Angels of Death: parliamo del terzo episodio

Angels of Death, commento al terzo episodio

Warhammer+ sta aggiungendo nuovi contenuti ogni settimana e la serie Angels of Death continua a mostrarci gli eventi di Niades. Nell’episodio Scia di Sangue, i Blood Angels iniziano a comprendere meglio la situazione in cui si trovano.

L’inizio di una missione

Il Techmarine Hadrael mentre combatte sulla Spada di Baal

Dopo il primo scontro, i Blood Angels continuano a farsi strada tra i cultisti Genoraptor. Trovandoci nel bel mezzo della battaglia, l’episodio è pieno d’azione fin da subito e assistiamo a sequenze in cui gli Space Marine portano morte e distruzione tra le fila dei nemici. C’è anche un momento di pura “tamarraggine” in cui Ancaeus disintegra il torso di un cultista morente con un colpo di pistola sparato senza nemmeno guardare il bersaglio (e non scherza nemmeno il Cappellano che sfonda un muro scaraventando e demolendo un cultista), ma per il resto del tempo assistiamo a uno scontro in cui gli Space Marine non sono dei maschioni invincibili. Sebbene abbiano davanti nemici individualmente più deboli e in numeri ancora ben gestibili, la squadra non prende sotto gamba la situazione e mostra sia cautela che buone doti strategiche. Non mancano i momenti in cui la serie cerca di mostrarci quei piccoli dettagli che spesso non appaiono nei manuali e che non sempre trovano una descrizione efficace nei romanzi, ossia i diversi sistemi interni degli elmetti di un’armatura potenziata.

Nel frattempo, la Spada di Baal sta cercando di respingere i cultisti che l’hanno abbordata. Livia, decidendo come affrontare la nave che ha fatto entrare i cultisti, ci regala un momento di genuino spirito imperiale, mentre Hadrael falcia nemici e cerca di rimanere disperatamente positivo. Quest’ultimo riceve il compito di liberare la stiva di carico affinché la nave possa staccarsi dalla torre e ciò dà inizio alla sua missione secondaria! Sebbene Hadrael sia un personaggio inizialmente non previsto nella sceneggiatura, spero che questa missione gli doni abbastanza spazio nei prossimi episodi.

L’indagine dell’incidente

Indagine nel terzo episodio di Angels of Death

Se prima abbiamo avuto un alto livello di azione, rumore, spari e colpi d’ascia potenziata, ad un certo punto l’episodio sfuma in un silenzio tetro interrotto solo dall’apprezzabilissima colonna sonora e dalle armature dei Blood Angels. La scena muta e, davanti a un triste spettacolo, si trasforma completamente in un’indagine. I protagonisti cercano di analizzare al meglio i dintorni e arrivano a capire la vera portata del nemico. Come visto all’inizio della serie, Niades non è colpito solo dagli ibridi. Evidentemente il Culto è attivo da molto tempo e nuovi Genoraptor di razza pura hanno già avuto modo di nascere e diffondersi.

Ora Orpheo pare sempre più vicino, ma tra loro e il Capitano c’è un nemico ben più temibile di qualche cultista con un fucile laser.

L’Omofagea

Ulteriori indagini dei Blood Angels nel terzo episodio di Angels of Death

Durante l’indagine, i Blood Angels trovano dei loro confratelli morti, ma anche dei Genoraptor e un singolo servitore. I protagonisti offrono varie ipotesi sull’accaduto prima di concordare su una di esse, ma è qui che entra in gioco una questione. Gli Space Marine sono ovviamente dotati di molti organi aggiuntivi e tra di essi è presente l’Omofagea, ossia quattro particolari fasci nervosi che collegano le pareti dello stomaco al midollo spinale. L’Omofagea fa sì che gli Space Marine “apprendano mangiando” e ciò può permettere di ottenere alcuni ricordi del morto in questione oppure di ottenere temporaneamente qualche sua abilità particolare. Sul gruppo Telegram dell’Astropate è stata citata l’Omofagea ponendo il lecito dubbio: “Perché non hanno scoperto ciò che serviva sapere mangiando un pezzo di Servitor?”

La questione è interessante perché chiaramente i vari Codex: Space Marine descrivono sommariamente il funzionamento di un organo aggiuntivo e il gioco di ruolo Deathwatch ha cercato di adattare l’Omofagea al contesto del gioco di ruolo e dell’investigazione. Tuttavia, quest’organo mette in campo una situazione più complicata di quanto si pensi.

Innanzitutto, il solo fatto di sfruttare l’Omofagea è visto come un atto barbarico, qualcosa che si evita nella maggior parte dei casi perché spesso ritenuto disgustoso e animalesco. La linea genetica di Sanguinius ha persino un’omofagea più sensibile e ciò ha creato non pochi problemi. Insomma, i Blood Drinkers e i Flesh Eaters non si chiamano così per puro caso. I Figli di Sanguinius un po’ più sani di mente tendono ad evitare ancor di più l’utilizzo dell’Omofagea perché sanno benissimo che per loro una maggiore sensibilità va di pari passo con un maggiore pericolo di subire gli effetti della Sete Rossa.

Tuttavia, anche escludendo pericoli o influenze culturali, bisogna ragionare sull’effettivo vantaggio dato dall’Omofagea. Vari romanzi hanno rappresentato i suoi effetti e ognuno di essi ha mostrato fluttuazioni diverse nelle abilità e nei ricordi ottenuti. Ciononostante, la caratteristica che rimane piuttosto solida è la sua imprecisione. Dopo aver consumato la carne “utile”, le informazioni ottenute possono essere di varia natura. Si possono ottenere generiche conoscenze che il bersaglio usa quotidianamente, ad esempio la capacità di guidare un certo veicolo. Nel romanzo Courage and Honour di Graham McNeill, un Ultramarine particolarmente disgustato mangia parte del cervello di un Tau e capisce come utilizzare un aeromobile alieno; in Siege of Castellax di C.L. Werner, un Guerriero di Ferro fa la stessa cosa con un Orko e comprende come manovrare un velivolo pelleverde (anche se non comprende assolutamente perché esso funzioni).

Kazarion osserva con sguardo inquisitorio un proprio confratello Blood Angel

In ulteriori pubblicazioni vediamo anche Space Marine che usano l’Omofagea per conoscere meglio i propri nemici e per ottenere alcuni ricordi, eppure spesso queste conoscenze sono vaghe. Vivendo alcuni ricordi passati, lo Space Marine può cercare di capire come si comporta solitamente il proprio nemico o quale pulsante sia giusto premere per accendere un suo veicolo, ma sicuramente non è possibile selezionare ciò che si preferisce e raramente si ottengono ricordi molto precisi. In Wolf Mother di Graham McNeill, ad esempio, Severian dei Lupi Lunari mangia il cervello di un cultista di Slaanesh per tentare di capire dove si trovi una bambina e riesce a capire dove dirigersi, ma si tratta di un caso raro e il racconto non ci descrive nei dettagli cosa abbia oggettivamente visto e cosa abbia intuito successivamente. Un effetto ben più comune è quello mostrato da Iskandar Khayon nel romanzo Black Legion di Aaron Dembski-Bowden. Lo Stregone Khayon mangia il cervello di un Templare Nero e inizia a vivere alcuni suoi ricordi che attraversano tutta la sua vita, andando persino a toccare il periodo pre-Astartes.

Nel complesso, lo Space Marine ottiene tanti piccoli momenti di una mente appena divorata, ma i quali non sempre possono fornire informazioni molto utili. Tornando all’indagine avvenuta in Angels of Death, un decimo di secondo degli ultimi istanti di vita di quel Servitor avrebbe potuto fornire la natura del nemico affrontato, ma i Blood Angels erano già convinti di saperla. Magari sarebbero potuti venire a conoscenza dei Genoraptor puri qualche minuto prima di vederne i cadaveri, ma difficilmente avrebbero potuto capire tutto lo svolgimento del combattimento.

Insomma, l’Omofagea è indubbiamente un organo molto utile in determinati casi, ma i tabù, i rischi e la sua imprecisione mi fanno pensare che il suo utilizzo non avrebbe contribuito granché allo svolgimento delle indagini avvenute in questo episodio. Dopo le prime impressioni, un’attenta analisi strategica ha dato i propri frutti. Tuttavia, è giustissimo mettere in discussione queste cose perché ci sono stati casi in cui degli autori si sono momentaneamente scordati di alcune abilità degli Space Marine mettendo inutilmente in difficoltà i protagonisti della propria storia. In più, si crea spazio per approfondimenti come quello che avete appena letto!

Detto questo, Angels of Death continua ad essere una serie davvero interessante che sta dosando bene azione e momenti più riflessivi. Non vedo l’ora che esca l’episodio 4.

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Articolo a cura di Nicholas Sacco

Appassionato di ogni forma di gioco, che sia fisica o digitale, aspirante game designer e narrative lead, vorrebbe curare e/o creare ambientazioni che ogni nerd possa amare. Negli anni è passato da un interesse nei confronti dei giochi come puro consumatore ad uno in cui trova estremamente interessante approfondire le dinamiche delle compagnie e dei processi di sviluppo che stanno dietro ad essi.
Il suo lavoro gravita principalmente attorno agli universi di Warhammer in qualità di Astropate e attualmente collabora con Need Games per la localizzazione italiana del gioco di ruolo Warhammer 40.000: Wrath & Glory, ma si è espanso comprendendo anche argomenti videoludici come il franchise di Destiny.

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