Durante le mie sessione di Flotsam non ho fatto altro che immaginarmi i discorsi che facevano i poveri naufraghi sulla città galleggiante che malamente cercavo di tenere in piedi. Il complesso di palafitte e magazzini che ho scherzosamente chiamato non so nuotare non era assolutamente un capolavoro di ingegneria civile, ne poteva considerarsi un capolavoro di tecnologie navali; la sua struttura era molto più simile a quella della discarica, con plastica accartocciata su sé stessa sparsa quà e la a formare ponti o ormeggi.

Poco importava al sottoscritto, capitano di una nave-città chiaramente destinata ad affondare miseramente; le risorse nella zona in cui mi trovavo erano del tutto finite e non mi restava altro che utilizzare la vela per potermi muovere verso la successiva area senza correnti particolarmente forti. Appena ammainate le vele uno dei miei sottoposti mi fa notare la presenza di isole sulla distanza, rimasugli di terra non inghiottita dal diluvio che ha colpito il nostro bluastro pianeta.

Mentre mi trovavo costretto ad amministrare le scarse risorse idriche presenti nel bottiglione attaccato al centro città, decido di tentare la fortuna e mando un’imbarcazione d’esplorazione alla ricerca di qualcosa su tale isola. Nel mentre io e gli altri naufraghi ci ritrovavamo alle strette perché avevamo bisogno di maggiore spazio per costruire dei magazzini ma eravamo rimasti a secco, niente plastica da incastrare, niente legno con cui poter costruire qualcosa; non ci era rimasto niente e la coppia di piazzali che avevamo posizionato all’inizio di questa alleanza era piena di oggetti non edibili: viti di ferro, alghe marine dal sapore della morte e legna da ardere; di quest’ultima eravamo pieni fino al midollo.

Avevamo ragione a far così: il sole che ci picchiava in testa batteva più forte dei campioni di baseball di cui avevo letto in giro e l’arsura era tale da costringerci ad uno strano loop fatto di consegne in magazzino e acqua da desalinizzare. Le nostre limitate capacità tecnologiche ci avevano costretto a costruire un solo desalinizzatore da portare al massimo del rendimento con moltissima legna da bruciare, così facendo ci assicuravamo di non morire di sete.

Peccato che l’avere pesce sotto sale come unico alimento a disposizione non aiuta la nostra sopravvivenza; la nostra dieta veniva ogni tanto modificata se riuscivamo a trovare del cibo in scatola all’interno delle rovine disseminate per la panthalassa interminabile in cui ci ritrovavamo a navigare. La ciurma, per quanto piena di buon cuore, sapeva che sarebbe stato sempre più progressivamente difficile; i lavori di gestione delle risorse erano troppo complicati da affrontare con un numero così piccolo di compagni e passavamo ore e ore semplicemente a spostare i beni di prima necessità da un magazzino alla bocca di chi serviva; il tempo per riposare era pochissimo e avevamo perennemente fame e sete a causa dell’inefficenza dei macchinari.

Probabilmente moriremo così e toccherà ad un’altra città galleggiante, toccherà ad un’arcadia migliore il compito di sopravvivere il più possibile su questa terra desolata. Che il mare ci abbia in gloria.

Il city builder itinerante.

flotsam

Oggi andiamo a parlare di Flotsam, un City Builder da poco arrivato nel catalogo Early Access di Steam che cerca di spostare il genere all’interno di un mondo post-apocalittico fatto di  acqua, isolotti abbandonati e rifiuti in ogni dove. Il mondo di Flotsam è stato sommerso da un diluvio senza fine e chi è sopravvissuto o è bloccato all’interno di cime di montagna diventate poi isolotti o naviga su grandi città itineranti, esattamente come quella che come giocatori ci ritroveremo a gestire dopo aver cliccato su nuova partita.

Avviando il gioco la prima volta veniamo immediatamente messi a confronto con diverse schermate d’avvertimento che ci ricordano che il prodotto è ancora in profondo divenire; al momento il titolo presenta un solo bioma, un numero non particolarmente elevato di strutture e contenutisticamente non risulta particolarmente virtuoso. È possibile iniziare una run del titolo e arrivare nelle sezioni finali dell’endgame nel giro di un paio d’ore, cosa che farà sicuramente storcere il naso a tutti gli appassionati del genere.

Il primo impatto per un giocatore non particolarmente ferrato con il genere sarà anche tutto fuorché interessante; i tutorial guidati sono assenti ed i concetti di gioco sono spiegati da delle schede informative che lasciano poco spazio ai numeri e molto ai concetti; non è possibile capire quanta acqua si consuma per minuto di vita sulla casa galleggiante, ne è possibile controllare pienamente il proprio equipaggio/popolazione. È possibile indirizzare questi ultimi verso determinate azioni specifiche piuttosto che verso altre ma è necessario arrivarci in completa solitudine, senza che il gioco suggerisca in qualche modo l’esistenza di tale possibilità.

Acqua, acqua ovunque.

flotsam

Per sopravvivere nel mare infinito che anima le lande di Flotsam sarà necessario stare attenti a due risorse: il cibo e l’acqua potabile. Per ottenere il cibo sarà necessario creare un punto d’ormeggio e una nave da pesca, per l’acqua potabile dei macchinari per togliere il sale dall’acqua di mare e dei luoghi dove stoccare quello che rimane. Per fare tutto ciò avremo a disposizione le risorse che ci donerà il mare post-apocalittico: plastica dovuta all’inquinamento, legna bagnata (da far asciugare) dovuta alla distruzione degli ecosistemi e pezzi di metallo e carburante dovuti alle rovine sparse in giro per il mondo.

Raccogliere risorse sarà possibile secondo due modalità: incaricare i nostri sottoposti di gettarsi a mare con delle ceste o mettere insieme delle flotte di navi per ripulire la superfice del mare da plastica e altre mestizie. Sarà possibile indicare tramite degli indicatori il numero di navi per punto di raccolta e la tipologia di materiale da raccogliere, in modo da imporre delle prorità che possono tornare utili in alcune situazioni. Tra una risorsa e l’altra le nostre flotte d’esplorazione posso anche andare in giro per atolli semi-sommersi e rovine varie alla ricerca di cose.

Naufraghi, animali da compagnia che possono unirsi alla nostra ciurma, risorse, luoghi inesplorati da scavare cima a fondo o industrie dismesse sono solo alcune delle cose che rischiamo di trovare sul nostro cammino. Ognuna di esse ci aiuterà in qualche modo ad ottenere risorse: siano esse naufraghi extra da mettere in organico che preziosi punti ricerca che potremo utilizzare per aprirci la strada verso nuove tecnologie.

Quando avremo razziato una specifica location non ci resterà che passare oltre e a andare cercare fortuna altrove; una volta che avremo aggiunto alla nostra città una vela ci ritroveremo capaci di esplorare il mare in base ai flutti delle correnti e ai venti, dove di volta in volta, scopriremo nuove strutture dismesse o andremo alla ricerca di nuovo personale. Tutto ciò è possibile analizzando una mappa presente tra i pulsanti dell’interfaccia dove ci vengono mostrate anche le condizioni dietro cui è possibile effettuare le traversate.

Lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare.

flotsam

Tecnicamente parlando il lavoro su Flotsam è interessante: una grafica in cel-shading particolarmente carina anima i personaggi del gioco ed i flutti del mare e una colonna sonora d’ambiente azzeccata musica la rassegnazione che ci animerà presto quando ci ritroveremo senza acqua e cibo a causa adi errori di progettazione. Purtroppo il titolo soffre di un’ottimizzazione davvero scarsa; durante le nostre ore di prova abbiamo avuto cali imponenti di framerate nonostante specifiche decisamente superiori a quelle richieste. Questi cali sono apparsi anche in situazioni di sforzo minimo come allargamenti della visuale o bruschi movimenti di camera e rendono la fruzione del titolo poco fluida.

Queste magagne tecniche sono accompagnate anche da imprecisioni e scelte opinabili in fase di costruzione interfaccia: l’assenza di un tutorial e l’assenza di spiegazioni per alcuni bottoni non aiutano a superare la curva d’apprendimento del gioco che, nonostante non sia ripida, potrebbe tranquillamente far allontanare i giocatori meno navigati. La scarsità di contenuti, in tutta onestà. passa in secondo piano vista la natura early access del titolo.

Flotsam rimane pieno di potenziale inespresso che nel giro di quest’anno (il titolo prevede una full release in Autunno 2020) potremmo venir completamente liberato. Il nostro city builder è un gioco rilassante che potrebbe ricevere valore aggiunto da una modalità libera senza i vincoli delle risorse o da dei selettori di difficoltà, senza ignorare tutti i contenuti che andranno pian piano aggiunti all’esperienza di gioco.

Se vi piacciono i City Builder e vi intriga l’idea di dover migrare di volta in volta verso nuove location alla ricerca di risorse e di opportunità Flotsam è il titolo che fa per voi. Al momento della stesura di questa anteprima il titolo soffre ancora dei crismi tipici dei videogiochi early access come cattiva ottimizzazione o qualche scivolone contenutistico, niente che non possa venir messo al proprio posto da delle patch durante la traversata verso la release ufficiale. Ci riserviamo il diritto di giudicare in definitiva questa opera più avanti nel suo processo di sviluppo.

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