Angels of Death: Parliamo del nono episodio

Copertina per il commento del nono episodio di Angels of Death

Siamo arrivati al penultimo episodio di Angels of Death e la resa dei conti è davvero alle porte. Tutto è pronto per lo scontro finale e per le ultime iniezioni di colpi di scena. Andiamo ad osservare i momenti salienti e qualche curiosità.

Ignis e Hadrael, la coppia vincente

Ignis e Hadrael nel nono episodio di Angels of Death
“Non preoccuparti, fratellino”

Finalmente vediamo Hadrael al fianco di Ignis, un Dreadnought Castraferrum MkV. Volendo analizzare meglio il suo scafo, Ignis è stato assegnato alla 3a Compagnia, esattamente come i propri compagni.

Vederli in azione è estremamente soddisfacente, Ignis trasmette tutta l’ira e la potenza distruttiva sfoderabile da un Dreadnought dei Blood Angels. Anche quando i Genoraptor gli fanno perdere l’equilibrio, Ignis punta il proprio cannone d’assalto verso il basso per continuare a falciare ininterrottamente le truppe nemiche. Niente riesce a fermarlo completamente e Hadrael ne approfitta per risolvere una volta per tutte la situazione e staccare la nave dallo spazioporto. Poco prima della decompressione, mi è piaciuto come abbiano “spiegato silenziosamente” le suole magnetiche dell’armatura potenziata. Non tutti sanno che le armature potenziate siano dotate di suole magnetiche attivabili a comando, ma l’episodio riesce a mostrarci il fatto che Hadrael possieda “qualcosa” nei propri piedi che gli permette di restare ancorato al ponte della nave. Lo spettatore inesperto non riceve un’intera spiegazione al riguardo, la quale sarebbe pure risultata inopportuna e senza alcun interlocutore adatto a cui riferirla, ma gli viene comunque permesso di comprendere cosa stia succedendo.

Maestro del Timone nel nono episodio di Angels of Death

Sempre sulla nave, l’episodio ci mostra anche cosa stia accadendo sul ponte di comando. Livia è pronta a tutto, ma il vero eroe è il Maestro del Timone. Ferito, sanguinante e stanco, ma non meno dedito al mantra “Solo nella morte termina il dovere”. Quando Hadrael libera la nave, è quel pover’uomo a macchiare di sangue il timone pur di usarlo un’ultima volta. La Spada di Baal si scatena nuovamente in manovre eccellenti che la portano a devastare numerose navi nemiche e solo alla fine, solo quando la Spada di Baal è sopravvissuta, il Maestro del Timone riposa.

Massacro

Melchior afferrato dal Patriarca nel nono episodio di Angels of Death

L’altra grossa parte dell’episodio è dedicata allo scontro finale con i leader del Culto. Davanti al portone, Orpheo affronta il Primus. Il Capitano è ferito, ma riesce a combattere e a incrociare la propria spada potenziata con la letale osteospada dell’avversario, eppure non è esattamente abbastanza. Il Primus sfrutta uno dei punti deboli dell’Armatura Terminator, ormai terribilmente danneggiata, per penetrare un cuore di Orpheo, il quale cade in ginocchio. Con un’altra dimostrazione silenziosa, l’episodio ci mostra le doti dell’Organo di Larraman, il quale riesce ad interrompere molto velocemente l’emorragia permettendo ad Orpheo di reagire e, alla fine, cogliere alla sprovvista il Primus. il nemico viene quindi tranciato in due, eliminando uno dei tre leader.

Mi è piaciuto notare l’onore e la lealtà dimostrate dal Primus. I vari nemici che Orpheo uccide non sono chiamati dal Primus, sono ibridi in cui il Capitano si imbatte voltandosi e incespicando durante lo scontro. Il leader del Culto non sfrutta l’orda per indebolire il proprio avversario e lo attende quando è ferito. Avrebbe potuto approfittarne uccidendolo immediatamente, ma lo aspetta. Con impazienza, certo, ma dimostrando di desiderare un duello onorevole. I movimenti del Primus, specialmente nel modo in cui camminava a destra e a sinistra attendendo Orpheo, mi hanno anche ricordato Darth Maul in Star Wars – Episodio I. Forse l’essere tranciato in due parti non è stato un caso.

Oltre il portone, l’altra parte dello scontro è in atto. La Magus, fisicamente impotente davanti agli Space Marine, cerca di fuggire con Ancaeus pronto a rincorrerla. Lei prova a danneggiarlo con un potere psionico che presumo sia un semplice Castigo, ma Ancaeus si dimostra forte e le resiste, pur uscendone con gli occhi sanguinanti. Dopo un’ultima lezione di vita, Ancaeus pone fine anche alla seconda leader del Culto, la quale non muore semplicemente schiantandosi a terra, ma sbattendo simbolicamente su una grande Aquila Imperiale, macchiandola dell’empio sangue xeno.

Patriarca Genoraptor

Il Patriarca, però, si dimostra fin da subito un nemico ben più terribile. In poco tempo, l’enorme mostro pone sbatte via Palidus con forza inaudita, poi prosegue macellando Armino sotto una delle proprie zampe e strappando la testa a Melchior. Kazarion resiste ancora e, per un attimo, la storia vuole illuderci del fatto che Kazarion concluda tutto con un momento eroico in cui la sola forza di volontà riesce a parare ogni colpo e ad avere la meglio su un nemico così terribile. Kazarion pare riuscire a dominare la Rabbia Nera, ma è davvero un attimo, poi il Patriarca gli dilania il petto, facendolo cadere a bocca aperta.

In quel momento, Ancaeus torna e non vede una scena piacevole. Dove un fratello ha trovato una momentanea pace interiore che gli ha permesso di ferire il nemico prima di essere ferito lui stesso, un altro, dimostratosi ferreo fino a quel momento, subisce un trauma troppo grande anche per lui. Ancaeus vede Kazarion cadere, forse morire, perciò la Rabbia Nera si scatena. La pura forza annichilente dell’ultimo duello di Sanguinius si abbatte sul Patriarca, il quale non si dimostra improvvisamente debole, tant’è che il petto di Ancaeus viene aperto in modo ancor più evidente rispetto a Kazarion, ma il Marine non sente nulla e uccide il Patriarca con una lama nel cranio.

Il grigio

Ancaeus grigio nel non episodio di Angels of Death

L’uso del rosso ha sempre avuto un bell’effetto su questa serie. Tuttavia, non è mai stato tanto simbolico quanto in quest’ultimo istante. Quando il Patriarca muore, Ancaeus riesce ritornare in sé ed è bello vedere come l’inizio e la fine di questo scoppio di Rabbia siano stati evidenziati dalle candide piume di Sanguinius apparse su schermo. La fine, però, accompagna anche una perdita di colore. Il sangue rimane sgargiante, ma il rosso della sua armatura si spegne prima che lui cada a terra.

Alla fine dell’episodio Massacro, non sappiamo quanti marine sopravvivranno. Armino e Melchior sono stati esplicitamente uccisi; Palidus è stato probabilmente ucciso dal colpo del Patriarca, ma non è ancora sicuro; Tiro e Sangrael stanno bene; Orpheo ansima davanti al portone; Kazarion e Ancaeus hanno subito ferite gravi.

Anche se alcuni si rivelassero ancora vivi, riusciranno ad arrivare tutti in tempo sulla Spada di Baal così da ricevere le cure necessarie? Castia-Theta-9 sarà d’aiuto o d’intralcio? L’ultimo episodio ci darà le ultime risposte.

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Articolo a cura di Nicholas Sacco

Nato nel 1994 tra le lande nebbiose della provincia di Torino, Nicholas si dimostra fin da subito interessato ai giochi in ogni forma, anche quando prende in mano una copia inglese di Dragon Quest Monsters all'età di 6 anni non capendo assolutamente nulla dei testi, ma divertendosi comunque un mondo. Nel corso degli anni è passato da un interesse nei confronti dei giochi come puro consumatore ad uno in cui trova estremamente interessante approfondire le dinamiche delle compagnie e dei processi di sviluppo che stanno dietro ad essi. Nel frattempo, le passioni per la scrittura giornalistica e Warhammer si sono infiltrate nella sua vita.

Ora il suo lavoro gravita principalmente attorno agli universi di Warhammer in qualità di Astropate, trasformatosi da un blog personale a un progetto più professionale. Ha collaborato con Need Games alla localizzazione italiana dei giochi di ruolo Warhammer 40.000: Wrath & Glory e Warhammer Age of Sigmar: Soulbound, inoltre collabora come revisore per Alanera Edizioni, ma si è anche espanso comprendendo anche argomenti videoludici come il franchise di Destiny.

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