Chiudere telegram? No, grazie. – #freetelegram

Telegram finisce sempre nei pasticci, o meglio, provano a incriminarlo sempre e comunque. Il capro espiatorio perfetto.

Facciamo un passo indietro, telegram è sotto i riflettori per due fatti, un reportage magistrale di Wired sul dilagare del “revenge porn” e FIEG (la Federazione italiana editori giornali) che si lamenta dei mancati introiti causa copie piratate su telegram, così si legge su il Corriere.

Vogliono chiudere Telegram, per davvero.

chiudere telegram

I fronti di attacco sono due, i gruppi spontanei e femministi che si sono accaniti contro il revenge porn (ndr: battaglia sacrosanta) e la FIEG, in entrambi gli schieramenti e soprattutto sul secondo imputato sono in atto campagne di boicottaggio sulla piattaforma libera di messaggistica, ma andiamo con ordine perché i fronti sono due e sono ben distinti, sia come lotta che come portata.

Gruppi spontanei VS Revenge Porn

Il primo caso riguarda interi gruppi spontanei nati sui social network ma principalmente mette in primo piano l’opinione pubblica nei post dei singoli, sarà frequente leggere o aver letto: “Telegram fa schifo e bisogna chiuderlo, dentro è pieno di maniaci e schifosi”.

Ok, è vero (?), sì, lo dicono i numeri e il report di Wired citato all’inizio, ma fermiamoci un attimo e razionalizziamo: dei maniaci utilizzano una piattaforma per compiere un illecito grave, ma qual è la colpa di Telegram?
Esistere e dare il diritto all’anonimato?

Il problema è alla radice. È nell’educazione mai ricevuta, nella cultura misogina che promuove il machismo, nella barbarie verbale e nel vuoto culturale. Di certo la colpa non è del sistema di messaggistica.

Prima queste persone si radunavano in gruppi chiusi di Facebook, organizzavano “la bibbia”, scambiavano il tutto su Whatsapp o avevano dei forum (che esistono ancora) per amatori. Cambiano i tempi ma non le persone, è lì il problema.

Telegram è un mezzo di comunicazione ed è utilizzato da milioni di persone in Italia per fare community, scambiare idee, passarsi file grossi, informarsi e fare amicizie. Lo stesso Ministero della Salute ha un canale che ha collezionato 451.978 iscritti al canale contro il covid in un solo giorno.

Quindi che si fa? Ci sono dei maniaci su una piattaforma e chiudiamo TUTTA la piattaforma? Emh, no. Quello è alla stregua del fascismo.

Possiamo essere propositivi, chiediamo alle istituzioni di investire nella cultura e nell’istruzione, chiediamo alla polizia postale di infiltrarsi in questi gruppi e fare social engineering per stanare i predatori sessuali, facciamo rete e sensibilizziamo su come stare al mondo, facciamo bella figura con i più giovani, loro saranno il motore del paese. Dimostriamoci umani, prima di tutto.

Chiedere la chiusura di una piattaforma per un utilizzo illecito è come chiedere la chiusura delle stazioni perché bazzicate dai tossici, sposti il problema in un altro posto. Semplice no? Internet funziona così, neghi una cosa e la amplifichi, spostando il tutto in luoghi sempre più complessi.

Bisogna sradicare il problema alla radice e la risposta sarà brutale ma ahimè realista: ci vuole tempo e cultura.

E in ogni caso.. NO AL REVENGE PORN. Su questo non c’è da discutere.

Passiamo al caso FIEG.

Posizione di FIEG contro Telegram

A mio modesto parere e su mia opinione personale: qui sfioriamo il ridicolo, ma analizziamo i fatti.

Come si apprende sulle pagine del Corriere e di Repubblica la Federazione italiana Giornalisti Editori è infuriata, imbestialita, gravida di parole ricolme di sdegno e commiserazione; tuonano in un comunicato che riportiamo in seguito (cliccare la freccetta per aprire):

Roma, 14 aprile 2020 – “La Federazione degli Editori di Giornali ha chiesto ad Agcom un provvedimento esemplare e urgente di sospensione di Telegram, sulla base di un’analisi dell’incremento della diffusione illecita di testate giornalistiche sulla piattaforma che, durante la pandemia, ha raggiunto livelli intollerabili per uno Stato di diritto”: ad annunciarlo è il Presidente della FIEG, Andrea Riffeser Monti, che ricorda come di recente si sia pronunciato con preoccupazione anche il Sottosegretario per l’editoria, Andrea Martella.

Dieci i canali monitorati, dedicati esclusivamente alla distribuzione illecita di giornali; 580mila gli utenti complessivi ( 46% di iscritti negli ultimi tre mesi) e un incremento dell’88% delle testate diffuse. L’analisi condotta dagli uffici della FIEG simula anche gli effetti di rimbalzo della copia pirata su piattaforme esterne a Telegram, sia relativamente al traffico dati e ai possibili rischi di rallentamento della rete, sia sulla quantificazione del danno.

“La stima delle perdite subite dalle imprese editoriali è allarmante” avverte Riffeser “In una ipotesi altamente conservativa, stimiamo 670 mila euro al giorno, circa 250 milioni di euro all’anno: un dato di fronte al quale confido che l’Autorità di settore voglia intervenire con fermezza e tempestività”.   

“Al rischio del consolidamento di una pratica illecita, quella di leggere gratuitamente i giornali diffusi illecitamente via chat, si aggiunge – conclude Riffeser Monti – quello di veder distrutti il lavoro e gli investimenti delle migliaia di persone che mantengono in vita la filiera produttiva della stampa: dagli editori ai giornalisti, dai poligrafici, ai distributori e agli edicolanti, tutti impegnati, tra molti sacrifici, a garantire la continuità di un bene primario, quale quello dell’informazione, che, mai come in questo momento, è chiamato ad assolvere la sua più alta funzione di diritto costituzionalmente garantito”.

Fonte: FIEG

Analizziamo i fatti, FIEG lamenta che su TELEGRAM ci siano gruppi di diffusione di materiale coperto da copyright, in pratica le copie digitali dei quotidiani e periodici e, citando il comunicato “una perdita di 670 mila euro al giorno”, ammetto di aver riso soprattutto in questo punto ma andiamo avanti, la Federazione giustamente è inalberata per la violazione di copyright, io stesso da artista sarei su tutte le furie a parti inverse, ma siamo sicuri che la piattaforma non sia solo un capro espiatorio?

L’editoria è in crisi, fa fatica quella online (che ha introiti bassi con le pubblicità, fidatevi) e fa fatica quella cartacea che non è stata capace di innovarsi, rivolgendosi sempre alla solita fetta di pubblico che, per forza di cose, andrà scomparendo nel corso dei decenni (alla morte poco possiamo).

Non c’è riciclo generazionale, il settore giornalistico non dà possibilità a noi giovani almeno di provarci, il target è quello nostalgico low risk degli over 40 e over 50 e si pensa che l’editoria sia in crisi per colpa di telegram? Scusate se mi faccio un’amara risata.

gruppi telegram che diffondono copie pirate dei giornali
(Uno dei gruppi con più iscritti)

Che ci siano dei mancati introiti è innegabile, ma la cifra si basa sul numero di iscritti a questi canali partendo dall’assunto che queste persone leggerebbero quei quotidiani se non ci fosse il gruppo, dando per scontato che chi fa pirateria lo fa o perché è tirchio, o perché non ha i soldi o perché banalmente si trova davanti tale opere (e magari qualche giornalista potrà dormire tranquillo sapendo che qualcuno il trafiletto a pagina 50 l’ha letto).

Indagando e per puro spirito giornalistico (NDR: cancellando i file subito dopo la consultazione fattuale e per spirito di inchiesta) sono entrato in quei gruppi per sincerarmi di quanto denunciato all’AGCOM dalla Federazione, ho trovato uno schema esatto; escono quotidianamente dalle 5 del mattino alle 10 i quotidiani, sono tutte copie digitali in pdf.
Le seguenti copie non hanno la benché minima protezione, sono tutte DRM free (sistema di protezione digitale) e sono tutte consultabili senza la richiesta di password o certificati, semplicemente copie vergini distribuite al mondo intero.

In primis escludiamo che ci sia un benefattore/malfattore che la mattina con un gran prurito si svegli e dica “cavoli, devo andare in Edicola e scannerizzare tutte le copie dei giornali, dannato sistema!”, le copie sono tutte digital e sono postate con una cadenza periodica e pubblicate con una precisione svizzera.

In secondo luogo gli stessi gruppi sono tappezzati degli stessi comunicati di FIEG come potete vedere dall’immagine qui sotto:

comunicato fieg

la domanda mi sorge spontanea e lasciatemi il beneficio del dubbio, la FIEG la conosce chi c’è dentro, qualche giornalista e pochi altri, di certo non è il sito più visitato dai lettori italiani e soprattutto dai giovani, non sono solito fare congetture ma vedere i comunicati incollati prima della pubblicazione dei suddetti pdf mi fa riflettere, o perlomeno tirare delle congetture tra me e me.

Razionalizzando e ragionando con logica, non sarebbe meglio indagare sugli stessi canali? Non sono un hacker ma qualsiasi poliziotto sulla base di una denuncia formale potrebbe attivare il cervello. Vi faccio un esempio pratico di social engineering, ci sono delle immagini che parlano di apertura di spazi pubblicitari con contatti in calce, sono io stupido o ci vedo una possibilità di backdoor investigativa? No, per dire.

O è più comodo scaricare le colpe ad una piattaforma libera utilizzata per tutt’altro? O è più comodo “prendersela con l’internet” per un pensiero anacronistico e retrograde senza fare ammenda che se un settore va a rotoli fattualmente è per i più svariati motivi da analizzare in separata sede?

È colpa della piattaforma o di cani sciolti che compiono illeciti?

Prima di chiedere un apparato censorio alle telecomunicazioni che profuma di ventennio non sarebbe meglio interpellare le autorità e far lavorare la magistratura?

Chiedo.

#freetelegram una volta per tutte

Concludo sperando che questo articolo possa sortire una presa di coscienza da parte di tutti, Telegram è stato creato da due Russi che si sono visti soffiare la loro piattaforma (VK) dal loro governo, quello Russo, sono dovuti scappare e vedere i loro server chiusi, si sono visti bannare l’app su iOS, si sono visti bannare l’app in paesi poco democratici come l’Iran e qual è il motivo? Essere un’applicazione LIBERA, scevra dagli attacchi dalle lobby e dal controllo, Telegram è l’ultimo baluardo dell’anonimato ed è un bene per chi vuole esercitare un sacrosanto diritto.

Chiederne la chiusura per delle mele marce è un comportamento dittatoriale che non si confà con la nostra democrazia, se ci sono dei criminali si devono aprire delle indagini e si deve lasciare il lavoro alla magistratura e alla polizia postale.

Siate liberi di fare le campagne ma premete contro gli illeciti, non contro la piattaforma, se la censura vedrà la luce i cani sciolti migreranno, altro che trovare una cura al problema, qui si vuole mettere la polvere sotto il tappeto che tornerà e saremo punto a capo.

E permettetemi un’ultima cosa, dal profondo del cuore; Telegram libero, è un grido alla libertà. Un grido contro i bavagli.


Daniele Di Egidio

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