Samsung dovrà risarcire al colosso Apple la somma di 539 milioni di dollari poiché i propri telefoni Android venduti nel 2010 e nel 2011 hanno violato cinque diversi brevetti che fanno capo allo smartphone di punta Apple, l’iPhone.

La causa legale, iniziata nel 2011, è arrivata dopo 7 anni alla sua conclusione definitiva entro le porte della Corte Distrettuale di San José. La sentenza definitiva prevede il risarcimento di Samsung nei confronti di Apple di 539 milioni di dollari, suddivisi in 533,316,606 dollari per aver violato tre brevetti di design, a cui vanno aggiunti i rimanenti 5,325,050 dollari per aver violato altri due brevetti generici.

Apple v. Samsung: una controversia durata 7 anni

Samsung era già stata dichiarata colpevole di aver violato questi brevetti in una sentenza dell’agosto 2012, in cui una giuria di nove persone ha dato ragione ad Apple, costringendo l’azienda sudcoreana a risarcire 1.05 miliardi di dollari, meno della metà dei 2,75 miliardi di dollari invece richiesti dalla Mela. Inizialmente la contro richiesta di Samsung di pagare solamente 421 milioni di indennizzo è stata ignorata, e la linea scelta è stata di un risarcimento che andasse di pari passo con i guadagni del prodotto completo, anziché solo dell’elemento che ha violato i brevetti incriminati.

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Come accennato sopra, i brevetti violati sono cinque. I brevetti di design violati sono quelli che fanno riferimento alla facciata frontale del telefono che si presenta nero, rettangolare e dagli angoli smussati; la seconda fa riferimento ad un similare rettangolo dagli angoli smussati, incluso il bordino che lo circonda; e l’ultima fa riferimento alla griglia di iconcine colorate. Gli altri due brevetti generici violati sono l’effetto “rubber band” degli iPhone quando gli utenti scorrono lo schermo fino in fondo, e la seconda è il “touch to zoom“, ovvero la possibilità per gli utenti di ingrandire e centrare una porzione di una pagina web, di una foto o di un documento.

I telefoni ad aver violato questi brevetti sono 16 e sono il Captivate, Continuum, Droid Charge, Epic 4G, Fascinate, Galaxy S 4G, Galaxy S II AT&T, Galaxy S II T-Mobile, Galaxy S II Epic 4G, Galaxy S II Skyrocket, Galaxy S Showcase, Gem, Indulge, Infuse 4G, Mesmerize and e il modello Vibrant.

La seconda parte della controversa: entra in gioco la corte suprema

Nel dicembre 2015 Samsung ha deciso di appellarsi alla Corte Suprema perché riesaminasse le decisioni prese dalle corte inferiori. Il motivo dell’appello fu la determinazione del risarcimento non sul profitto totale del prodotto ma solo sulla parte incriminata. La corte ha dunque accolto il ricorso e la prima sentenza si è svolta nell’ottobre del 2016. Interessante notare come la Corte Suprema non accettasse nessuna controversia riguardante i brevetti di design dall’800, a conferma dell’importanza del caso in esame. La Corte Suprema, quindi, si trovò in accordo con Samsung e determinò come il risarcimento debba essere calcolato in modo diverso che in passato.

Per la prima volta, dunque, nella legislazione americana viene cambiato il metodo di calcolo di un risarcimento in caso di violazione di specifici brevetti. La Corte, quindi, anziché prendere essa stessa una decisione, ha rimandato il caso alle corti inferiori, affinché una corretta valutazione del danno subito da Apple potesse essere calcolata.

La corte fissa un nuovo risarcimento

Dopo un avanti e indietro durato quasi due anni, oggi la Corte Distrettuale di San José ha determinato la somma di 539 milioni di dollari come corrispettivo che Samsung dovrà versare a Apple.

Samsung si è trovata contraria alla decisione, e attraverso delle parole del proprio avvucato John Quinn, ha affermato:

Ovviamente abbiamo alcune questione che saranno affrontate in mozioni successive al processo. Non pensiamo che vi siano sufficienti prove.

Samsung, ha continuato, in via ufficiale in un comunicato:

La decisione di oggi ignora completamente la decisione unanime della Corte Suprema in favore di Samsung per quanto riguarda la violazione dei brevetti di design. Considereremo tutte le opzioni possibili perché la vicenda si risolva in un modo che non danneggi la creatività e la giusta competizione per tutte le compagnie e i consumatori.

Apple non si è espressa chiaramente sull’ammontare del risarcimento, ma ha semplicemente ribadito l’importanza del design per l’azienda:

Noi crediamo profondamente nel valore del design, e i nostri team lavorano senza sosta per creare prodotti innovativi che piacciano ai nostri consumatori. Questo caso ha sempre riguardato qualcosa di più grande dei soldi. Apple ha dato il via alla rivoluzione degli smartphone con l’iPhone ed è un dato di fatto che Samsung abbia copiato il nostro design. È importante che noi continuiamo a proteggere il duro lavoro e l’innoazione di così tante persone in Apple.

Samsung e Apple: una lotta senza fine

Benché questo si sia trattato del caso più grosso ed importante, non è stata l’unica controversia tra i due colossi. Oltre al caso qui trattato iniziato nel 2012, Samsung e Apple si sono scontrati ancora tra i banchi del tribunale nell’aprile del 2014, in una controversia che ha riguardato il Galaxy S3 e l’iPhone 4S. Il caso si è concluso con un doppio risarcimento, dove Samsung è stata costretta dalla giuria a risarcire Apple 119,6 milioni di dollari per aver infranto moltipli brevetti, mentre Apple è stata costretta a risarcire Samsung 158,400 milioni di dollari per aver infranto un brevetto dell’azienda sudcoreana. Questo caso non è ancora concluso e potremmo avere nuove informazioni molto presto, considerando la recente conclusione del caso maggiore che potrebbe influenzare anche questo caso minore.

Oltre a questo, le due aziende si sono scontrati in tribunali internazionali ma hanno deciso, nell’agosto del 2014, di appianare tutte le controversie avvenute fuori dal suolo statunitense.

Saremo sicuramente in prima linea a seguire questa controversia. Di fatto per i consumatori non dovrebbe esserci nessun cambiamento, risulta tuttavia quanto mai attuale la riflessione sul grado di legittimità di ispirarsi a idee e prodotti di competitor. Se, infatti, da un lato ciò può portare enormi benefici ai consumatori, trovandosi di fronte ad aziende pronte a introdurre elementi positivi dei prodotti avversari, dall’altro non proteggere i propri brevetti potrebbe portare ad una uniformazione eccessiva di essi, portando risultati negativi per la competizione e, quindi, per il consumatore finale stesso.

 

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