Reality Fighters – Recensione


Oltre a BlazBlue e Ultimate Marvel vs. Capcom 3, PlayStation VITA offre ai giocatori un terzo piacchiaduro disponibile al lancio, si tratta di Reality Fighter, un picchiaduro 2D che richiama Street Fighter ma basa tutto il suo essere su una feature di PS VITA, la Realtà Aumentata. Basterà per sfidare e uscire vittorioso sui nipponici? Scopritelo in questa nostra recensione.

NONONONONO, DANIEL SAN!!!

OK, siamo onesti… no, la Realtà Aumentata in Reality Fighters non basta, a dirla tutta non è neanche utilizzata al meglio e secondariamente, RA a parte, il gioco non offre né un gameplay né un comparto tecnico degno di nota. Ma andiamo con ordine e partiamo dalla storia. Alla base di tutto ci sta una trama piatta in cui dovremo affrontare 14 differenti combattimenti per diventare il campione di un non meglio identificato luogo e con sorpresa, il personaggio che ci guiderà in questa avventura sarà Pat Morita nei panni di Mr. Miyagi, il maestro di arti marziali della famosa saga televisiva Karate Kid. Prima di poter avviare tuttavia una qualsiasi modalità di gioco, dovremo costruire il nostro alter ego scattandoci una foto per il viso e selezionando attraverso un editor abiti e stile di lotta – sia i primi che i secondi all’inizio del gioco sono davvero pochi, ma con il completamento della trama, sbloccheremo sempre più personalizzazioni e stili di combattimento.

Dal punto di vista del gameplay, il sistema di combattimento, come accennato, si basa pesantemente sullo stile di Street Fighter. Si parte con attacchi semplici legati alle mani e ai piedi, per passare poi a mosse speciali attivabili attraverso delle combo e altre denominate super che possono essere scatenate sul campo solo dopo aver riempito una barra di caricamento che si riempie portando a segno i colpi di base. Gli stili di combattimento spaziano in generi diversi, si va dalla capoeira alla boxe, per passare al karate, ju-jitsu e tanto altro. Qualunque sia lo stile scelto però, le combinazioni di colpi sono sempre poche e in molti casi simili tra loro tanto da non far risaltare nessun stile rispetto ad un altro. Ma torniamo indietro, scelto il personaggio e avviata la trama, modalità principe del gioco, ci ritroveremo a dover scalare praticamente una classifica di lottatori affrontando quattordici differenti match in cui dovremo battere altrettanti lottatori, con i primi che risultano essere dei veri e propri punchball, mentre gli ultimi risultano essere belve automatizzate assetate di sangue tanto virtuale quanto umano. In altre parole, i primi match sono estremamente semplici, gli ultimi quanto di più complesso si possa pensare di affrontare su PS VITA. Ovviamente oltre alla modalità storia il cui vero pregio sono le apparizioni di Miyagi con le sue battute in merito al nostro apprendimento e scontri, ci sono anche lo scontro rapido e la modalità allenamento dove potremo meglio comprendere e sviluppare il nostro stile di combattimento. Si aggiungono poi la sfida contro il tempo e la modalità survival, entrambe sfide contro nemici in comparsa continua con un solo obiettivo differente, nel primo caso dovremo completare le ondate entro il tempo limite, nel secondo sopravvivere a quante più ondate possibile. Presene infine anche un comparto multiplayer per sfide uno contro uno, ma il netcode non è tra i migliori e il lag tende sempre ad avere la meglio portando così il match a trasformarsi in un caotico tentativo di battere l’avversario senza mai riuscire a beccarlo veramente.

Ma passiamo a ciò che doveva essere il punto forte di questo titolo e che invece si è rivelato essere il vero tallone d’achille, ossia l’uso della Realtà Aumentata. Tolto il fatto di scattarsi una foto per la faccia del proprio alter ego, la RA in Reality Fighters utilizza la telecamera posteriore di VITA per trasformare ciò che abbiamo di fronte in un’arena per i combattenti. Il problema in ciò risiede nel fatto che l’arena non è uno scatto fisso, ma una ripresa continua dell’ambientazione e questa, data la natura portatile della console, porta la nostra ambientazione a mutare continuamente, secondo dopo secondo risultando così non solo fastidioso, ma anche nauseante in alcuni casi. Ancor peggio poi la resa effettiva di una cosa del genere, con un’ambientazione in continuo movimento e non una “foto elaborata”, vedremo i personaggi combattere a volte in spazi vuoti, saltare dove non è presente una base su cui saltare ed eseguire mosse che tecnicamente non sarebbero fattibili per limiti dell’ambientazione come scatole che bloccano la strada o piattaforme poco sopra la testa dei combattenti.

Dunque in realtà, questa Realtà Aumentata, non ha proprio nulla di reale e risulta essere in breve uno dei più grossi difetti di questo titolo, sicuramente non il suo maggiore o miglior pregio.

MAH… CIOE’… BAH… BOH!!

Altro grave difetto del gioco è il comparto tenico che a dirla tutta non sfrutta in nessun modo l’alto potenziale di PlayStation VITA, anche su PSP si sono visti giochi, di eguale formula e tipologia in grado di offrire un livello di dettagli decisamente superiore. E’ evidente che la maggior parte degli sforzi di Novarama sono stati puntati alla personalizzazione del nostro personaggio, ma anche qui i combattenti risultano poveri di dettagli e non bastano decine di abiti, potenziamenti e stili di combattimento per migliorare qualcosa che è solo appena sufficiente. Legnosi i movimenti e pessima l’IA che come abbiamo già accennato tende ad essere estremamente debole inizialmente, per poi schizzare pesantemente verso l’alto quando si affrontano i boss più abili e potenti. Discrete le ambientazioni di base, ma anch’esse povere comunque di dettagli.

Buono il comparto audio che a dirla tutta vive sul pregio di Mr. Miyagi. Per il resto poche sono le tracce audio che tendono a ripetersi andando poi con il tempo ad annoiare. Discreti gli effetti sonori.

CONCLUSIONE

Il maggior pregio di Reality Fighters è a dirla tutta il suo prezzo, il più basso della fascia prezzi dei titoli PS Vita ed è questo ciò che non porta il voto dell’opera di Novarama ben al di sotto della sufficienza. Dal punto di vista tecnico il gioco fa acqua da tutte le parti e la sua più importante feature, la RA è divertente la prima volta, ma alla lunga risulta essere il sistema perfetto per riproporre il pranzo pur senza volerlo. Se si gioca con la console ben ferma su di un piedistallo che la blocca, l’esperienza potrebbe essere migliore, ma la natura di una console portatile è data proprio dal concetto di essere mobile e sembra proprio che i Noverama se ne siano dimenticati.

VOTO: 5 SU 10


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Articolo a cura di Redazione Player.it

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