Lego: Lo Hobbit – Provato


Articolo a cura di Alessandro Arndt Mucchi

Milano – Non manca poi tanto all’arrivo nelle sale cinematografiche dell’ultimo capitolo della seconda trilogia tolkieniana di Peter Jackson, Lo Hobbit: Racconto di un Ritorno è infatti previsto per il prossimo dicembre. In attesa di scoprire cosa succederà alla compagnia di Thorin Scudodiquercia possiamo però segnare sul calendario un appuntamento precedente, che ci permetterà di tornare nella Terra di Mezzo per rivivere i fasti dei primi due film dedicati al libro dell’autore britannico. Il prossimo aprile, infatti, potremo mettere le mani sulla versione home video del secondo capitolo della trilogia, e contemporaneamente tuffarci in prima persona nel mondo di Tolkien grazie a Lego: Lo Hobbit, ultimo capitolo della fortunata serie di videogiochi deidicata ai mattoncini danesi. Sarà un viaggio epico all’altezza delle pellicole? Per scoprirlo siamo stati invitati a Milano da Warner Bros. per un primo incontro con la produzione Traveller’s Tales, vediamo insieme cosa abbiamo scoperto!

Un viaggio inaspettato?
Non proprio, visto che ci aspettavamo di vedere comparire anche questa produzione videoludica, ed in effetti ci aspettavamo anche di trovare un gameplay tutto sommato identico a quello storico della serie da diversi anni a questa parte. I titoli dello sviluppatore britannico hanno una forte identificabilità ludica, con meccaniche ormai (fin troppo) consolidate e solo leggermente modificate di gioco in gioco. Anche qui troveremo dunque un parterre di personaggi vastissimo, che spazia dagli ovvi protagonisti a qualche figura secondaria, raccolti in alcune macro categorie di abilità speciali: ci sarà il nano capace di spaccare i blocchi  di un certo tipo, il mago capace di attivare certi elementi delle ambientazioni e via dicendo. Abbiamo dunque una progressione nell’avventura strutturata come in passato su livelli da giocare e rigiocare con le combinazioni di personaggi più diverse, per riuscire a sbloccare la vagonata di contenuti extra sparsa per tutto il mondo di gioco. A questo si affianca l’attività distruttiva: praticamente ogni elemento a schermo, che non sia puro fondale, può essere infatti ridotto in mattoncini per recuperare crediti da spendere poi per sbloccare personaggi ed altri elementi. Non solo, perché è presente anche un basilare sistema di crafting che chiede al giocatore di recuperare materie prime, proprio distruggendo i blocchi di Lego nei livelli, da utilizzare poi per attivare alcune costruzioni speciali in determinati punti della storia. Primo esempio di questa novità sarà il tavolo nella sala da pranzo di Bilbo ad inizio avventura, da costruire per permettere agli invadenti nani di cominciare le trattative che porteranno il nostro scassinatore di fiducia fino al cospetto del potente Smaug. Sì, perché le vicende raccontate nel titolo prodotto da Warner Bros. seguiranno fedelmente quelle che abbiamo apprezzato al cinema nei primi due film della seconda trilogia di Peter Jackson.

One way ticket to Erebor
Tecnicamente, e non ce ne stupiamo, Lego Lo Hobbit è veramente piacevole da guardare. Gli artisti di Traveller’s Tales hanno ormai acquisito una grandissima capacità nel riprodurre fedelmente le opere che vanno a tradurre in mattoncini e, forti della passata esperienza su Il Signore degli Anelli, ci regalano un mondo bellissimo e traboccante citazioni. Le scene d’intermezzo sono pervase dall’umorismo tipico della serie, necessario agli sviluppatori sia per caratterizzare le proprie creazioni, che per mantenere il titolo appetibile anche per il pubblico più giovane stemperando quei momenti che potrebbero spaventare un bimbo con gag capaci di strappare più di un sorriso. In particolare abbiamo potuto ficcanasare in quel “buco nel terreno” reso celebre dall’incipit del racconto, e di avventurarci per la pericolosa città sotterranea dei goblin per apprezzarne la caratterizzazione. Abbiamo anche combattuto col re di dette creature, ma purtroppo non ci siamo inoltrati nelle profondità della catena montuosa fino al laghetto sotterraneo che fa da teatro ad uno dei momenti più intensi della storia, ma non dubitiamo che sia stato realizzato con la solita cura. Colonna sonora e doppiaggio con le voci degli attori del film chiudono un quadro tecnicamente soddisfacente, che vedrà la luce su praticamente ogni console disponibile sul mercato, anche qui come da tradizione per la serie. Da ultimo segnaliamo il fatto che, comprando il Bluray del secondo capitolo della trilogia, potremo sbloccare un livello extra nel gioco, ma per il momento non sappiamo ancora di cosa si tratti.

Commento finale
Lego Lo Hobbit sembra essere esattamente come ce lo aspettavamo: fedele al film, divertente grazie all’umorismo tipico per la saga, ma con un gameplay fin troppo uguale a quello dei predecessori. I Traveller’s Tales aggiungono qua e là qualche novità, come il sistema di crafting od un minigioco musicale che abbiamo visto a casa di Bilbo, ma poi la struttura ludica è fondamentalmente identica a quella che abbiamo imparato a conoscere negli anni passati. E’ vero che il target deve essere più ampio possibile, ma l’impressione è che qualche livello di profondità in più non potrebbe che svecchiare una saga, nonostante questo immobilismo, generalmente molto apprezzata.

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