Operazione nostalgia: i 5 migliori JRPG di PS1 da recuperare durante l’estate

Eccoci qui, siamo arrivati ad Agosto.
A me l’estate ha sempre messo addosso un assurdo senso di nostalgia; nei momenti vuoti ripenso sempre alla mia infanzia e alle ore passate a giocare sia con gli amici che, soprattutto, ai videogiochi. Gli anni più belli della mia infanzia sono combaciati con un periodo ben preciso dell’industria videoludica: avere una PS1 era uno status symbol, era quasi d’obbligo averla a casa e inoltre, complice lo straordinario successo dei Pokémon, molti di noi potevano portare, anche in vacanza, un Game Boy Color.

In virtù di queste premesse, quando mi sento nostalgica riguardo alla mia infanzia penso anche, e soprattutto, ai videogames usciti sul finire degli anni ’90. Ho cercato di recuperare tutti quei titoli che, all’epoca, non potevo conoscere a causa di una bassa disponibilità sul mercato o una mancata localizzazione in italiano. Nel corso degli anni ho quindi recuperato quasi tutti i titoli di spicco di uno dei miei generi preferiti, i JRPG, e ho stilato una lista riguardo quelli che sono, per me, i migliori titoli usciti su PS1 da recuperare durante l’estate.

Grandia

Grandia è una pietra miliare approdata su PS1 dopo due anni di esclusività temporale su Sega Saturn, lodato dalla critica per le sue grandi innovazioni in termini di gameplay ma, come molti titoli dell’epoca, infossato dai grandi nomi come Final Fantasy e Dragon Quest. Seguiremo le storie del giovane avventuriero Justin e la sua ricerca di nuove terre inesplorate, la storia si sviluppa in una world map varia e ricca di luoghi diversi tra loro.

Una grafica coloratissima che presenta personaggi in 2D muoversi in ambienti 3D, richiama le fantastiche ambientazioni di altri JRPG della software house Game Arts, come l’indimenticabile Lunar: Silver Star Story. Il battle system combina un sistema di combo tra personaggi, attacchi critici e magie, perfettamente bilanciati tra loro, i personaggi inoltre nel corso della battaglia possono avvicinarsi ai nemici nel caso di attacchi ravvicinati o rimanere sul proprio posto se impugnano armi a distanza come l’arco. Fu uno dei primi titoli ad avere il doppiaggio durante le cutscene più importanti.

Suikoden II

Suikoden II è il primo gioco di ruolo pubblicato da Konami e, recentemente, il vecchio team di sviluppo della serie si è riunito per far nascere il suo sequel spirituale. La storia della saga di Suikoden prende riferimento da uno dei libri più importanti della letteratura cinese, “Storia in riva all’acqua”, tradotto nella trasposizione italiana con il titolo I Briganti; la storia gira attorno ad elementi di fantapolitica e sui un gruppo di 108 briganti.

Il numero 108 diventa ricorrente nella genesi e nello sviluppo della saga di Suikoden in cui il fulcro principale di tutti i capitoli è reclutare, o per lo meno cercare di farlo, 108 combattenti e unirli alla nostra causa. Il protagonista principale di questo secondo capitolo è Riou, a capo dell’esercito di ribelli (da noi creato grazie al reclutamento delle 108 Stelle del Destino) che, a causa della guerra incombente che minaccia la sua terra, si troverà a fronteggiare il suo migliore amico Jowy, tra le file dell’esercito nemico.

Un racconto epico intriso di fantapolitica e accuratezza storico-geografica per quanto riguarda la lore in cui si sviluppa il gioco che fa sfondo al dualismo tra i due protagonisti, messi l’uno di fronte all’altro per colpa della guerra, malgrado i loro sentimenti, la loro lealtà, gli amori e quant’altro. Suikoden II è un titolo che va assolutamente recuperato per i suoi contenuti e per il gameplay profondo, da un lato gestionale e dall’altro fedele ai JRPG dell’epoca, in grafica 2D e un battle system a turni composto da solido party di ben sei personaggi ognuno con le proprie peculiarità e abilità.

Vagrant Story

Vagrant Story ha da poco compiuto vent’anni e, per molti appassionati, nessun altro titolo ha raggiunto la perfezione di questo JRPG targato Squaresoft. Ambientato nel mondo di Ivalice, lo stesso che ritroveremo in Final Fantasy Tactis e Final Fantasy XII, Vagrant Story si rivela sin da subito come un progetto ambizioso in cui, il game designer Yasumi Matsuno, già direttore di FFT e Ogre Battle su SNES, decide di creare un videogioco totalmente in 3D. Questo ha portato alla nascita di un action rpg davvero particolare e all’avanguardia, un genere che è stato poi migliorato in seguito con l’avvento di PS2.

Le cutscene e le fasi di gameplay, implementate con lo stesso motore grafico, hanno garantito una continuità nei contenuti ed un taglio altamente cinematografico all’intera opera, cosa che si era apprezzata in quegli anni solo con Metal Gear Solid. I caratteristici balloon per i dialoghi creano questa dissonanza tra tagli cinematografici e rappresentazione fumettistica che alla fine, creano un connubio mai più ripetuto in ambito videoludico.

Seguiremo le vicende di Ashley Riot, un riskbreaker (una sorta di agente segreto) che dovrà scoprire le motivazioni, dietro l’attacco della tenuta del duca Bardoba, da parte di suo figlio Sidney Losstarot. Da lì partiranno poi vari intrecci, intrighi politici e magie dell’occulto che daranno un taglio molto maturo alla narrazione e all’opera nella sua interezza. Vagrant Story è un titolo che ha anticipato molte produzioni videoludiche dando ai JRPG un taglio più maturo, dark, medievale.

Parasite Eve

Dall’oscuro mondo medievaleggiante di Vagrant Story passiamo alla New York di fine anni Novanta. Parasite Eve è un’opera a tutto tondo che fonda le sue radici nella fantascienza, nelle biotecnologie e nel JRPG combinato con elementi presi in prestito da giochi come Resident Evil.

Il mondo di Paraside Eve è abitato da creature che governano l’energia dei mitocondri per dare vita a dei super-poteri, Aya Brea, protagonista della serie e giovane poliziotta newyorkese, vive in prima persona l’attacco di una di queste creature durante un concerto alla Carnagie Hall. La cantante che si stava esibendo, Melissa Pierce, non era altro che Eve una strana creatura e antagonista principale del gioco che, grazie alla manipolazione dei mitocondri nelle cellule degli umani, può dare fuoco ai suoi nemici grazie all’autocombustione. Decine di civili prendono fuoco istantaneamente sotto gli occhi inorriditi di Aya che, tuttavia, sembra essere immune allo sguardo di Eve.

La trama segue quindi le vicende di Aya contro questa creatura abominevole e altri nemici che incontrerà nella sua avventura sotto forma di incontri casuali: il battle system è uno dei più innovativi dell’epoca, in cui bisogna riempire una barra per portare avanti un’azione specifica (un elemento già in auge nei Final Fantasy), per svolgere questa azione, viene attivato un sistema di mira sul nemico da noi scelto: la peculiarità del battle system sta nel combinare vari tipi di proiettili, sempre diversi, su varie tipologie di nemici. Parasite Eve è uno dei pochi antesignani degli action rpg e precursore stesso del suddetto Vagrant Story.

Un titolo assolutamente da non lasciarsi scappare e che, malgrado le ottime vendite in Giappone e negli Stati Uniti, Squaresoft non ha mai pensato di pubblicare nel Vecchio Continente, cosa che è invece accaduta per il suo sequel, il ben più celebre Paraside Eve II che, a differenza del primo, presenta un battle system sostanzialmente diverso e sempre più vicino a Resident Evil e Silent Hill senza però dimenticare gli elementi RPG che caratterizzano la fantascientifica opera di Squaresoft.

Xenogears

Xenogears è un titolo che non va giocato in estate, ma in tutti i momenti dell’anno. Ogni periodo è perfetto per buttarsi a capofitto in uno dei JRPG più belli dell’universo videoludico. Xenogears è uno dei tanti titoli Squaresoft mai approdati in Europa e, prima dell’avvento di internet, spesso rimasto nell’ombra e ad esclusivo appannaggio dei videogiocatori oltreoceano.

Xenogears è quello che banalmente si può considerare come un Final Fantasy con i mecha, un richiamo videoludico che, come trama e riferimenti, che fa l’occhiolino a Neon Genesis Evangelion; ma la complessità di Xenogears non può ridursi a tali confronti, l’opera omnia di Tetsuya Takahashi, adesso in forze in Monolith Soft e autore di quel gioiello che prende il nome di Xenoblade Chronicles, è unica nel suo genere. Malgrado sia difficile definirlo in poche righe, Xenogears raccoglie un gameplay strutturato e divertente, davvero immediato, che si svolge sia sui mecha che a piedi. Il protagonista Fei Fong Wong è un talentuoso pittore ed esperto di arti marziali, affetto qualche anno prima da una forte amnesia che non gli permette di ricordare le sue origini: il giovane vive nel modesto villaggio Lahan, posto in un lembo di terra neutra, nel continente di Ignis, tra due stati in guerra da anni, Aveh e Kislev. Durante uno scontro tra le due fazioni proprio alle porte della tranquilla cittadina, Fei in stato confusionale, prende possesso di un gear, un mecha lasciato lì senza pilota e, senza rendersi conto delle sue azioni, entra nel suo abitacolo e distrugge tutto quello che gli si para davanti, innocenti compresi.

Sconvolto, Fei viene cacciato dal villaggio e, vagando nel buio di una foresta vicina, scopre una soldatessa di Solaris, città-stato indipendente, con cui fa amicizia. Fei è tormentato nel corso della sua storia da flashback e visioni di un passato lontano ma non preoccupatevi, man mano che si andrà avanti con la trama ogni tassello prenderà il suo posto. Xenogears è ricco di riferimenti alla teologia, alla Cabala, ai film di fantascienza come Solaris e Soylent Green, alle teorie pulsionali di Sigmund Freud, agli archetipi di Jung, ai salti nel tempo, alla reincarnazione oltre ad essere una dichiarazione d’amore riguardo anime dedicati ai mecha, come Gundam. La grafica di Xenogears riprende quella già vista in Grandia, con personaggi in sprite 2D che si muovono in ambienti 3D, una visuale dinamica e dei combattimenti ATB. La storia particolare e ricca di contenuti viene dimezzata nel corso del secondo disco, per via dei tagli operati da Squaresoft al progetto ed eventuali scadenze, diventando quasi una visual novel, con ricche porzioni di testo e solo un dungeon, quello finale, totalmente esplorabile.

Nonostante questo, Xenogears è un gioco di ruolo unico nel suo genere, dai contenuti maturi e sofisticati; le diverse influenze di generi e teorie sono implementate in maniera armoniosa e gratificante nella trama, senza mai far storcere il naso al videogiocatore che segue con attenzione le vicende raccontate con estrema minuziosità. La caratterizzazione dei personaggi, sia principali che secondari, è all’avanguardia, muovendosi secondo le proprie motivazioni e principi, regalando così una visione a 360 gradi di tutta la vicenda. Xenogears è uno dei migliori videogiochi dell’era PS1, change my mind.


Ecco la mia personale TOP 5 di JRPG da recuperare in estate, spolverando la vostra vecchia Playstation oppure tramite emulatore o grazie alla varie remastered edition in alta definizione (Grandia HD Collection è disponibile ora su Steam e Nintendo Switch). Ben consapevole di aver tralasciato altri titoli validi, prendete questi come spunto per una rinnovata scoperta del genere, in attesa dell’inizio della nuova generazione di console.

Articolo a cura di Pia Colucci

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