Oltre alla mia passione per le Escape Room da tavolo non posso che annoverare anche quella per i giochi di puro stampo investigativo.

Tutto iniziò con l’acquisto a scatola chiusa del cult del genere: Sherlock Holmes Consulente Investigativo. Divorai quel gioco (seppur con cambi repentini e improvvisi di partecipanti al tavolo, molti dei quali non apprezzavano la difficoltà del titolo), più di recente sono rimasto sorpreso dalla qualità del suo erede spirituale a tema Lovecraftiano, Mythos (incredibilmente completato con lo stesso gruppo dalla prima all’ultima partita), e attualmente sto apprezzando molto i casi di Chronicles of Crime.

C’è solo una sostanziale differenza, nei miei confronti, tra i due generi da me citati a inizio articolo: delle Escape Room riesco a vedere la “big picture“, a capire come si collegano gli indizi, a tradurre tutto in mera matematica e logica, e ad essere quindi un valido aiuto all’interno del gruppo di gioco.

Per quanto riguarda i giochi investigativi… Beh, c’è un motivo se sono un ingegnere e non un investigatore privato.

Sherlock, serie di giochi da tavolo cooperativi da uno a otto giocatori di Francisco Gallego ArredondoMartí Lucas FeliuJosep Izquierdo Sánchez, editi da Enigma Studio e pubblicati in Italia da MS Edizioni, contribuiscono a ricordarmi che mi fido troppo delle persone che poi si scoprono criminali, ma questa volta sfruttando un semplice mazzo di carte anziché fogli di giornale, mappe e opuscoli.

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Le carte de La Tomba dell’Archeologo: cosa sarà successo a Edward Carter?

Le regole

Il setup è immediato: si legge (o si ascolta, scansionando il relativo QR Code) l’incipit del caso scelto (ce ne sono tre in commercio, e altri tre stanno per arrivare), quindi si mette a faccia in su al centro del tavolo la prima carta indizio, si mischiano tutte le altre carte e se ne consegnano tre a giocatore (o due se partecipano almeno sei persone).

È proibito mostrare agli altri giocatori il contenuto della propria mano, ma è permesso leggere ad alta voce ogni testo sottolineato oppure scritto sull’illustrazione di un foglietto di carta con una graffetta sopra. La discussione tra i partecipanti al tavolo è in ogni caso concessa e incoraggiata (nonché necessaria per concludere il caso con successo).

Nel proprio turno ogni giocatore deve posizionare una carta a faccia in su sul tavolo (se la considera attinente alla pista corretta) o a faccia in giù negli scarti (se la reputa un indizio inutile), quindi pesca una carta dal mazzo.

Le carte scartate non potranno più essere consultate, ma nulla vieta di citarle a memoria (anche in toto) durante la fase finale.

Una volta che il mazzo è terminato (e ogni carta è stata giocata) si passa al questionario finale. Quest’ultimo, composto da dieci domande a risposta multipla, ci fornirà un punteggio finale da cui dovremo decurtare punti per ogni pista inutile a faccia in su sul tavolo. Infine, tramite una tabella di valutazione sapremo quanto siamo stati bravi a risolvere il caso.

La mia esperienza

Ho potuto provare il caso demo (liberamente scaricabile dal sito ufficiale di MS Edizioni) e “La Tomba dell’Archeologo“.

Parto subito con un plauso nei confronti dell’editore, che ha deciso di coinvolgere voci conosciute del panorama ludico italiano per la narrazione dei briefing: ascoltare Teo di Recensioni Minute è sempre un piacere!

Entrambi i casi, seppur ambientati in anni diversi e con una differente tipologia di reato, contengono una sola pista “vera” (ossia coerente a livello logico) e una o più false piste (che cercano di sviare il gruppo di gioco, facendolo sospettare di poveri innocenti). Il modo in cui i vari indizi si dipanano sul tavolo è coinvolgente, molto spesso si rimane a bocca aperta con la pesca di una carta che svela un gustoso retroscena, attendendo il momento in cui lo si potrà rivelare a tutti.

Il grande azzardo di Sherlock è quello di inserire una dinamica aleatoria all’interno di un genere storicamente deterministico. Mi spiego meglio: ogni altro gioco investigativo da me provato non ha alcuna casualità introdotta dal gioco stesso, bensì da chi vi partecipa (in base all’ordine in cui vengono eseguiti gli interrogatori, ispezionati i luoghi del delitto, scoperti nuovi indizi…).

Sherlock, invece, richiede di mischiare il mazzo prima di consegnare le carte. Ciò significa che la mano iniziale di ogni giocatore potrebbe contenere solo piste inutili, o che determinate carte che fungono da chiave di volta del caso possano essere posizionate in fondo al mazzo.

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Le carte del caso demo, liberamente scaricabile dal sito di MS Edizioni.

Luci e ombre

I casi sono indubbiamente scritti bene, coinvolgenti e intriganti, ma rischiano di causare frustrazione all’interno del gruppo di gioco.

Alcune piste false, infatti, sono molto plausibili (se non magari per un piccolo dettaglio, spesso facilmente reputato come inutile), e sappiamo benissimo quanto l’essere umano sia restio a cambiare idea una volta focalizzato su una determinata convinzione.

In uno dei casi da me provati l’intera risoluzione era relegata a una sola carta, facilmente trascurabile a inizio partita, dalla quale sarebbero dovuti partire ragionamenti tendenti a voli pindarici per portare alla corretta conclusione. Nonostante la presenza di “salti nel buio” logici sia classica nel genere (e spesso apprezzata), sarebbe quantomeno gradito più di un collegamento ad ognuno di essi.

Altre volte è il questionario stesso a far nascere dei dubbi: una delle risposte multiple potrebbe aprire un filone di pensiero non esplorato dai partecipanti, con conseguente riorganizzazione dell’intera struttura logica del caso. Altri giochi investigativi limitano tale problema inserendo solo domande aperte.

Conclusioni

Sherlock sa intrattenere i partecipanti per un’oretta, calandosi nei panni di figure professionali dall’alto acume ed elevata arguzia.

Tuttavia, la presenza di casualità che rischia di invalidare una partita a un titolo non rigiocabile mi lascia un po’ perplesso. Più che altro, non ne vedo la necessità: perché non organizzare il mazzo senza doverlo mischiare, in modo che ogni gruppo di gioco abbia la stessa – coerente – esperienza? Qual è il valore aggiunto della randomicità in un gioco che non vedrà più la mia presenza al tavolo in qualità di giocatore?

Consiglierei quindi Sherlock ai grandi amanti del genere oppure (grazie al suo prezzo molto contenuto) a chi voglia provare “senza impegno” un gioco investigativo.

Caso chiuso.

4.88/5 (8)

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