Arcadegeddon | Anteprima (PC): alla difesa del divertimento

arcadegeddon

Arcadegeddon è uno sparatutto in terza persona di IllFonic che era stato pensato dal pubblico generalista alla visione del primo trailer come l’ennesimo battle royale ispirato a Fortnite e compagnia. Il primo impatto con il titolo però racconta una storia diversa, una storia che parte dal mondo dei looter shooter di destiniana memoria e finisce invece che percorrere una strada praticamente parallela a roguelike bislacchi, con una formula multiplayer efficace e divertente.

IllFonic, tra le altre cose, è una software house particolare: una che ci abituato a giochi su licenza non particolarmente brillanti (Friday the 13th: The Game o Predator Hunting Grounds per capirci) ma che in realtà nasconde un sacco di talenti (tipo Raphael Saadiq). Che succede quanto tanti talenti si sfogano per la prima volta all’interno di un prodotto completamente originale, fuori dal mondo dei videogiochi su licenza?

Ecco, Arcadegeddon è più o meno la risposta a questa domanda.
Percorriamo la strada con ordine all’interno della nostra anteprima.

Salvare il divertimento

Arcadegeddon

Arcadegeddon è uno sparatutto in terza persona con una forte ottica cooperativa che mescola un gameplay con forti elementi randomici, tipici di un roguelike, ad un gameplay tipico di una versione scanzonata e divertente di Fortnite, il tutto infilando nel mezzo armi che sembrano uscite (per follia e design) da titoli come Borderlands o addirittura Ratchet & Clank.

Tutto questo è possibile grazie ad una divertente base narrativa.
La città dove tutto è ambientato è Super City, una megalopoli futuristica un po’ cyberpunk ma anche un po’ anni ottanta, dove le luci al neon si scontrano con tecnologie avanzatissime. In mezzo a tutto questo ben di dio, però, trovano ancora posto i tubi catodici dei cabinati arcade, almeno all’interno dell’ultima sala giochi rimasta in città.

Arcadegeddon

Ultima perché la FunFUNCo, una megacorporazione non esattamente gentilissima, vuole sancire per sempre la morte dei videogiochi creativi; il caso ha voluto che l’ultimo a tirare fuori un gioco del genere sia stato proprio Gilly, proprietario della sopracitata sala giochi ultimo baluardo del divertimento.

Il piano di Gilly per salvaguardare il divertimento è disperato al punto giusto: unendo in un unico grande cabinato tutti i migliori giochi a disposizione vuole creare un prodotto definitivo semplice da proteggere ma, a quanto pare, la megacorporazione non è esattamente della sua stessa idea e decide di attaccare il gioco stesso con un virus. Questo infetta lentamente i suoi livelli attraverso glitch e nemici armati, tutti elementi che vanno a rovinare l’esperienza di gioco.

Il giocatore, nei panni di un personaggio interessato a salvare l’animo dei videogiochi dallo spettro del capitalismo, dall’interno dell’arcade di Gilly dovrà convincere le gang cittadine nell’aiutarlo contro la FunFUNCO.

Tutto ciò andrà fatto nell’unico modo possibile: giocando!

Di tutto un po’

Parte così l’esperienza di Arcadegeddon, un videogioco con mappe generate proceduralmente che porta il giocatore (ed i suoi compagni di viaggio controllati da altri giocatori) all’interno dei livelli infettati dal virus megacorporativo. Al momento Arcadegeddon presenta tre diversi biomi, un buon punto di partenza se consideriamo che la compagnia prevede di averne complessivamente cinque per il lancio del titolo previsto nel 2022.

Arcadegeddon

Questi biomi sono molto differenti tra loro a livello visivo: da una parte troviamo le Mystic Isles ad esempio, una specie di arcipelago tropicale un po’ misticheggiante ricolmo di natura sgargiante e nemici da abbattere, dall’altra troviamo il Nerve Center, una riproduzione di super city tutto al gusto neon e cyberpunk. Nel mezzo c’è Aftermath, un bioma post apocalittico con una città distrutta dove la natura si sta riprendendo tutto ciò che era suo.

La generazione procedurale dei livelli viene accompagnata da diverse tipologie di missioni che si alternano di volta in volta con difficoltà crescente: alle volte dovremo semplicemente difendere una posizione per un determinato quantitativo di tempo, altre volte dovremo eliminare dei nemici volanti molto rapidi prima di poter proseguire, altri volte dovremo ripulire la zona da qualsiasi nemico presente. Le tipologie di sfide, al momento, non sono ancora moltissime ma complice il divertente core gameplay risultano sempre godibili tra difficoltà in perenne aumento e ritmo forsennato

Arcadegeddon

Il gameplay di Arcadegeddon, vero piatto forte del titolo, mescola in maniera sapiente tre elementi: la randomicità degli eventi dei roguelike, il dinamismo degli sparatutto in terza persona arcade ed il level design che nulla ha da invidiare a certi titoli platform.
Il level design, nello specifico, punta tanto alla verticalità delle mappe quanto alla loro orizzontalità per un risultato finale non scontato nell’ottica di un third person shooter. Nonostante una scarsa interattività con lo scenario, in sostanza, Arcadegeddon riesce nel riservare sempre qualche sorpresa al giocatore.

Questo level design anche abbastanza audace rispetto alla media dei third person shooter viene anche supportato da un sistema di controllo di ottima qualità che offre ampia manovrabilità al giocatore e che offre qualche manovra evasiva ottima per prendere velocita nei movimenti. Discorso ugualmente positivo si può fare per il gunplay, reattivo e preciso al punto giusto, con una varietà di armi sorprendente e graditissima.

In Arcadegeddon non ci sono soltanto armi come il classico fucile da cecchino, la mitraglietta il fucile d’assalto o lo shotgun ma anche strumenti di morte più divertenti: raggi inceneritori, mitragliatori missilistici, lanciagranate elementali e chi più ne ha più ne metta.
Ogni arma del gioco può possedere delle abilità passive (elementali e non) che ne modifica il funzionamento in maniera non troppo dissimile da quanto abbiamo visto all’interno della saga di Borderlands per capirci. A tutto questo va aggiunta la presenza di abilità esterne alle armi che possono aiutare a migliorare le capacità offensive o difensive del giocatore.

La ricetta per un videogioco di successo, se non lo si fosse capito, c’è tutta.

Ai livelli più alti di difficoltà il titolo richiede anche una certa preparazione tattica al giocatore che, di livello in livello, dovrà cercare di districarsi tra le risorse a disposizione per ottenere le armi migliori con cui affrontare le successive ondate di nemici. Se giocato con un gruppo di amici, insomma, Arcadegeddon riesce a risultare interessante anche sulla media durata vista la profondità non banalissima del gameplay. L’aumento della difficoltà è studiato con abbastanza cura e, sebbene non sia giustificabile nel caso si cominci una partita in solitario (dove il bilanciamento zoppica molto più facilmente), nelle partite a più giocatori diventa un vero motore del divertimento, aiutando a tenere l’attenzione sempre elevata.

Il giocatore, se si sentirà abbastanza masochista, avrà anche la possibilità di aumentare artificialmente la difficoltà rinunciando alle stesse preziose risorse con cui avrebbe dovuto comprarsi una nuova arma.

Non solo bang bang

Arcadegeddon

Le spezie nel calderone di Arcadegeddon, però, non sono finite qui.
Tra uno stage e l’altro ci saranno diverse attività secondarie da poter portare avanti: scontri con dei miniboss, scontri tra giocatori, modalità stupide che vanno a strizzare l’occhio a titoli come Fall Guys/Rocket League e chi più ne ha più ne metta. Nel rispetto della filosofia del personaggio di Gilly Arcadegeddon cerca veramente di richiamare alla mente un sacco di titoli diversi con i suoi contenuti e con il suo stile.

Quest’ultimo, infatti, richiama davvero da vicino gli sforzi fatti da Epic Games per realizzare il metaverso fortniteiano. Lo stile poligonale cartoonoso si adatta benissimo con una palette di colori molto varia, che spazia in maniera intelligente tra le ambientazioni cupe di The Aftermath alla neutralità degli hub tra un livello e l’altro. Tra le altre cose inutile nascondere quanto bene si adatti questo stile all’elevatissima capacità di personalizzazione che il titolo da al giocatore.

Completando le run il giocatore otterrà dei ticket scambiabili con il sopracitato Gilly in cambio di oggetti estetici per personalizzare il proprio giocatore; assicurando varietà e contenuti leggeri a non finire.

Per il momento il problema principale della produzione ci sembra quello di avere poca ciccia al fuoco se si va a guardare al nerbo.
Nonostante le mappe generate proceduralmente (e quindi sempre diverse) gli obbiettivi sono a rotazione si esauriscono nel giro di una o due sessioni e nel giro di una decina di ore vengono rapidamente a noia, specie se si gioca da soli. Il titolo è in accesso anticipato ed ha già confermato la bontà del suo scheletro, deve soltanto mettere più muscoli per poter poi mostrarli nel momento del bisogno.

Arcadegeddon è un videogioco divertente, con un gameplay solido fatto da diverse componenti che si amalgamano in maniera funzionale. Stilisticamente pur prendendo moltissimo da titoli molto più famosi l’opera di Illfonic è godibile ed ha diverse freccie al suo arco. Il problema è più di tipo contenutistico, data anche la natura early access dell’opera; Arcadegeddon al momento non presenta moltissimi biomi, moltissimi obbiettivi e moltissime variabile di grande peso sulla natura dell’esperienza. Dati i presupposti crediamo fortemente che il titolo possa crescere e diventare un videogioco di alta qualità, in grado (se supportato da una forte campagna marketing) di ricavarsi una sua playerbase affiatata.

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Articolo a cura di Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia.

Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante.

Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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