Abbiamo provato Valorant, il nuovo gioco di Riot

Valorant (o Project A che dir si voglia) è uno sparatutto tattico in prima persona che ha tutte le carte in regola per diventare uno dei grandi protagonisti del prossimo futuro videoludico. Il nuovo videogioco di Riot Games è un esperimento che già dalla beta sempre presagire un successo planetario, rendendo appetibile, cool e divertente uno stile di gioco altrimenti noto più per compilation di arrabbiature in quel di Youtube che altro.

Valorant prende il concept degli sparatutto tattici e lo spara in faccia al giocatore con qualche puntina di morbidezza, rimanendo integerrimo in quasi tutto e integrando qualche idea dagli hero shooter per dare un nuovo senso al suo mix.
Il tutto gratis, vogliamo ricordare.

Però cosa significa giocare ad uno sparatutto tattico fatto da Riot? Che cosa vuol dire avere le abilità come gli eroi di Overwatch? Che significa stare a fare i conti prima di ogni round come in CS:GO?

Beh, vediamolo insieme; queste sono state le nostre impressioni.

La via di mezzo.

Valorant è un videogioco gratuito che punta ad una nicchia di videogiocatori già abbastanza occupata tra Counter Strike: Global Offensive e Rainbow Six: Siege. Entrambi i videogiochi di cui parliamo sono composti da particelle ormai radicate in una certa linea di pensiero, fatta di appostamenti, ragionamenti e di paziente attesa.

Se avete giocato quasi seriamente ad un qualsiasi Counter Strike capite subito di cosa stiamo parlando.

Valorant prende l’attesa spasmodica di una kill, il mindgame che si nasconde dietro certe granate o certe strategie, il gunplay rigido come la morte per ammorbidirne qualche spigolo e colorare qualche caratteristica.
Al posto delle granate fumogene o delle stordenti troviamo abilità tipiche degli agenti, questi personaggi/eroi caratterizzati da un utilizzo specifico.

Si riprendono quindi le specializzazioni di un Rainbow Six: Siege, l’idea che determinate figure siano nate per uno scopo ben preciso e le si applicano in un level design meno malleabile, più figlio di una scuola counterstrikeiana.

Mappe indistruttibili, corridoi fatali, finestre pericolose e casse in ogni dove sono solo alcuni dei punti cardine che provano a descrivere una partita media di Valorant. Ci sono dei punti che bisogna imparare a gestire in solitaria, dei crocevia dove la fatalità improvvisamente schizza verso percentuali impossibili, angoli in cui ci si sente davvero al sicuro.

Tutto questo viene animato e colorato con gusto incredibile da Riot, ormai fucina di icone grazie a dieci anni di League Of Legends. I dieci agenti presenti all’interno di Valorant sono personaggi che emanano carisma tanto quanto quelli di Overwatch, riconoscibili sin dal primo momento e mossi da un Unreal Engine 4 in completo spolvero, leggerissimo e capace di offrire un colpo d’occhio notevole, fatto di modelli puliti e colori accesi.

Vogliamo approfittare dell’occasione per fare un sincero complimento a tutto il reparto dei designer di Riot Games, riusciti nell’impresa di creare un’interfaccia particolarmente leggibile e decisamente bella da vedere.

Speriamo solo di poter modificare la grandezza dei font nella versione finale del gioco, in modo da semplificare la comprensione delle skill.

Morire headshottati e divertirsi pure.

Riot Games si è impegnata a fondo per cercare di dare al suo nuovo titolo un gameplay in grado di puntare agli hardcore gamer duri e puri.
Niente aim-assist, niente armi a ricerca, niente gunplay scivoloso simil call of duty. In Valorant se sai mirare bene, altrimenti devi cercare di abbattere il tuo avversario utilizzando l’ingegno o la fortuna.

Il primo impatto con il titolo è gradevole, complice anche il miglior tutorial tra quelli esistenti nel genere. Valorant prende il giocatore per mano, gli mostra le differenti configurazioni possibili, mette in piedi un allenamento sopraffino debitore di anni di esperimenti custom fatti dalla community di Counter Strike.

Per imparare a sparare c’è un area di tiro customizzabile dove provare ogni arma, c’è il manichino su cui studiare i danni e ci sono tutti gli strumenti del caso per conoscere gli spread delle proprie armi ed i pattern delle stesse.
Nel 2020 finalmente abbiamo uno strumento interno al gioco per poter sfruttare al massimo le proprie capacità del il gameplay del titolo.

Il gioco in sé e per sé al momento è giustamente limitato alla semplice modalità search and destroy, come normale sia per il genere. Due squadre da cinque ci sfidano in mappe articolate per la conquista e la difesa di determinati punti. Terroristi e Contro terroristi, attaccanti e difensori, buoni contro cattivi.

Ogni giocatore può acquistare l’arma che preferisce da un arsenale essenziale ma funzionale: esistono cinque tipi di armi secondarie, due tipi di mitragliatrici leggere, due tipi di mitragliatrici pesanti, due tipi di fucili di precisione, due tipi di fucili a pompa e quattro tipi di fucile d’assalto. Riot Games ha preso l’arsenale di Counter Strike e ne ha rimosso alcuni frammenti, creando anche un fucile d’assalto inedito.

Queste armi sono dotato quasi tutte di un fuoco primario e di uno secondario: c’è chi spara salve ridotte, chi permette di mirare con un mirino ottico o un mirino meccanico. L’introduzione dei mirini all’interno dei fucili d’assalto rappresenta forse la più grande concessione rispetto all’archetipo counterstrikeiano ed è una spinta perfetta per far avvicinare al gioco tutti quelli che sono cresciuti a pane e Call Of Duty.

Interessanti varianti sono state fatte da Riot anche sopratutto sul comparto del level design; le mappe di gioco prendono chiara ispirazione da quelle degli sparatutto tattici, con casse, smussature, doppie porte e angoli morti in cui camperare e attendere la fine.

A questo comparto sono state aggiunge due varianti molto interessanti: mappe con dei teletrasporti unidirezionali (chiamati in gergo teleporter o one way teleporter) e mappe con 3 sites, ovvero le location dove è possibile effettuare il plant delle bombe.

Al momento della stesura di questo articolo il gioco presenta tre mappe:

  • Haven: mappa che tre sites
  • Bind: mappa con i teleporter
  • Split: mappa normale

Tolta Split che offre un esperienza abbastanza simile a quello di una normale partita ad un tactical shooter le altre implicano riletture di strategie pre esistenti ed un nuovo modo per organizzare il proprio team in entrambi i ruoli. Caratteristiche promettono benissimo per il futuro della scena competitiva (che già si sta formando, vogliamo sottolineare)

Agente?

Al momento Valorant può contare su dieci differenti agenti (ne saranno dodici alla release f2p del titolo in estate) divisi sommariamente in tre classi, ognuna per dei tipi di azioni. Ogni agente è caratterizzato dalla presenza di quattro abilità, due dotate di cariche acquistabili ad inizio di ogni round, una gratuita ed un ultimate.

L’ultimate nello specifico va caricata completando round, ottenendo kills o conquistando dei power up chiamati orb sparsi in punti specifici della mappa di gioco (cosa che dal punto di vista tattico aggiunge ancora un altro layer di complessità alla creazione di strategie lunghe dodici round).

Cosa fanno queste abilità in Valorant?
Diciamo che da questo punto di vista Riot ha voluto giocare sul sicuro ed ha creato un set di abilità, personaggio per personaggio, che propongono differenti tipi di utilities. Dalle granate fumogene remote, alle telecamere/droni di sorveglianza (in perfetto stile Siege), ad abilità di movimento passando per molotov e granate stordenti.

Le sorprese arrivano con le ultimate, grazie ad abilità particolarmente potenti in grado di rovesciare intere partite. Sage, ad esempio, con la sua ultimate può far tornare in vita un compagno di squadra morto, Brimstone può richiedere un attacco orbitale su una zona ben precisa, Sova può lanciare frecce energetiche in grado di attraversare le pareti mentre Venom può generare tsunami velenosi perfetti per impedire un defuse o complicate un azione di plant.

Questa equazione messa in piedi da Riot risulta particolarmente efficace e aggiunge un nuovo layer di complessità al concept dello shooter tattico.
Valorant è più della somma di Counter Strike, Rainbow Six ed Overwatch ed ha una personalità destinata a sbocciare con l’aumentare dei contenuti.

Alcune abilità sono particolarmente forti?
Si.
Ci sono rischi di vedere un gioco competitivo fortemente sbilanciato nei confronti di un personaggio o un altro?
Si.
Al momento il titolo risulta divertente anche per un casual player?
Potete starne certi.

La cosa che forse ci ha sorpreso maggiormente di tutto il pacchetto è la relativa accessibilità di un gioco simile ad un casual player. Prendendo uno shotgun e accendendo il cervello, lasciandosi prendere dal flusso naturale del gioco è impossibile non farsi venire un sorriso quando si headshotta un avversario o quando, mind game dopo mind game, ci si ritrova alle spalle di un trio scomposto di avversari, tutti pronti a venir massacrati dai nostri proiettili.

Riot Games sembra aver messo sul tavolo tutte le carte giuste per generare un’altro grande successo, andando a creare un concorrente particolarmente agguerrito per un genere che tolto lo scossone dato da Siege rimane ancora ancorato allo strapotere di Valve.

Capiamoci bene: Valorant non ucciderà CS:GO ne eliminerà Rainbow Six.

Il suo obbiettivo è quello di avvicinarsi ad un branco di nuovi giocatori, pronti per innamorarsi di un gameplay altrimenti molto ostico, stavolta dotati di tutte le facilitazioni del caso. Il futuro degli esport potrebbe davvero passare per questo videogiochi, senza dover obbligatoriamente distruggere le altre scene presenti.

Cosa possiamo voler di più da un videogioco gratuito?

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Articolo a cura di Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia.

Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante.

Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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