro di dado + modificatori vari.

Vittoria o Umiliazione

Le aree su cui si posizionano i mostri sono di quattro colori diversi (rosso, giallo, blu e verde), ogni volta che esce un nemico, si colloca nella zona del colore corrispondente. I mostri neri vanno un po’ dove cavolo gli pare.

Il numero di carte che vengono pescate dipende da quello dei giocatori, ma che ci siano 1, 2 o 200.000 eroi non importa, a un certo punto tra i nemici comparirà un Signore della Guerra mauahahahahahahahah!

Scusate… Gli eroi possono vincere in una sola maniera. Devono sconfiggere quel gran figlio di una demonessa del Signore della guerra e ricacciarlo a suon di calci nelle corna dal buco da dove è uscito.

The Heroes!

Vincere, non è proprio una passeggiata, ma è l’unica cosa che conta.

È invece, molto facile perdere.

  • Si perde se ci sono contemporaneamente 3 pedine “Morsa del male” sulla plancia.
  • Si perde se il mazzo dei mostri si esaurisce e non si è riusciti a uccidere il Signore della Guerra.
  • E’ grande umiliazione venire sconfitti quando tutti gli eroi sono uccisi.
  • Infine, si perde quando il gatto salta sulla plancia seminando il panico in tutta la casa.

Conclusioni

Devo dire che il gioco non mi è dispiaciuto, nonostante la mia totale incapacità in questo genere di giochi.

Naturalmente Last Bastion sfrutta le stesse meccaniche di Ghost Series, condividendone i difetti (a conti fatti la maggior parte delle scelte dei giocatori sono obbligate) e i pregi, come il bilanciamento.

Sicuramente Last Bastion è abbastanza bilanciato, le prime partite sono caotiche e portano quasi sempre o alla vittoria dell’Orda, o al barare vergognosamente con la scusa di non aver ben compreso le regole.

Una volta che ci si prende la mano  è la fortuna a farla da padrona. L’alea nella sequenza delle carte, e soprattutto nel tiro di dadi, è a mio modesto parere fin troppo ingombrante.

Questo non toglie però interesse al gioco che resta: piacevole, lungo il giusto e abbastanza divertente. Nonché esteticamente da urlo.

Il prezzo sui 44€ è giustificato dai materiali, ma non tanto dalla meccanica che non aggiunge molto al mondo dei collaborativi, anche se vi si colloca dentro agilmente, così come del resto aveva già fato il fratello maggiore Ghost Series.

Le Miniature

Una considerazione positiva mi sento di spenderla per la modalità in solitario. In genere quando si legge di giochi da 1 a x giocatori, sappiamo bene che quell’1 è solo simbolico.

Le modalità “solo” dei giochi da tavolo, salvo rarissime eccezioni, sono un po’ come gli extra nei dvd blu ray di Star Wars: un’aggiunta inutile.

Il solitario in Last Bastion non solo non è un’aggiunta inutile. L’altro giorno, mentre allestivo il gioco per fare una paio di fotografie, mi sono detto: “Mi serve una vera macchina fotografica!”

Comunque già che c’ero ho provato a vedere come girava Last Bastion in un solo giocatore.

Una carta qua, una pedina la e mi sono ritrovato a difendere da solo la mia fortezza, manco fossi Druss la leggenda (per sapere chi è Durss cercate Gemmel su google). Evvai!

Giulio Giammario pensa che il gioco sia carino, che detto da lui che odia i collaborativi è un gran complimento. Giusto per la cronaca, era lui quello che barava durante le prime partite.

Per quanto riguarda Buegrasso, lui i bastioni con spada e scudo li difende un fine settimana sì e uno no, la guerra d’assedio preferisce farla dal vivo.

Antigone – almeno uno su quattro non idiota ha provato il gioco – pensa che il gioco non sia male. Gli ricorda per certi versi “Shadow over Camelot”, senza però un’ambientazione altrettanto suggestiva.

Ritiene inoltre che il gioco sia ben equilibrato e che i suggerimenti per aumentare la difficoltà della partita non sono male.

Nota alla conclusione

Ah, non ve l’ho detto per non influenzarvi, Last Bastion è di Antoine Buaza, il geniale ideatore di robette tipo: 7 Wonders, Takenoco e, non indovinereste mai, proprio Ghost Stories che, diciamola tutta, con Last Bastion ha semplicemente cambiato vestito optando per una mise un po’ più fantasy europea – cosa che tra l’altro a me non dispiace affatto.

Per il momento è tutto, buon assedio a tutti.

Luca Riccio

Educatore, scrittore a tempo perso, di quelli che "primo o poi lo finisco quel romanzo". Mi ritengo anche un creatore di giochi di quelli che "prima o poi me lo pubblicano quel gioco". Nel frattempo provo i giochi degli altri per offrirvi la mia modesta e "prima o poi competente" opinione.

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