Donkey Kong Country Returns: Recensione


Recensione di Paolo Arturo Tinti

Era dalla fine degli anni ’90 che l’unico modo per vedere Donkey Kong protagonista di un gioco era quello di comprare un paio di kongas e dimenarsi con ritmi tribali davanti lo schermo.

Finalmente Nintendo decide di recuperare lo scimmione che diede nome al suo primo successo videoludico, rilanciandolo con un platform che riprende il gameplay dei vecchi capolavori per SNES.

I fan potranno nuovamente mettere le mani su un gioco di Donkey Kong degno di questo nome, dopo averlo bramato durante i mesi successivi all’annuncio.

Il ritorno di Donkey

L’avventura viene introdotta da un coloratissimo filmato che mostra il vulcano dell’isola dei Kong esplodere.

Questa volta non è l’arcinemico King K. Rool a minare la pace dell’isola, bensì un totem malvagio fuoriuscito dal vulcano, che manda i suoi scagnozzi a ipnotizzare tutti gli animali dell’isola, obbligandoli a rubare banane per portarle al suo cospetto.

Sarà compito Donkey e Diddy scoprire il perché della ruberia e sconfiggere il bieco totem.

I protagonisti viaggeranno attraverso otto zone dell’isola, ognuna delle quali con un totem boss da sconfiggere, fino ad arrivare in cima al vulcano pronti per la battaglia finale.

Durante la scalata verso la vetta i nostri due amici quadrimani esploreranno aree diverse: partendo dai pianeggianti livelli nella giungla, passando poi per spiagge, rovine, caverne, foreste, scogliere, e addirittura per una fabbrica. Insomma, anche questa volta Nintendo non ha dato un limite alla creatività e ha voluto inserire in questa avventura ambientazioni vecchie e nuove.

Durante il viaggio DK incontrerà pochi dei suoi vecchi amici: gli unici esponenti della famiglia Kong saranno Diddy e il vecchio Cranky.

Come da copione Rambi il Rinoceronte sarà pronto a dare una mano ai due protagonisti, ma sarà assente il pescespada Enguarde e con lui tutte le sessioni di gioco acquatiche.

Un ritorno ai classici

Si può dire che Donkey Kong Country Returns sia un gioco puramente platform: la sfida offerta dai livelli è rappresentata dal dover calcolare con precisione con quale tempismo effettuare i salti tra una piattaforma e un’altra.

Come caratterizzazione tipica dei titoli Nintendo, anche questo gioco vanta di una “curva d’apprendimento” curatissima: si comincia con i soliti livelli pianeggianti e facili, e si finisce con fiumi di lava, salti mortali e checkpoint rarissimi. Più si va avanti e più DKC Returns diventa difficile.

I livelli finali sono estremamente impegnativi, e saremo costretti a ripeterli più e più volte. Chi non è abituato ai platform potrà trovare gravi difficoltà nel completare il gioco con il massimo dei punti.

Probabilmente è questo il motivo per cui il team di Retro Studios ha deciso di venire incontro all’utente inesperto mostrandosi molto generoso con le vite (i classici palloncini rossi) e facendo venire in aiuto una modalità “Super Guida”, in caso il giocatore non riuscisse a finire il livello entro una decina di tentativi.

La Super Guida non è altro che un Donkey Kong di platino che giocherà il livello autonomamente, evitando però di prendere punti.

La giocabilità è ottima: il gameplay scorre fluido e i tasti sono comodi e intuitivi. Se si decide di affrontare l’avventura in multiplayer (un giocatore usa Diddy e l’altro Donkey), l’esperienza diventa sicuramente più divertente, anche se ulteriormente difficile.

La mappa di selezione dei livelli è quella dei classici DK Country: una overview dell’isola permetterà di scegliere la zona nella quale poi selezionare i quadri che si vogliono affrontare. Ogni area ospita una decina di livelli alcuni dei quali facoltativi, raggiungibili solo se si totalizza il punteggio massimo nel livello precedente. Tra una partita e un altra si potrà far visita al vecchio Cranky Kong, il quale scambierà le monete trovate nel corso del gioco con palloncini-vita e altri oggetti utili.

Chi fosse abbastanza intrepido da provare a finire il gioco al 100%, dovrà affrontare gli stessi quadri più e più volte e dovrà riuscire a prendere in ognuno di questi dei pezzi di puzzle nascosti e le 4 lettere  K-O-N-G.

Il giocatore più esperto potrà anche provare a battere dei tempi record ripercorrendo ogni livello di corsa, senza sprecare neanche un decimo di secondo.

Ogni area dell’isola si conclude con una boss battle, nelle quali si dovranno fronteggiare dei boss tanto feroci nella lotta quanto buffi nell’aspetto.  Per sconfiggere questi mostri sarà necessario studiare con attenzione ogni loro mossa, al fine di trovare un pattern da memorizzare e poi “spezzarlo” a suon di botte.

Una degna erede di Rare

Lo stile grafico è ripreso dai suoi predecessori per Super Nintendo: grafica coloratissima, panorami mozzafiato, forme “morbide” e design cartoonesco.
Alcuni livelli offrono delle sessioni nelle quali due o più terreni di gioco “si sovrappongono” creando delle piattaforme poggiate su diversi layer, i quali regalano al giocatore una piacevole sensazione di profondità.

Sia i nemici comuni, vecchi e nuovi, che i boss sono caratterizzati da un design colorato e buffo. Le brevi cinematiche tra una zona e un’altra concedono dei momenti di relax, intrattenendo il giocatore con delle simpatiche scene comiche, di cui i due Kong si rendono protagonisti.

La colonna sonora è spettacolare: sicuramente uno degli aspetti che maggiormente contribuiscono a rendere l’intero gioco una chicca del suo genere.
Musiche vecchie e nuove accompagneranno il giocatore durante la sua avventura.

Ogni pezzo suona una melodia che lega alla perfezione con il livello che si sta affrontando, ed un catchy beat tribale non faticherà ad entrare nelle nostre teste e a rimanerci per ore.

Retro Studios ha pensato bene, inoltre, di fare in modo che la musica cambi dinamicamente a seconda di cosa si stia facendo e di chi si stia affrontando, plasmando così dei quadri che ospitano atmosfere a volte più frenetiche, a volte più tranquille.

Non può che saltare all’occhio la minuziosa cura con la quale Nintendo ha rifinito nel dettaglio questo gioco. Dal primo all’ultimo livello non sarà possibile vedere un solo sfondo vuoto, una sola sessione ripetuta o un solo combattimento monotono.

Una vera delizia una sessione ad ambientazione urbana, accompagnata da un sofisticato remix swing del tema principale di DK , nella quale appare tutto in bianco e nero fatta eccezione per il cravattino e il cappello delle due scimmie protagoniste.

Conclusione

Ancora una volta Retro Studios si dimostra capace di sfornare capolavori basati su franchise Nintendo: è impossibile pensare ad un loro gioco che non sia un master piece, e Donkey Kong Country Returns non fa eccezione.

I possessori del Wii saranno orgogliosi di avere modo di mettere le mani su un titolo di sì preziosa fattura.  Un gioco colorato e divertente ma al contempo difficile e impegnativo, godibile tanto dai nuovi giocatori, quanto dai fan di vecchia data.

Saranno proprio questi ultimi quelli che finalmente, dopo quasi 15 anni, potranno divertirsi di nuovo con lo scimmione che ha scritto un pezzo di storia dei videogiochi.

Voto: 9 su 10

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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